Jean-Paul Sartre e l’arte di dire no

da | 12 Novembre 2025 | Libri

22 ottobre 1964: l’Accademia di Stoccolma assegna il Premio Nobel per la letteratura a Jean-Paul Sartre, filosofo e scrittore francese. Ma Sartre, fedele alla sua indole ribelle e al suo radicale senso di libertà, lo rifiuta. Non è un colpo di scena improvviso, bensì l’ultimo atto di una coerenza che attraversa tutta la sua vita.

Già nel 1945, Sartre aveva declinato la Legione d’Onore, così come rifiutò un seggio al prestigioso Collège de France. “Lo scrittore deve rifiutare di lasciarsi trasformare in un’istituzione,” scrive nella lettera ufficiale indirizzata all’Accademia svedese. “Anche se questo avviene nelle forme più onorevoli.”

Le sue motivazioni, come spiega, sono sia personali che politiche. Sartre vede nel Nobel non solo una trappola che potrebbe alienare la sua libertà di pensiero, ma anche un gesto che rischierebbe di legarlo, suo malgrado, a un sistema culturale che egli percepisce come divisivo. “La sola lotta possibile sul fronte della cultura, in questo momento, è quella per la coesistenza pacifica tra la cultura dell’Est e quella dell’Ovest,” dichiara.

Eppure, nonostante la sua stima per l’istituzione del Nobel, Sartre è fermo: “Je le refuse, et vous pouvez l’écrire!” (“Lo rifiuto, e potete scriverlo!”). È una posizione che non ammette compromessi, un gesto che lo scrittore Eugenio Montale – lui stesso futuro Nobel – definì sul _Corriere della Sera_ come un rifiuto della “imbalsamazione” e del “collocamento prematuro in una nicchia del Pantheon letterario.”

Tuttavia, la leggenda vuole che, undici anni dopo, Sartre abbia tentato di recuperare il premio in denaro legato al Nobel – circa 900mila euro di oggi – per destinarlo a un’iniziativa umanitaria. Secondo Lars Gyllensten, membro della fondazione Nobel, la richiesta fu respinta: il denaro era già stato reinvestito. Ma Annie Cohen-Solal, biografa di Sartre, smentisce questa versione, mantenendo il mistero su un episodio che sembra uscito da un romanzo.

Sartre, interrogato da _Le Nouvel Observateur_ dopo il suo clamoroso rifiuto, riassunse tutto con una frase che suona come un manifesto: “Se avessi accettato il Nobel, sarei stato recuperato.” È lo stesso spirito che lo spinse, durante la guerra d’Algeria, a firmare il _Manifesto dei 212_ contro la repressione coloniale. In quel caso, Sartre avrebbe accettato un premio, ma non per sé: “Avrei accolto quel riconoscimento con gratitudine, perché avrebbe onorato la libertà per cui si lottava.”

Il rifiuto del Nobel, dunque, non fu solo un gesto personale, ma un’affermazione politica, un invito a non piegarsi a quelle che il filosofo avrebbe definito “le mani invisibili dell’istituzionalizzazione.” Come scrisse una volta Albert Camus, altro gigante della letteratura e antagonista di Sartre: “La vera generosità verso il futuro consiste nel donare tutto al presente.” Forse, in quel gesto di rifiuto, Sartre stava semplicemente offrendo sé stesso, senza compromessi, al presente e alla libertà. ph Jean-Paul Sartre, Paris 1943 © Henri Cartier-Bresson Foundation.

Stefania Lo Piparo

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