Quando il suicidio rappresenta la risposta a un tradimento?

da | 28 Marzo 2026 | Attualità, Esperienze, Libri

L’amore trova la sua ragione nel desiderio verso qualcuno, la cui mancanza, il più delle volte, genera malessere, tristezza e disagio, potendosi trasformare nel desiderio di possesso o di proprietà dell’altro a tal punto che la sua perdita o la semplice paura di perderla, può condurre a situazioni pericolose.

Più grande è l’amore che proviamo per qualcuno e maggiore è il tradimento, perché la fiducia che poniamo nei confronti della persona amata, può diventare inganno.

Per James Hillman, saggista, psicologo e analista statunitense, il tradimento rappresenta un mezzo per la crescita e per la formazione dell’autonomia individuale. Diversamente, per altri autori, il tradimento essendo stato posto come “un inganno”, non può avere nessuna valenza positiva sul processo della crescita, anzi potrebbe essere il movente per condurre la persona tradita ad un circolo vizioso che porterebbe egli stesso, in molti casi, a tradire.

“Tradire” equivale a un distacco, ad una rottura di un’intesa reciproca che si era costruita con il tempo all’interno del “Noi”. Spesso può anche accadere che una delusione d’amore che si ha nello scoprire di essere stati traditi, possa portare la persona tradita addirittura a pensare al suicidio. In questo modo, infatti, reagisce chi ha un carattere debole e pensa di non essere amato da nessuno e quindi ricorre all’idea del suicidio, pensando di porre fine, in questo modo, al dolore, alla sua sofferenza e depressione.

L’idea del suicidio, quindi, equivale a disperazione, desolazione e sensi di colpa. Il più delle volte esprime un’aggressione contro la persona amata con la quale l’individuo si è identificato e costituisce un “omicidio mancato”.

Per Melanie Klein, psicoanalista austriaca-britannica, chi si uccide, esprime contemporaneamente il desiderio di punire l’oggetto o il soggetto amato e perduto, sia sé stesso per avere in qualche modo “causato” tale perdita. Probabilmente il suicidio, al pari della collera o della paura, rappresenta una difesa da situazioni psicologiche penose; una sorta di sottovalutazione o, meglio, una svalutazione del proprio “Io”, sotto ogni aspetto morale, fisico e sociale.

Cesare Musatti, altro psicologo e psicoanalista, nonché fondatore della psicoanalisi italiana, considera l’aggressività verso sé stessi, l’elemento masochistico o costitutivo della melanconia, che dal terreno puramente psichico, si trasferisce in quello fisico, fino al suicidio. Egli ritiene che ci siano due elementi che indurrebbero al suicidio.

Il primo sarebbe caratterizzato dalla perdita dell’oggetto amato e dallo squilibrio che si viene a creare a causa dell’identificazione del soggetto con l’oggetto amato e l’eliminazione di esso con la soppressione di se stesso. Il secondo, invece, sarebbe rappresentato dall’incapacità da parte di un soggetto particolarmente debole, di affrontare la realtà esterna, con conseguente autoaggressione e autosoppressione in quanto forma di liberazione. Questo, purtroppo, può accadere quando l’autostima e l’integrità di sé di una persona, dipendono dall’attaccamento di un oggetto perduto e, in tal caso, il suicidio può apparire come l’unica via per stabilire la coesione di sé. Di conseguenza, il suicidio, al pari della fuga o della collera o ancora della paura, rappresenta una difesa da situazioni patologiche penose.

Molte persone, ad esempio, finiscono di cessare di avere cura per se stessi, ricorrendo all’alcool, al fumo eccessivo e ad altre sostanze nocive come la droga, senza alcun freno, in una totale distruzione che elimina qualsiasi capacità di reazione del proprio corpo. Si viene ad instaurare in questo modo, un vero e proprio “processo degenerativo” che porta il soggetto interessato ad un totale isolamento interiore, assoluto, con l’aumento di un solo ed unico desiderio, quello di porre fine a tutta questa sofferenza attraverso il proprio annientamento, la propria distruzione, giungendo così alla propria fine. In altri casi, per le persone vittime di tradimenti, il suicidio diventa l’unico modo per essere finalmente visti ed apprezzati da chi li ha traditi, diventando una sorta di “vendetta” all’indifferenza e alle cattiverie che ha subito dal proprio partner, credendo con la propria morte di poter riuscire a colpire la cattiveria di chi gli ha fatto del male, con la conseguenza che dovrà convivere per il resto della propria esistenza con sensi di colpa per averlo tradito.

Avv. Aurora d’Errico

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