“Roméo et Juliette” alla Monnaie di Bruxelles: la tragedia degli amanti in una lettura fluida e intensa

da|05 Ottobre 2026|Eventi,Musica,Teatro

di Giovanni Chiaramonte

Il capolavoro di Gounod è in scena alla Monnaie di Bruxelles fino al 17 ottobre, in una produzione che punta sulla leggibilità e sulla fluidità del racconto.

Fin dall’ouverture la bacchetta diValentina Peleggisi rivela delicata e decisa allo stesso tempo, e restituisce la dualità su cui poggia l’intera opera: da una parte lo slancio frenetico di ottoni e archi, dall’altra un tempo sospeso, dal sapore quasi corale e solenne, da cui emerge il tema dell’amore. In scena i ballerini introducono ottimamente la vicenda.

La festa in casa Capuleti convince nel suo insieme, così come la presentazione dei personaggi attraverso le arie:Tebaldo (Travon D. Walker)che promette a Paride il fascino della cuginaGiulietta (Jeanine De Bique), ilconte Capuleti (Werner Van Mechelen)che la presenta agli ospiti,Mercuzio (Michael Arivony)che sdrammatizza i foschi presentimenti diRomeo (Ismael Jordi), finché lo sguardo di quest’ultimo incontra quello di Giulietta.

La regia diJulia Burbachsi mette al servizio del testo e della musica, con una lettura piuttosto letterale del dramma, fluida e leggibile in ogni momento. La sostiene una scenografia unica diCécile Trémolières: un monticello leggermente arretrato rispetto al bordo del palco e solidi geometrici in tulle che scendono e risalgono dall’alto, con colori che mutano secondo le luci. L’impianto è ingegnoso e mai invadente, ma anche molto spoglio, e nulla in esso evoca la Verona dei Capuleti e dei Montecchi. E nella scena del giardino, l’ingresso furtivo di Romeo, aiutato dal paggioStéphano (Florence Losseau)a raggiungere il balcone di Giulietta, rischia di sfuggire allo spettatore. Il resto dell’incontro, con le dichiarazioni d’amore, i servi che cercano un paggio dei Montecchi e la separazione continuamente rimandata, scorre invece con naturalezza.

Ben riuscita l’interazione tra i personaggi nella scena dal frate, dove gli innamorati ottengono la benedizione diFrère Laurent (Maxim Kuzmin-Karavaev)nella speranza di riconciliare le famiglie, e altrettanto la rissa che segue, per movimenti e pathos: dalla canzone beffarda di Stefano sulla tortora nel nido di avvoltoi si arriva alla morte di Mercuzio per mano di Tebaldo, alla vendetta di Romeo e al suo bando. I movimenti collettivi sono molto ben regolati, anche grazie al lavoro delcoro della Monnaie, preparato daEmmanuel Trenque, che offre una prova particolarmente convincente per compattezza, precisione e capacità di sostenere l’azione scenica senza mai appesantirla.

Nel cast, accanto ai protagonisti, si distinguono ancheBenvolio (Taeksung Kwon),Grégorio (Oleg Volkov), ilconte Pâris (Leander Carlier),Gertrude (Rehanna Thelwell)e ilDuca di Verona (Sam Taskinen), tutti ben inseriti nell’economia complessiva dello spettacolo.

Bella la scena del risveglio e della separazione degli amanti, e bella anche quella in cui Giulietta, dopo qualche titubanza, beve la fiala offerta dal frate, spinta dall’amore per Romeo nonostante un terribile presentimento. L’interpretazione diJeanine De Biqueè intensa, anche se l’artista non era al massimo della forma fisica. Il crollo, mentre il padre parla della felicità coniugale che attende la figlia, è reso con efficacia. Bella la scelta di una Giulietta che vede “dall’esterno” svolgersi le vicende che seguono alla sua morte apparente.

L’ultimo atto è coinvolgente e ben recitato. Romeo, che non ha ricevuto il messaggio di Lorenzo, crede Giulietta morta e beve il veleno nella cripta. Lei si risveglia, i due si illudono per un istante di poter fuggire, poi lei comprende e si colpisce con il pugnale. È qui che i protagonisti danno il meglio, con una sincerità convincente perché trattenuta.

Nel complesso è una produzione limpida e piacevole da seguire, con un impianto che regge e un finale che ripaga della serata.

La Monnaie | De Munt, Bruxelles, fino al 17 ottobre 2026.
DirezioneValentina Peleggi, regiaJulia Burbach, scene e costumiCécile Trémolières, luciFabrice Kebour.

Foto di Pieter Claes

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