La storia come storia della libertà

da|28 Agosto 2026|Attualità

Riflessioni dell’avv. Aurora d’Errico.

Il concetto che “la storia” sia concepito come “storia della libertà”, è un famoso detto di Hegel, divulgatosi in tutta Europa da Michelet, Cousin ed altri scrittori francesi, volto ad indicare il principio esplicativo del corso storico e, peraltro, l’ideale morale dell’umanità.

Niente di più frequente che udire ai giorni nostri che la libertà abbia ormai disertato il mondo e che il suo ideale sia tramontato sull’orizzonte della storia, con un tramonto senza più alcuna garanzia che ci sarà una nuova alba.

Anche senza soffermarsi sugli avvenimenti e condizioni contemporanee, onde in molti paesi, gli ordini liberali, che furono la grande conquista del secolo decimonono, sono crollati, la storia mostra un accavallarsi di oppressioni, d’invasioni barbariche, di tirannie e di guerre tra i popoli.

E con questa vista, il detto che “la storia è storia della libertà”, suona come una sorta di ironia.

Senonché, la filosofia non si lascia sopraffare dalla realtà, ma cerca sempre di interpretarla, così, indagando e interpretando, ben sapendo come l’uomo che rende schiavo l’altro uomo, sveglia nell’altro la coscienza di sé e lo avvia alla libertà, vede serenamente succedere a periodi di maggiore altri di minore libertà, perché quanto più stabilito e indisputato è un ordinamento liberale, tanto più decade ad abitudine, e, scemando nell’abitudine, la vigile coscienza di sé stesso, e la prontezza della difesa, si dà luogo a un vichiano ricorso di ciò che si credeva che non sarebbe mai riapparso al mondo, e che a sua volta aprirà un nuovo corso.

Vede, per esempio, le democrazie e le repubbliche, come quelle della Grecia nel IV secolo o di Roma nel I, in cui la libertà rimaneva nelle forme istituzionali, ma non più nell’anima o nel costume. Vede i re assoluti, che abbatterono le libertà del baronaggio e del clero, diventate privilegi.

La vede anche nei tempi più cupi, fremere nei versi dei poeti e in tutti i tempi, negli animi di pochi. Da ciò se ne deduce che se la storia non è punto un idillio, non è neppure una “tragedia di orrori”, ma è un dramma in cui tutte le azioni, tutti i soggetti, sono misti di bene e di male. Anche se il pensiero direttivo in essa è sempre il bene, a cui il male finisce per servire da stimolo, l’opera è della libertà che sempre si sforza di ristabilire e sempre ristabilisce, le condizioni sociali e politiche di una più intensa libertà.

Avv. Aurora d’Errico

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