Il più delle volte il modello di sentimento che seguiamo in ogni nostra relazione, è un tipo d’amore che ci tormenta e che condiziona il nostro modo di vivere. Anche Schopenhauer riteneva che, in quanto esistenze individuali, frammentate, gli uomini sperimentino la vita essenzialmente come desiderio e sofferenza.
Davanti al fremito costante della vita, l’essere umano si sente troppo fragile. Per questo motivo percepisce la propria vita come una sorta di minaccia e avrebbe continuamente paura del cambiamento, del proprio invecchiamento e della morte, a tal punto da spingerlo a costruirsi un mondo tutto suo, una sorta di rifugio, proprio attraverso il “matrimonio”, in cui sentirsi più al sicuro, lontano da tutto il resto e dalla sofferenza.
Ma la sofferenza di solito in un rapporto amoroso inizia quando passiamo “dall’innamoramento” alla vera e propria “relazione”. Si passa cioè da quella fase sconvolgente che ci ha fatto perdere completamente la ragione alla fase della dipendenza affettiva, dove ci convinciamo di non potere più fare a meno del nostro “lui/lei”. Da questo momento si innesca nella nostra mente un altro sentimento che è quello della “gelosia”, dove la fantasia di vivere con la persona amata quasi in totale simbiosi, finisce per farci inseguire una realtà, un futuro che secondo il nostro modo di pensare, non dovrà mai finire.
Ma in questo modo, si finisce quasi sempre per vivere non un amore sano, sereno, ma immaturo, un amore sofferto. Quando poi l’amore diventa sofferenza e si vive costantemente nel timore di perdere la persona amata, allora quello che viviamo non è più amore, non è più amare e, di fronte all’ansia di essere abbandonati, ci si trova ad affrontare una profonda sofferenza del proprio essere. Si passa cioè da un rapporto di “innamoramento” ad un vero e proprio “tormento”, a causa dell’illusione che quell’amore possa durare per tutta la vita.
Ma è proprio quell’illusione a creare sofferenza, perché nessuna cosa o sentimento è per sempre, neanche l’amore. Anche l’amore, purtroppo, come tutto ciò che ci circonda, inizia e finisce, nasce e muore. È questo concetto che permette all’essere umano di crescere, maturare e diventare adulto. Chi non è cresciuto, chi non è maturo, si illude che non morirà mai, ma non accettando la morte, che è la fine naturale della propria esistenza, non accetterà mai neanche la fine della propria storia d’amore, indipendentemente dalle cause che l’hanno determinata, illudendosi che, come tutte le favole della nostra adolescenza, finiscano sempre con la frase “e vissero per sempre felici e contenti.”
Pertanto, soltanto superando le nostre paure e raggiungendo questa consapevolezza, potremo considerarci veramente maturi e pronti ad affrontare qualsiasi rapporto sentimentale e vivere ogni sentimento con gioia e serenità. Ho sempre pensato che noi esseri umani nasciamo soli e moriremo sempre da soli. Di conseguenza, se prendiamo cognizione di questa realtà e del fatto che le persone che ci accompagnano nel nostro cammino sono fondamentalmente diverse da noi e ugualmente sole, ci rendiamo conto che potremo raggiungere il nostro equilibrio interiore soltanto accettando di poter condividere le nostre scelte e il nostro amore con gli altri ma senza pensare di sostituirci a qualcun altro, né tantomeno con l’illusione di poterlo cambiare.
E, naturalmente, ogni rapporto è destinato a fallire se non si pone come principio base anche e soprattutto il rispetto del partner, attraverso la stima, la fiducia e il sacrificio. L’amore implica una serie di “accorgimenti”, di strategie e di sogni che debbono proiettare ognuno di noi verso l’altro, perché amare non è “prendere”, ma è “dare”, non è “ricevere”, ma è “donare”. Una volta qualcuno ha scritto “Va dove ti porta il cuore” e io aggiungerei: “Va dove ti porta la tua anima, amala e, soprattutto, impara ad ascoltarla e a rispettarla”.
Solo in questo modo potremo imparare ad amare qualcun altro al di fuori di noi stessi senza farci travolgere e sconvolgere più di tanto. Perché solo attraverso il raggiungimento del nostro equilibrio interiore, potremo accogliere altre realtà umane, altre storie, altre emozioni. Solo prendendo cognizione del nostro equilibrio interiore, potremo aprirci agli altri e imparare ad amare, perché in questo modo, amare non significherà più sottomissione, sofferenza, umiliazione, annullamento di sé stessi, ma sarà condivisione, rispetto, equilibrio reciproco.
Solo concependo il nostro rapporto con il partner in questo modo, sarà vero amore, sarà passione, sarà il sole che illumina la nostra esistenza.
Avv. Aurora d’Errico

