Torretta è un borgo che custodisce il tempo. Un paese antico, alle porte di Palermo, fatto di vicoli stretti, case in pietra e lunghe scalinate che raccontano una Sicilia contadina, paziente, legata ai gesti e alle relazioni. Qui la storia non è mai rimasta chiusa nei libri: vive ancora nei luoghi e nelle persone.
È in questo contesto che, da molti anni, prende forma il Presepe Vivente di Torretta, una tradizione che il paese rinnova ogni Natale e che nel tempo è diventata parte della sua identità. Non un evento qualunque, ma un ritorno alle origini, un modo per ritrovarsi e raccontarsi.
Anche quest’anno la Magia del Natale è tornata ad abitare il borgo con la rappresentazione del Presepe Vivente e degli antichi mestieri siciliani, nei giorni del 26 e 28 dicembre 2025 e del 6 gennaio 2026, dalle 16 alle 20. Il presepe, curato dall’Associazione culturale “N’Capu u Cummuni”, è ambientato nella Sicilia di fine Ottocento, quella del Gattopardo, e si sviluppa tra le antiche case di Torretta, partendo da via Montello e dalla sua lunga e suggestiva scalinata.
Ho percorso quella scalinata lentamente, passo dopo passo. Intorno, il buio del tardo pomeriggio era rotto da luci calde che illuminavano l’interno delle vecchie casupole. L’aria era piena di profumi: pane fritto, faccia di vecchia, vastedde, olio, caciocavallo, dolci natalizi torrettesi. Sapori semplici, autentici, offerti con naturalezza, come si faceva un tempo. Lungo il percorso, le scene di vita quotidiana prendevano forma davanti agli occhi. Gli antichi mestieri rivivevano nei gesti dei figuranti, nei loro abiti, nei silenzi e nelle parole misurate. Ogni scena accompagnava il visitatore verso la capanna della Natività, meta finale di un cammino che è insieme fisico e simbolico.
Tra i protagonisti del presepe ho incontrato la signora Calò Annamaria, ottant’anni, una delle anime di questa rappresentazione. La signora Calò mi fa tenerezza all’interno della casa illuminata e decisa nella sua fierezza del presepe. Il suo legame con questa tradizione è profondo e sincero. “Io ho sempre preferito questo presepe all’albero, perché qui riattiviamo le cose antichissime che c’erano prima. Lo faccio ogni anno e sono contenta di parteciparvi. Spero ancora di poter continuare a lungo”, racconta con orgoglio. Parole semplici, che racchiudono il senso di un lavoro portato avanti da molti anni e condiviso da un intero paese.
Il Presepe Vivente di Torretta è unico perché nasce dal borgo e per il borgo. È fatto di memoria, di luci discrete, di odori familiari, di passi che risuonano sulle scale di pietra. Non si visita soltanto: si attraversa, si respira, si ascolta.
E poi si arriva alla capanna. La luce si fa più tenue, il rumore dei passi si spegne. Gesù Bambino è lì, al centro, e sopra di lui un angelo veglia in silenzio, come a proteggere quel momento fragile e eterno. Intorno, i volti dei visitatori si fermano, quasi trattenendo il respiro. Per un istante il tempo sembra cedere il passo alla meraviglia. Torretta, in quel silenzio raccolto, diventa davvero Natale. E lo resta anche dopo, quando si torna indietro, con negli occhi quella luce che non si dimentica.




