Amiche ed Amici carissimi, nell’identificare e denominare i vari comportamenti, riconducibili a relazioni inappaganti, oltre al Banksying–tema che ho recentemente trattato (vedi link):
oggi affronto il Breadcrumbing – briciole di pane -, ovvero la tecnica manipolatoria che metaforizza la deprivante nutrizione relazionale, agìta tramite la somministrazione di “briciole d’amore” da parte del partner, o meglio del presuntivo partner all’inconsapevole preda, prevalentemente approcciata con il classico corteggiamento in chat.
Detta tattica è opportunisticamente finalizzata al mantenere in essere lo pseudo rapporto con un investimento sentimentale nullo, che però, magari, “potrebbe venire buono” in caso di “carestia”. Pertanto, è proprio l’inconsistenza del rapporto stesso, basato su qualche messaggio e/o rara telefonata, vane promesse e talvolta richieste d’intimità, che consente al soggetto somministrante di mantenere aperta l’opzione della “piccante” occasionalità.
Partendo dal presupposto che ogni relazione sentimentale è strettamente correlata alle caratteristiche individuali di entrambi i partner e si regge su equilibri in sintonia con le stesse, è comunque inevitabile che desti perplessità la manifesta scarsità di contatto fisico ed emotivo, segnale che deve essere considerato il campanello d’allarme di una condizione d’infelicità alla quale sottrarsi prima di constatarne le conseguenze. Accettare giustificazioni, rinvii, ecc. favorisce il perfido gioco: nei momenti di esternazione del malcontento da parte della vittima, ecco che il “pianificatore” le offrirà un paio di briciole in più, ovvero elargirà occasionalmente un contentino, aumentando la dose del “veleno” – alias briciole -, consapevole di utilizzare tale strategia per affamarla ancora di più e, dunque, sicuro di procedere indisturbato nel suo intento, reiterando il biasimevole comportamento.
Lapalissiano quanto questa contraffazione romantica sia riprovevole poiché scientemente basata sull’approfittarsi della fiducia iniziale – oltrechè possibile fragilità del/la partner subente – che, molto spesso invaghita/o e forse un poco ingenua/o, permane nella squilibrata condizione nutrendosi dell’illusione che le briciole divengano un’intera pagnotta.
Tuttavia, la vittima, che si presume capace d’intendere e volere, non è avulsa dalla sua parte di responsabilità.
Pur deplorando la citata manipolazione, a livello di opinione personale, non posso esimermi dal considerare che vivere il raggiro sentimentale, per quanto doloroso e, nel caso specifico subdolo e destabilizzante, non inibisce la consapevolezza. Dunque, perché alcune persone permangono in condizioni di umiliante scarsità?
Riconducendomi all’intervista rilasciatami dalla Psicoterapeuta Dott.ssa Viviana Morelli per TAGMED (vedi link)
credo sia ipotizzabile il distinguo tra soggetti sofferenti di dipendenza affettiva e coloro cui attribuire l’infelice permanenza alla loro, propria, testardaggine insita nella speranza.
Ricordiamoci che siamo trattati per come permettiamo che ci trattino, che il vittimismo e l’addossare la colpa all’altro/a non procura consolazione, bensì annichilimento e, soprattutto proteggere se stessi è nostra responsabilità.
Daniela Cavallini

