L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. Perché? Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano rischi. (Erich Fromm)
La paura di essere liberi è la più dannosa delle paure.
Veniamo al mondo liberi, ma crescendo, tutto ciò che ci circonda sembra allontanarci da quello spazio sacro in cui siamo già tutto.
E se per un attimo ripensassimo alle decisioni prese?
Quante volte abbiamo scelto solo davanti a un rischio che non ci metteva davvero in discussione, con l’ago della bilancia appena sfiorato… è davvero libertà?
Spesso il contesto in cui opera la nostra volontà è già condizionato. Qualcuno ci spiega come dovremmo essere, cosa pensare.
E se non volessi sapere chi sono?
Se mi negassi una risposta per restare dentro la ricerca. Se scegliessi di perdermi anziché definirmi.
E se, piuttosto che credere ciecamente avessi il coraggio di dubitare? Sì, dubitare di tutto. Anche di me.
Esiste un dipinto in cui la tensione sospesa tra paura e desiderio di verità si fa immagine: L’incredulità di San Tommaso, realizzata tra il 1600 e il 1601 da Caravaggio.

Chi è Tommaso?
Tommaso è l’apostolo che ha avuto il coraggio di dire: io non credo.
Non gli importava di sembrare il miscredente. Non pensava al giudizio. Perché quel rischio era già una scelta.
Nel dipinto, l’apostolo è chinato verso il costato di Cristo. La fronte corrugata, gli occhi spalancati sulla ferita. E poi il gesto: il dito entra nella carne. Non si ferma davanti, non interpreta. Verifica.
L’effetto chiaroscuro richiama un momento di verità assoluta: il corpo Divino è luce, lo sguardo è guida, la mano è passaggio. È lì che fede e dubbio si incontrano, senza escludersi.
Gesù non si sottrae, accompagna. E in quell’istante, il dubbio non è più una colpa, ma un varco.
Nel momento in cui la rivelazione diventa lucidità, Tommaso diviene conoscenza. Non più incredulo, ma uomo che ha scelto di vedere. Non simbolo di una fede ritrovata, ma di una scelta che apre al rischio.
L’incredulità di San Tommaso, secondo me, è molto più di un dipinto.
È la rappresentazione concreta di un passaggio: quello in cui l’uomo smette di credere per iniziare a comprendere. La ferita non è solo dolore, è un varco.
Tommaso non verifica un miracolo esterno…avvicina il corpo, guarda, tocca. È lì che riconosce qualcosa che non gli è estraneo. Se l’uomo è fatto a immagine di Dio, quel gesto non è un sacrilegio, è un riconoscimento. Non cerca Dio fuori. Lo incontra nella stessa carne che osa toccare!
La libertà è un fattore di crescita, non un’idea. Vive dentro, non fuori.
Namasté

Franca Spagnolo
