Milano, durante la Fashion Week, cambia completamente atmosfera. Le strade si riempiono di fotografi, modelle, designer e appassionati di moda, mentre le nuove collezioni diventano un modo per raccontare il presente e immaginare quello che verrà.
Tra le sfilate della Milano Fashion Week di settembre, quelle di Etro e Marni hanno attirato l’attenzione per due motivi diversi. Le due maison hanno infatti presentato collezioni molto differenti tra loro, ma entrambe sembrano partire da una domanda simile: come si può cambiare senza perdere la propria identità?
Etro ha scelto di costruire la propria collezione intorno all’idea della luce e del cambiamento della giornata. I colori accompagnano idealmente il passaggio dalle prime ore del mattino fino alla sera, creando un’atmosfera che cambia gradualmente durante la sfilata.
Le tonalità più delicate lasciano spazio a colori più intensi e caldi, fino ad arrivare a nuance più scure. Questo cambiamento si ritrova anche nelle fantasie e nei materiali. Il paisley, uno dei simboli più conosciuti della maison, continua a essere presente, ma viene reinterpretato in maniera meno prevedibile.
Gli abiti sono spesso fluidi e seguono il movimento del corpo, mentre giacche e capi più strutturati introducono un contrasto interessante. Anche elementi più casual, come denim e capi ispirati all’abbigliamento sportivo, vengono messi accanto a pezzi più eleganti.
Il risultato è una collezione che non sembra voler scegliere tra tradizione e modernità. Etro utilizza alcuni dei suoi elementi più riconoscibili, ma li presenta in una maniera più leggera e contemporanea.
Marni segue invece una strada completamente diversa.
La collezione presentata dalla maison rappresenta una nuova fase sotto la direzione creativa di Meryll Rogge. Qui il punto di partenza sembra essere la volontà di prendere ciò che già esiste e trasformarlo.
I capi vengono modificati, ingranditi, spostati e ricomposti. Alcuni dettagli che normalmente rimarrebbero nascosti diventano visibili, mentre elementi appartenenti a mondi diversi vengono messi insieme.
Il guardaroba maschile incontra quello femminile, lo sport si avvicina all’eleganza e dettagli più delicati vengono accostati a materiali e forme decisamente più forti.
È proprio questo contrasto a rendere riconoscibile la collezione. Marni non cerca necessariamente di creare un’immagine perfetta e ordinata. Al contrario, lascia spazio all’imprevisto e a combinazioni che inizialmente possono sembrare insolite.
Anche gli accessori seguono questa idea. Alcuni elementi vengono portati all’estremo nelle dimensioni e nelle proporzioni, trasformando dettagli normalmente secondari in protagonisti del look.
Se Etro racconta il cambiamento attraverso il colore e la luce, Marni lo fa quindi attraverso la trasformazione degli oggetti e delle forme.
Le due collezioni dimostrano però una cosa comune: guardare al futuro non significa necessariamente dimenticare il passato.
Etro mantiene il legame con il proprio patrimonio estetico e lo rende più attuale. Marni, invece, prende i propri codici e li mette continuamente in discussione, cercando nuove possibilità.
È forse questo il punto più interessante delle due sfilate. In un periodo in cui la moda cambia velocemente, entrambe le maison sembrano ricordare che avere una propria identità non significa rimanere fermi.
La moda può infatti cambiare senza perdere la memoria. Può recuperare elementi già conosciuti e trasformarli, oppure prendere qualcosa di apparentemente semplice e dargli un significato completamente nuovo.
Etro e Marni scelgono due strade differenti, ma arrivano a una riflessione simile: il futuro della moda non deve necessariamente rompere con ciò che è venuto prima. A volte basta guardare le cose da un’altra prospettiva.
Un ringraziamento speciale va a Massimo Muti, che mi ha fornito tutto il materiale utilizzato per questo articolo. Con Massimo collaboro spesso nel mondo della moda, e anche questa esperienza conferma quanto sia importante il lavoro di squadra in un settore fatto di creatività, passione e condivisione. Dietro ogni racconto di moda ci sono infatti persone e professionalità che, lavorando insieme, permettono di trasformare immagini ed esperienze in una storia da raccontare.
Lorenza Caradonna










