Ciao Stefano, benvenuto e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori che volessero sapere di te quale scrittore e poeta?
Ho iniziato a scrivere in modo strutturale circa dieci anni orsono, in tarda età, quindi, assecondando una passione antica, quella per la narrativa che non avevo avuto modo di coltivare per via del mio lavoro che assorbiva gran parte del mio tempo. Negli ultimi anni prima della pensione ho iniziato a raccontare storie, scrivendo la sera.
Chi è invece Stefano al di là della sua passione per la scrittura, per la letteratura, per la poesia e la lettura? Cosa puoi raccontarci di te e della tua quotidianità?
Dopo una vita di studio e di lavoro (sono stato un dirigente pubblico), una volta collocato in pensione mi sono riconciliato con le cose semplici e fondamentali della vita quotidiana. Ora ho molto più spazio da dedicare alla mia famiglia. Pur avendo figli grandi, come sanno tutti i genitori, i figli hanno sempre bisogno, in un modo o nell’altro, dei genitori. E poi abbiamo un nipotino che ci colora la vita e al quale ho dedicato questo romanzo.
Qual è il tuo percorso accademico, formativo, professionale ed esperienziale che hai seguito e che ti ha portato a fare quello che fai oggi nel vestire i panni dello scrittore e del poeta?
Sono laureato in giurisprudenza e, all’epoca, vinsi la cattedra per l’insegnamento nelle materie giuridico-economiche. Rinunciai alla cattedra avendo vinto anche il concorso come funzionario al Ministero delle Finanze, ma l’impostazione mentale volta allo studio e all’insegnamento mi ha permesso, nel tempo, di dedicarmi alla scrittura, inizialmente curando articoli di diritto, nonché prettamente tecnici, legati alla mia formazione professionale. Diventato dirigente, la mia predisposizione alla scrittura ha facilitato l’esercizio della mia funzione istituzionale.
Come nasce la tua passione per scrittura, per la poesia e per i libri? Chi sono stati i tuoi maestri e quali gli autori che da questo punto di vista ti hanno segnato e insegnato ad amare i libri, le storie da scrivere e raccontare, la lettura e la scrittura?
Fin da ragazzo ho coltivato la passione verso la lettura, grazie all’insegnamento e ai consigli di mio padre, un magistrato e un uomo di grande cultura che mi ha introdotto alla storia e alla filosofia e che, gradualmente, mi ha fatto scoprire i classici (al di là degli insegnamenti scolastici), fino ad arrivare agli autori che hanno fatto la storia della letteratura italiana, come Pirandello, Grazia Deledda, Italo Svevo, Dino Buzzati, Alberto Moravia, Cesare Pavese e tanti altri. Una parentesi importante e formativa l’ho dedicata ai grandi autori russi, primo fra tutti Dostoevskij. Il mio percorso personale è proseguito con i contemporanei come Ernest Hemingway, John Steinbeck, Philip Roth, John Williams e il grande Gabriel Garcia Marquez. Ho sempre avuto la tendenza a spaziare tra i vari generi letterari senza alcun pregiudizio, soprattutto nella maturità. Ciò mi ha fatto amare tanti scrittori, ma in particolare gli autori italiani come Alessandro Baricco, per esempio.
Ci parli del tuo libro, “GUARDO IL MARE”? Come nasce, qual è l’ispirazione che l’ha generato?
Il romanzo è nato, in principio, sotto la forma di un racconto breve. Mi affascinava l’idea di quest’uomo che, a distanza di quarant’anni, sente l’urgenza di rivedere la donna della sua vita, abbandonata e umiliata, per chiedere il suo perdono e dare un senso agli ultimi anni della propria esistenza, vissuta nel lusso e nel successo, ma senza il calore di un vero amore. Il primo capitolo, infatti, catapulta il lettore in un viaggio catartico che non poteva essere compiuto in poche pagine. Ho quindi lasciato maturare l’idea e, a poco a poco, si è delineato uno scenario complesso, ambizioso e contemplativo che mi ha portato a costruire un lento processo di autoanalisi del personaggio. Se ci sono riuscito lo giudicheranno i lettori.
Qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale i temi e le storie che ci racconti, senza ovviamente fare spoiler?
Le cose irrisolte che pensiamo, per presunzione, siano state inghiottite dall’oblio, alla fine ritornano, spietate e dolorose. Abbiamo, quindi, l’esigenza di guardarci dentro, iniziando un viaggio intimo colmo di domande, derivante dalla consapevolezza tardiva degli errori commessi, e volto alla ricerca di un percorso di espiazione, unica vera speranza di salvezza interiore. Attraverso una lunga confessione personale che scava nei sentimenti, il romanzo tocca temi universali, quali lo scorrere del tempo, la solitudine, la lontananza, la fragilità delle relazioni, la disabilità e la possibilità di una seconda occasione. Credo che il messaggio che racchiude tutti i concetti sopra espressi possa essere sintetizzato in una breve frase: c’è bisogno di coraggio per essere felici.
Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?
I lettori che in tutto o in parte potranno riconoscersi in questo viaggio catartico che esplora l’anima e i vuoti che nascono da una vita di esitazioni e di silenzi colpevoli. Il protagonista, Alberto, è un uomo solo e vinto, ma consapevole del proprio percorso psicologico che decide di affrontare. Ciò lo rende empatico e capace di parlare a un pubblico adulto, ma anche ai giovani in cerca di modelli comportamentali articolati. Inoltre, e non ultima come considerazione, il romanzo tocca i vari volti dell’amore ed esalta le figure delle donne descritte, che brillano di luce propria sia nel bene che nel male, costituendo le colonne portanti del tempio narrativo. Pur essendo un uomo il protagonista principale della storia, questo è un romanzo al femminile, dove sono le donne, in realtà, coloro che muovono i fili dell’esistenza altrui.
Una domanda difficile: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “GUARDO IL MARE”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.
È un romanzo che parla di vita, del rapporto tra amore e identità, di occasioni perdute, di dolore e perdono, della solitudine della vecchiaia, delle aspettative sociali spesso deluse, di sentimenti silenziosi e gridati. Il romanzo invita a riflettere su quanto le scelte influenzino il nostro destino e quello altrui e quanto poco, in fondo, sappiamo ascoltare l’altro. Credo che il filo emotivo che potrà guidare il lettore, rendendolo a sua volta attore della stessa storia che sta leggendo, sia la molla che possa far scattare la voglia di dedicarsi alle mie pagine. E poi c’è il mare, elemento simbolico oltre che reale. Il mare, che parla solo a chi lo guarda, a chi lo sa ascoltare. Il mare, come luogo dell’anima dove adagiare il proprio dolore e il proprio pentimento, diventando il compagno di una rinascita fino a quel momento impensabile.
C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare la tua ultima opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?
Tutti coloro che hanno creduto in me e che ho avuto modo di citare e ringraziare alla fine del libro. Con profondo riconoscimento verso chi ha lavorato dietro le quinte con affetto, stima e dedizione. Un grazie sentito alla Casa editrice Atile edizioni per la cura con la quale ha reso possibile la pubblicazione di questa storia, con particolare riferimento a Elita Di Girolamo e a Isabella Lopardi.
Come vuoi concludere questa chiacchierata?
Credo sia arrivato il momento di far parlare i lettori, sperando di poter toccare le giuste corde emozionali.
BREVE INTRODUZIONE E SINOSSI DEL LIBRO:
Una storia non muore mai, si confonde tra i nuovi affetti nati dopo la sua fine, finché, aggirando l’ordine naturale delle cose, inventa nuovi archi narrativi e si ripresenta per un ultimo sguardo.
La ricerca del perdono, che il tempo non aveva reso possibile, nascosta tra le pieghe di una esistenza disordinata e vile, spinge Alberto, in tarda età, a cercare Arianna, il suo unico vero amore, lasciato senza cure e umiliato tanti anni prima. Dilaniato dai ricordi che non cedono all’oblio, viola l’intimità faticosamente ricostruita di quella che era stata la sua donna, costringendola a ritrovare le labili tracce di un sentimento smarrito.
Ed è così che le pagine del loro immaginario diario dai fogli strappati, sembrano ricomporsi dentro i rimorsi di un uomo affaticato da una vita senza spessore interiore, dominata dal lusso, dai vizi, e dalla volontà dirompente e insana di una sorella capace di plasmare la sua volontà, e tra le parole e riflessioni, colme di rinnovata sofferenza, di una donna risucchiata tra le spire di un passato che ha già scritto la loro storia.
Sullo sfondo, la figura di Adele, ragazza madre coraggiosa e determinata a dare un senso ai pesi familiari che la vita le ha imposto, e che in modo discreto e silenzioso seguirà, negli anni, la vita di Alberto, amandolo senza mai giudicare.
Lo scorrere degli eventi esalta le figure femminili, voci portanti di tutto l’arco narrativo e protagoniste indiscusse, nel bene e nel male, di una storia di emozioni in continuo mutamento.
Un romanzo che narra di un rapporto d’amore spezzato, privo ormai della forza rabbiosa della separazione, che rivive tra lo sconcerto dei ricordi mai sopiti e il crudele percorso di una espiazione che, forse, non chiuderà le porte alla rinascita.
BREVE BIO DELL’AUTORE:
Stefano Cannistrà è nato a Roma e vive a Perugia con la famiglia. Laureato in giurisprudenza, è stato un dirigente pubblico. Ora in pensione, si dedica da anni alla narrativa. Ha pubblicato due romanzi pluripremiati in concorsi letterari nazionali e internazionali: “La panchina” (2017) e “Le cose che perdi” (2023).
Stefano Cannistrà
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Il libro:
Stefano Cannistrà, “Guardo il mare”, ATILE ed., 2025
