Hamnet – Nel nome del figlio: un capolavoro di dolore e memoria

da | 08 Aprile 2026 | Cinema, Libri

Hamnet – Nel nome del figlio di Chloé Zhao è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Maggie O’Farrell, co-autrice della sceneggiatura insieme alla regista. Con 8 candidature agli Oscar 2026, tra cui Miglior Film, Miglior Regista e Miglior Attrice Protagonista, il film racconta la storia di Agnes e William Shakespeare, interpretati da Jessie Buckley e Paul Mescal, nell’Inghilterra del Cinquecento.

La loro esistenza è segnata da una perdita improvvisa che lascia un vuoto senza nome, ma anche una scintilla creativa destinata a cambiare la storia del teatro.

La regia di Zhao rifiuta la narrazione lineare, preferendo una struttura per immagini ed emozioni che rispecchia lo stato interiore dei personaggi. La morte di Hamnet diventa il fulcro della pellicola, non come catarsi narrativa, ma come esperienza permanente e profonda che trasforma ogni cosa attorno ai protagonisti. Le interpretazioni di Jessie Buckley e Paul Mescal sono intense e viscerali, restituendo un dolore che non consola.

La fotografia di Łukasz Żal e la colonna sonora di Max Richter creano un’atmosfera materica e ostile, che rispecchia il lutto e la memoria. Il film non cerca di spiegare il dolore, ma di costruire uno spazio sensoriale in cui l’assenza e il vuoto diventano tangibili.

Hamnet – Nel nome del figlio è un’indagine sul rapporto tra dolore, memoria e creazione artistica. La perdita di Hamnet diventa simbolo della perdita universale, e il film suggerisce che l’arte non spiega il dolore, ma può offrire uno spazio per abitarlo. Il legame implicito con Amleto non è didascalico, ma sembra anzi suggerire che il cuore di ogni grande opera d’arte pulsa di ciò che rimane irrisolto nella nostra esperienza umana.

Oscar 2026 (98ª edizione): Miglior Attrice Protagonista: Jessie Buckley (per il ruolo di Agnes Shakespeare).

C’è una frase in “Hamnet” che risuona nella mia testa da quando mi ci sono imbattuta: “What is given may be taken away, at any time.” Puoi perdere ciò che hai in qualsiasi momento, spesso senza motivo, senza la forza per metabolizzare e la lucidità per affrontare la vertigine che ne deriva. Da questo strappo lacerante ci si riprende? Maggie O’Farrell fa un’operazione magistrale di retelling storico, ponendo al centro di “Hamnet” non Shakespeare, mai citato per nome, bensi la sua famiglia. Agnes, la moglie, è una figura anticonvenzionale, conoscitrice dei rimedi naturali per la cura di qualsiasi male e donna profondamente sensibile, e i suoi figli, in particolare i gemelli, Judith e Hamnet morto all’età di 11 anni per la peste. “Hamnet” è un racconto sì di perdita, ma anche di speranza, amore, rinascita. E di come il dolore più grande che un genitore possa provare abbia ispirato la tragedia più amata e conosciuta di Shakespeare: Amleto. Non aspettatevi una ricostruzione storica accurata o una biografia fedele. O’Farrell, attraverso una scrittura lirica e descrizioni minuziose, ci fa immergere in un frammento della vita di chi ha conosciuto uno dei più grandi drammaturghi mai esistiti, prima della sua ascesa, nel momento di massima vulnerabilità. Preparatevi a commuovervi.

In conclusione, sia il film che il libro sono opere che vale la pena di scoprire. Il film di Chloé Zhao è un’esperienza visiva e emotiva intensa, che ci fa riflettere sulla natura del dolore e della creatività. Il libro di Maggie O’Farrell è un romanzo che si legge con il cuore in mano, un’opera che esplora la profondità della perdita e la resilienza dell’amore. Entrambi ci ricordano che l’arte è spesso il risultato del dolore, e che la perdita può essere trasformata in qualcosa di bello e di significativo.

Stefania Lo Piparo

Stefania Lo Piparo

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