Ciao Fabio, benvenuto e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori che volessero sapere di te quale scrittore?
Più che scrittore, direi… “corteggiatore di parole”. La scrittura, così come le parole (amalgamate tra di loro) il suono, la pronuncia, la forma, l’inchiostro, ecc.…, pennellate di pensieri che s’impregnano nel foglio; il tutto, tende ad essere semplicemente un veicolo per la mia anima in pena dominata dalla poesia.
Chi è invece Fabio al di là della sua passione per la scrittura, per la letteratura e la lettura? Cosa puoi raccontarci di te e della tua quotidianità?
Io sono sempre stato un refuso. La mia vita è un refuso, e questa cosa mi affascina parecchio. A un certo punto sei costretto a fare i conti con le tue debolezze (tante) con i tuoi limiti (parecchi) e soprattutto con i tuoi difetti (moltissimi). La mia quotidianità assomiglia, e di molto, a quella dei camaleonti; le ore e i minuti sono scanditi dalla termoregolazione, dalla comunicazione e dal mimetismo. A volte mi sembra persino di avere la capacità della bilocazione.
Qual è il tuo percorso accademico, formativo, professionale ed esperienziale che hai seguito e che ti ha portato a fare quello che fai oggi nel vestire i panni dello scrittore e del poeta?
Il mio è un percorso non-percorso, nel senso che… credo di avere, e di rispecchiare alla perfezione, la cosiddetta struttura psicofisica dell’autodidatta. Dall’esterno potrebbe sembrare che io sia persino una persona ordinata, coscienziosa e disciplinata, ma non è esattamente così, anzi, preferirei affermare il contrario. Ho abbandonato gli studi da ragazzo per potermi concentrare sulla musica, sul pianoforte (ho sempre creduto nelle capacità espressive dello strumento) e infine, sulla composizione. Per poi riprendere gli studi più tardi e diplomarmi in ragioneria: adoro i numeri. E impazzisco letteralmente per la matematica. Ma la mia vera e più grande passione è la campagna. Diciamo… quella più consapevolmente autentica. Gli alberi e i fiori. Gli ortaggi e i frutti. La musica del fiume mentre curo le vigne? Altissima poesia!
Come nasce la tua passione per scrittura, per la lettura e per i libri? Chi sono stati i tuoi maestri e quali gli autori che da questo punto di vista ti hanno segnato e insegnato ad amare i libri, le storie da scrivere e raccontare, la lettura e la scrittura?
A un certo punto ti accorgi che sei circondato dai libri. Che sei un lettore vorace e notturno. Sono sempre stato una persona estremamente curiosa; la mia è una curiosità ossessiva ed insaziabile. Mi piace prendere appunti, scribacchiare qua e là: aneddoti, riflessioni, pensieri… E devo ammettere che l’insonnia (ormai per fortuna soltanto un vecchio ricordo) mi è stata di grande aiuto, soprattutto intorno ai trent’anni. Leggo di tutto: perfino libri di cucina! Maestri e autori che mi hanno segnato ed insegnato ad amare i libri? Walt Whitman, Baudelaire, Rimbaud, Bob Dylan, Montale, Ungaretti, Cardarelli, Melville, Leopardi, Pascoli, Emily Dickinson, Edgar Allan Poe, Victor Hugo, Umberto Eco, Pasolini, Fabrizio De André, Guccini e tanti, tanti altri…
Ci parli del tuo libro, Sete e risveglio, pubblicato nel 2026? Come nasce, qual è l’ispirazione che l’ha generato, quale il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale le storie che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?
L’idea del libro nasce dopo aver letto una leggenda relativa alla Fanciulla di neve, o Nevina, Sneguročka, un personaggio del folclore russo: “A lei è impedito di amare: se dovesse innamorarsi, il suo corpo si scioglierebbe come neve.” Pubblicato con Il Foglio Letterario Edizioni nel febbraio del 2026, l’opera è dedicata a Pierluigi Buglioni, artista e professore esanatogliese scomparso nel mese di gennaio, conosciuto nel corso dei decenni di attività artistica e di docenza all’Accademia di Belle Arti di Macerata: “A un uomo di grande sensibilità e talento. A un uomo dall’umiltà rara. A una figura mistica, perfino ascetica nel suo modo d’interpretare la vita, a tratti, così armonioso, autentico, perfettamente originale”.
Con “Sete e risveglio”, cerco di proporre un’opera che unisce poesia, immaginario simbolico e memoria personale. Un libro che nasce da suggestioni mistiche e che si trasforma in un percorso intimo, dove la scrittura diventa strumento per interrogare il mistero dell’esistenza più profonda, per rendere omaggio a una presenza artistica e umana che ha lasciato in me, e non solo, un segno indelebile.
Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?
I destinatari di questo “girotondo vorticoso” sono tutte quelle persone (o almeno credo), molto, molto simili a me; ovviamente siamo una cospicua minoranza…; solitari notturni, anime eccentriche. Persone estremamente sensibili, un po’ trasandate; tutti quelli che vivono alla giornata. Questo è un libro per i non nati.
Tu hai scritto altri libri. Ci parli delle tue opere? Quali sono, come sono nate, quale il messaggio che contengono? Insomma, raccontaci della tua attività letteraria, dei romanzi.
Credo di aver pubblicato una quarantina di libri, tra saggi, aforismi, poesia e romanzi. Scritti, almeno ottanta! Oddio! Ho scritto così tanto? Credo sia arrivato il momento di rimettere mano ai miei cassetti polverosi e decidermi una volta per tutte di farmi aiutare dal cherosene! Elencarli tutti, al momento, mi risulta un po’ difficile. Però cito molto volentieri: Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo, e Nei cinque sensi e nell’alloro. Sono raccolte poetiche che mi hanno permesso di mettermi a nudo di fronte a un mondo che tende a coprirsi fino al collo perfino in estate. Infine, il mio ultimo romanzo: La quercia amica. Adoro gli alberi, mi piace abbracciarli, soprattutto quelli secolari e solitari. Sprigionano un’energia fantastica.
Una domanda difficile: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Sete e risveglio” o gli altri tuoi libri? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.
Questa è una domanda strana, più che difficile. Diciamo che io in qualche modo faccio di tutto per far sì che gli altri non vadano in libreria a comperare i miei libri. E credetemi, a volte, mi riesce molto bene! Per quanto riguarda il discorso sui miei libri pubblicati in passato, che dire? Non credo che siano poi dei buoni libri. Lo dico sinceramente. Sono camaleontico e mi piace cambiare e modificare la quotidianità in continuazione. Non amo la staticità. Mi piace pensare ai miei libri come a dei dischi di musica leggera, o rock ecc.…, dove puoi modificare i brani a seconda delle varie esigenze. Per quanto riguarda “Sete e risveglio”, be’, la cosa è leggermente differente; si tratta di un libro magico, possiede magia, e la sprigiona (questa magia a tratti davvero incontenibile) verso il mondo esterno con una tale forza e un tale magnetismo!
C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare le tue opere letterarie? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?
In realtà sono una persona che si è formata o non-formata praticamente da sola. Nel bene e nel male. Poi è ovvio che durante questo percorso fantastico che è la vita una persona venga a contatto con altre persone o simili ecc… Ad esempio, Gordiano Lupi. Grande scrittore, editore serio, e poeta! Cinzia Demi, poetessa. Michela Zanarella, poetessa e scrittrice. Maria Rosaria Omaggio, attrice scomparsa nel 2024. Poi la mia famiglia e i miei nonni, che sempre mi sostengono, ovunque essi siano.
«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? La bellezza letteraria, della poesia e della scrittura in particolare, la bellezza nell’arte, nella cultura, nella conoscenza… Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?
Quando annuso una rosa, una magnolia, un tiglio, quando mi capita di rimanere bloccato con lo sguardo in uno di quei tramonti che parlano la lingua delle grandi vette immaginarie, le labbra di una donna innamorata, ecco, per me, tutto questo è sinonimo di bellezza. Difficilmente riesco a scorgere anche una sola parvenza di bellezza in un’opera letteraria, o poetica… Forse nella musica è diverso, così nella pittura. Cos’è la bellezza? Forse semplicemente non è.
«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?
Una persona che sta in salute è già di per sé una persona di successo. La poesia, la scrittura, il successo, il palcoscenico, il pubblico, tutte dimensioni che mi appartengono e non mi appartengono; sento questi piccoli mondi o pianeti abbastanza distanti dal mio modo di essere. Il talento è una bellissima cosa; possiede fascino; quanto talento hanno le margherite? Detto questo, mi piace pormi degli obbiettivi, ma senza sovraccaricarmi troppo; mi piace la leggerezza, fischiettare come fanno gli uccellini nel bosco, canticchiare qualche melodia sotto alla doccia… Molte delle mie creazioni nascono per caso; spesso le parole mi vengono incontro, ed io, non faccio altro che prestagli il muso. Per quanto riguarda Giovanni Falcone… be’, uno dei miei eroi, in tutto e per tutto.
«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali. (…) Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine”, ovvero, “leggere sé stessi” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…
Dal mio punto di vista, leggere un libro è la migliore delle terapie. Il tempo sembra fermarsi, ma poi, all’improvviso, sembra che ritorni a correre, così, quasi… senza farsene accorgere.
«Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.) Secondo te perché un romanzo, un libro, una raccolta di poesie abbia successo è più importante la storia (quello che si narra) o come è scritta (il linguaggio utilizzato più o meno originale, armonico, musicale, accattivante per chi legge), volendo rimanere nel concetto di Bukowski?
Tutto funziona alla perfezione se questo “tutto” è lubrificato bene. Essere sé stessi, con la massima sincerità e senza blocchi o tensioni o rigidità… Romanzo, poesia, racconto; la trama, la forma, la storia, la musicalità, l’armonia… Tutto si amalgama alla perfezione se questo “tutto” è parte di un ingranaggio che vive di vita propria con una leggerezza tale da far invidia perfino a una foglia di fico appesa al ramo dell’autunno. Essere sé stessi richiede coraggio. Essere poeti significa essere folli, ma con discrezione.
«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua scrittura, nella tua arte e nel tuo lavoro?
Io vivo in un costante turbinio di emozioni che si susseguono tra loro come sopra ai binari ferrosi o rugginosi di un tempo che mi sfugge tra le dita di una mano; si frammischiano, si frammentano, mi sfuggono (di mano, alla vista, al tatto…) queste poderose emozioni, questi amori così nel chiaroscuro, così perfettamente opachi, così perfettamente patiti.
«Lasciate che vi dia un suggerimento pratico: la letteratura, la vera letteratura, non dev’essere ingurgitata come una sorta di pozione che può far bene al cuore o al cervello – il cervello, lo stomaco dell’anima. La letteratura dev’essere presa e fatta a pezzetti, sminuzzata, schiacciata – allora il suo squisito aroma lo si potrà fiutare nell’incavo del palmo della mano, la potrete sgranocchiare e rollare sulla lingua con gusto; allora, e solo allora, il suo sapore raro sarà apprezzato per il suo autentico calore e le parti spezzate e schiacciate si ricomporranno nella vostra mente e schiuderanno la bellezza di un’unità alla quale voi avrete dato qualcosa del vostro stesso sangue» (Vladimir Nabokov, “Lezioni di letteratura russa”, Adelphi ed., Milano, 2021). Cosa ne pensi delle parole di Nabokov a proposito della lettura? Come dev’essere letto un libro, secondo te, cercando di identificarsi liberamente con i protagonisti della storia, oppure, lasciarsi trascinare dalla scrittura, sminuzzarla nelle sue componenti, per poi riceverne una nuova e intima esperienza che poco ha a che fare con quella di chi l’ha scritta? Qual è la tua posizione in merito?
Come non posso essere d’accordo con Nabokov? Ho letto Lolita credo… un decina di volte? A un certo punto arrivi a sminuzzare e a “sminuzzarti” così tanto che il tuo stesso sangue arriverà a sembrarti vino sulle più alte vette dell’immaginazione…
Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita professionale e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che avrai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?
Sono sempre stato un solitario. Non posso che ringraziare me stesso. Fino in fondo.
Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.
Foglie d’erba, di Walt Whitman. Cent’anni di solitudine, di Gabriel Garcia Marquez, e Il piacere, di Gabriele D’Annunzio. Foglie d’erba, perché lo ritengo un piccolo germoglio in grado di sopravvivere anche alle più artiche delle temperature. Cent’anni di solitudine, perché credo che sia con tutta onestà, l’opera letteraria più significativa di tutto il Novecento. Infine, Il piacere di D’Annunzio… semplicemente perché vi ritroviamo al suo interno un linguaggio pregiato, elaborato, persino elegante.
Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere? E perché secondo te proprio questi?
Una vita difficile. Film del 1961, Regia di Dino Risi, con protagonisti Alberto Sordi e Lea Massari. Poi, Una giornata particolare, film del 1977, regia di Ettore Scola, con protagonisti Marcello Mastroianni e Sofia Loren. E infine, Le ali della libertà, film del 1994, sceneggiato e diretto da Frank Darabont, con protagonisti Tim Robbins e Morgan Freeman. Semplicemente perché sono tre capolavori assoluti!
Ci parli dei tuoi imminenti e prossimi impegni culturali e professionali, dei tuoi lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnato che puoi raccontarci?
Vorrei concentrarmi sulla promozione di “Sete e risveglio”. Vorrei portarlo oltre. Vorrei che non fosse più mio. Vorrei fare un sacco di cose. Mi sento un bambino. Mi sento davvero in forma, e questo, senza prendere nessun integratore. A cosa sto lavorando adesso? Ho una vigna (vetusta, esigente) che richiede un’attenzione molto accurata e particolare. La potatura: adoro potare le viti! Ecco, questi sono i libri che avrei voluto davvero scrivere. Proprio in questo momento mi viene in mente questo titolo: “Le vigne del creato”. Ma ho un libro nel cassetto davvero interessante, dedicato ad una persona per me unica e speciale: Miss Lara. Il titolo di questo poema contemporaneo è: “Il miserabile”.
Dove potranno seguirti i nostri lettori?
Be’, se avranno tempo, se avranno voglia, se avranno coraggio, insomma, se avranno la curiosità di seguirmi potranno farlo attraverso i canali social: Facebook in primis.
Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa breve intervista?
Osservate i fiori, annusateli; abbracciate gli alberi, dialogate con loro. Nel vento, ascoltate la vostra voce, e del silenzio, fatene una vera e propria ragione di vita.


Il libro:
Fabio Strinati, “Sete e risveglio”, Il Foglio Letterario Ed., Piombino, 2026.
https://www.lin.it/scheda-libro/fabio-strinati/sete-e-risveglio-9791256860753-4930188.html