Già ospite in passato della mia rubrica di Mobmagazine.it, per presentarci due dei suoi libri, “Medicina arma di potere” e “Guarire” della Curcio editore, oggi, è di nuovo con noi, il Prof. Paolo Sossai, Direttore del Dipartimento di Scienze Sanitarie della Scuola Internazionale di Maxiemergenze e Medicina delle catastrofi (MEDIS), già Primario e Direttore di Dipartimento Medico per 16 anni oltre che docente presso il South East Asia Prehospital Emergency Care College. E’è tra i 50 Dottori italiani che ha ottenuto il riconoscimento di “Top Doctors Awards 2021”.
Ben ritrovato, carissimo Professore e congratulazioni per l’ ultima nomina che le è stata conferita qualche settimana fa come Direttore del Dipartimento Sanità e Maxiemergenze di Assotutela che si occupa di promuovere la tutela della salute pubblica, la gestione delle emergenze sanitarie e la diffusione di tutte le varie pratiche nel campo medico-sanitario. L’ articolo 32 della Costituzione italiana, come ben sappiamo, tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, garantendo cure gratuite agli indigenti, lei crede che andrebbe ampliato il concetto di “tutela alla salute” e in che modo?
Grazie Avvocato per il sempre gradito invito e la Sua sensibilità per i temi del “sociale”. Per quanto riguarda l’articolo 32 della nostra Costituzione, molte volte citato sotto COVID, vorrei sottolineare che viene spesso archiviato come l’articolo che decreta il diritto alla salute. In realtà, come Lei sottolinea molto bene da Giurista, l’articolo 32 riporta che “La Repubblica tutela la salute…”ma non può assicurare il “diritto alla salute”. Parlare di diritto alla salute ci farebbe entrare in una discussione metafisica che esula dal tema di questo incontro. La tutela della salute entra, invece, a pieno titolo nel patto sociale che noi cittadini abbiamo contratto con lo Stato, come ho riportato chiaramente nella Introduzione di “Medicina arma di potere”. Per rispondere alla Sua domanda, ritengo che a distanza di 77 anni dalla entrata in vigore della nostra Costituzione Repubblicana, l’articolo 32 mantenga tutto il valore etico dato dai Padri Costituenti e dovrebbe semplicemente essere declinato da parte di una politica che invece di cambiare la Costituzione, dovrebbe applicarla in base ai tempi che inevitabilmente mutano.
Alla luce delle ultime guerre che hanno coinvolto il nostro pianeta, soprattutto, quella in Ucraina e Gaza, con migliaia e migliaia di morti e feriti, tra cui donne e bambini, crede che da parte del nostro governo siano state adottate tutte le strade possibili per avviare un negoziato in modo da istituire un corridoio umanitario internazionale per garantire assistenza e cure ai pazienti feriti e malati?
Dall’inizio della guerra tra Russia e Ucraina nel febbraio 2022, il governo italiano ha rilasciato circa 163.000 permessi di soggiorno a vario titolo a cittadini ucraini con un movimento complessivo iniziale di profughi di circa 10 milioni verso l’Europa, soprattutto Polonia e Germania (dati della Fondazione Migrantes e Medici senza Frontiere). Come abbiamo evidenziato in un nostro Editoriale, la guerra russo-ucraina ha sicuramente permesso la diffusione nelle zone di guerra di focolai di COVID-19. Questo in base al fatto che in entrambe le popolazioni era basso il numero di vaccinati (50% della popolazione russa e 36% di quella ucraina). (https://www.jpub.org/journal-admin/uploads/articles/jahsm221.pdf). Questo argomento di fronte alle morti direttamente causate dalla guerra non è stato stigmatizzato. Quando l’elevato movimento di rifugiati ucraini è entrato in Europa, le reti di sorveglianza dei vari Paesi europei hanno permesso di contenere una nuova ondata di COVID-19. Per quanto riguarda Gaza, è di questi giorni l’allarme lanciato per riscontro di poliomielite per le precarie condizioni igienico-sanitarie. Si tratta tecnicamente di enterovirus del tipo C (se ne conoscono tre tipi) e si trasmettono per ingestione (trasmissione oro-fecale) e sono altamente infettivi. Inizialmente si hanno i sintomi di una malattia virale (febbre, cefalea, vomito) per poi evidenziarsi, in alcuni casi, segni di danno neurologico con paralisi anche dei muscoli respiratori. I più anziani si ricorderanno i cosiddetti “polmoni di acciaio” dove coloro che venivano colpiti da poliomielite soggiornavano per tutto il resto della loro vita! A nostra conoscenza la collaborazione tra Farnesina, OMS e strutture nazionali di ricovero, ha permesso il trasferimento in Italia di circa 150 bambini che necessitano di cure complesse. Questo è ancora troppo poco, visto che è stato stimato che oltre 10.000 persone necessitano di trasferimento da Gaza per cure salvavita.
“E’ più facile distruggere che costruire, è più facile odiare che amare.” E, come diceva il grande Pablo Neruda “Le guerre sono fatte da persone che uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.” Lei, Professore, crede che possano esistere degli “interessi” proprio finalizzati a non garantire il “diritto alla salute”, sia in tempo di pace che durante la guerra?
A partire dalle Guerre Mondiali del secolo scorso, i morti e feriti non si sono limitati ai teatri di guerra ma hanno interessato anche le popolazioni civili. E’ indubbio che dietro a qualsiasi guerra vi è una industria bellica che ne trae beneficio. Economicamente solo la distruzione di un capitale stagnante costituito da merci di qualsiasi tipo, compresi gli armamenti, mezzi di produzione e infrastrutture fa ripartire una nuova riaccumulazione di capitale tramite i piani di ricostruzione.
Quale mezzo migliore e programmabile delle guerre per produrre questa distruzione?
E’ di questi giorni l’accordo all’Aja dei 32 Paesi della NATO che hanno sottoscritto di raggiungere nel 2035 una spesa militare pari al 5% del PIL di ogni Paese (3.5% per gli armamenti e 1.5% per la cybersicurezza). Per ora l’Italia ha dichiarato di attestarsi al 2%, forse 3% del PIL per le spese militari. Per contestualizzare e dare un ordine di grandezza ai numeri che sopra ho riportato, attualmente la spesa sanitaria in Italia si attesta al 6.3% mentre in Germania e Francia è di poco superiore al 10%. Le domande che sorgono spontanee sono: su quali capitoli di spesa si andrebbero a recuperare le spese militari nella ipotetica condizione di invarianza del PIL? Il governo nazionale pensa che le spese militari siano in grado di risolvere la povertà di questo Paese (il 25% della popolazione italiana è sotto la soglia di povertà assoluta e relativa)? Quanto delle spese militari avvantaggerebbe economicamente l’Italia? E’ chiaro che di fronte agli interessi dei potentati finanziari nulla conta la salute dei popoli!


Sappiamo benissimo che ogni Stato ha i suoi limiti di “cassa”, ma chissà perché, mentre per l’acquisto di armi si trovano sempre nuove risorse, per la sanità pubblica, non solo non ve ne sono mai di risorse nuove ma, ahimè, ogni anno assistiamo a nuovi tagli della spesa sanitaria e migliaia di pazienti sono costretti a rivolgersi agli studi privati a pagamento per avere una visita specialistica o esami clinici in tempi brevi e, il fatto più grave è che molti cittadini rinunciano a curarsi perché non hanno i soldi a sufficienza per pagare le visite private. Tutto questo, a cosa è dovuto, secondo lei?
La pandemia da COVID-19 ha evidenziato la nostra impreparazione sia in ambito territoriale che ospedaliero con un numero di posti letto di terapia intensiva ad inizio pandemia pari a 8.5 letti/100.000 abitanti in Italia mentre in Germania ve ne erano 34/100.000 abitanti. (https://doi.org/10.1111/ijcp.13592). Questo ha influito sulla letalità per COVID 19 (che è la mortalità solo per i casi di COVID 19) che in Germania si è attestata intorno al 4.4 casi per mille abitanti mentre in Italia al 7.3 per mille abitanti. Anche se questo argomento è passato in sordina, i Medici italiani sono stati costretti a selezionare i pazienti con migliori possibilità di poterne uscire vivi. Noi Sanitari siamo stati tanto lodati durante la COVID 19 con l’assicurazione che vi sarebbero state per il futuro significative risorse finanziarie per la Sanità. In realtà, nel 2019 la percentuale del PIL dedicata alla Sanità è stata del 6.4%, salita nel 2020 al 7.3% ma con PIL in discesa per attestarsi nel 2024-2025 al 6.3% con PIL in lieve crescita (+0.7%). Vedremo quello che succederà con il PNRR in cui la salute è uno dei 6 capisaldi. Come ho accennato sopra, circa il 25% della popolazione è povera e non si cura perché le risorse destinate alla Sanità sono chiaramente insufficienti e se questo dato si combina a una folle programmazione, o meglio, non programmazione delle risorse umane (personale), il risultato non può che essere quello a cui stiamo assistendo.
In caso di guerra che ci interessi direttamente, per Lei quali sarebbero i capisaldi di pianificazione sanitaria da adottare e poi trasferire in ambito organizzativo?
Visto che dal 1° gennaio 2005 il servizio militare obbligatorio è stato sospeso (non abolito) e che gli Ufficiali Medici della Riserva andranno ad esaurirsi, ritengo utile prevedere che tutti i Medici e Infermieri delle Cure primarie (Medicina Generale e Guardia Medica) vengano formati, tramite corsi di Medicina Tattica, alla gestione di traumi, emorragie, emergenze cardiorespiratorie in ambienti “ostili” come i teatri di guerra. Aggiungerei una formazione specifica per quanto riguarda la difesa CBRN (chimica, biologica, radiologica, nucleare) che ritengo essenziale per i possibili utilizzi di queste armi sia in ambito militare che civile (terrorismo). Quanto ho ipotizzato potrebbe anche far parte di un “curriculum studiorum” delle Facoltà di Medicina con periodici rinnovi nell’ambito dei programmi di aggiornamento professionale.
Grazie, ancora, Professore per il tempo che ha dedicato alla mia rubrica, le auguro buon lavoro! Avv. Aurora d’Errico
Avv. Aurora d’Errico

