Giuseppe Lombardi, l’uomo del cambiamento | L’intervista

da | 04 Settembre 2025 | Attualità, Interviste, Opportunità

A cura di Ilaria Solazzo

Giuseppe Lombardi è tra i 20 candidati al Best Ceo Awards, un grande riconoscimeto internazionale per il manager italiano.

Il prestigioso Academy Best CEO Awards inserisce il nome di Giuseppe Lombardi tra i finalisti che si contenderanno il titolo di miglior CEO al mondo. Le premiazioni si terranno a Madrid il 29 e 30 novembre.

Un riconoscimento importante, che travalica i confini nazionali per proiettare l’eccellenza manageriale italiana sul palcoscenico internazionale. Giuseppe Lombardi, professionista noto per il suo stile riservato e operativo “dietro le quinte”, è stato inserito nella lista dei 30 finalisti selezionati per il Best CEO Awards, organizzato dalla prestigiosa Academy Best CEO Awards di New York.

Le premiazioni si svolgeranno a Madrid, il 29 e 30 novembre, e riuniranno top manager da tutto il mondo. Un evento esclusivo che punta a valorizzare le migliori pratiche di leadership, innovazione e gestione aziendale.

“Solitamente non amo parlare di me – ha dichiarato Lombardi in un raro post di condivisione pubblica – ma questa volta voglio informare, senza alcuna intenzione autocelebrativa. L’essere stato selezionato tra 30 colleghi di grandissimo standing è per me già un premio”.

Con il suo approccio sobrio ma determinato, Lombardi incarna perfettamente il modello di leadership moderna: discreta ma efficace, capace di costruire risultati tangibili senza ricorrere a riflettori o clamore mediatico. Una qualità che sembra essere stata premiata dalla giuria internazionale che ha curato le selezioni.

Il Best CEO Awards rappresenta uno degli appuntamenti più attesi nel mondo della leadership globale. La manifestazione non premia solo i risultati economici, ma anche la visione strategica, l’impatto sociale delle decisioni aziendali, l’innovazione e la capacità di guidare team in contesti complessi.

“Non andrò con la speranza di vincere – ha aggiunto Lombardi – ma con la consapevolezza di condividere questo momento con altri leader di altissimo livello. Certo, se poi arriverà anche il premio nella mia categoria, sarà festa grande”.

In attesa della cerimonia di premiazione, il nome di Giuseppe Lombardi continua a circolare tra addetti ai lavori e osservatori internazionali, come simbolo di un’imprenditoria sobria, competente e profondamente etica. Un esempio di come il merito possa ancora trovare spazio, anche lontano dai riflettori.

Stay tuned, dunque. Madrid potrebbe riservare una sorpresa tricolore.

Giuseppe Lombardi

Intervista a Giuseppe Lombardi: “La vera leadership è quella che si vede nei risulati, non nelle parole!”

In vista del prestigioso Best CEO Awards, abbiamo intervistato Giuseppe Lombardi, manager italiano recentemente inserito tra i 30 finalisti che si contenderanno il titolo di miglior CEO del mondo. Un’occasione per conoscere meglio la sua visione, il suo approccio alla leadership e le sue riflessioni su un riconoscimento che porta alto il nome dell’Italia nel mondo del management globale.

Signor Lombardi, intanto complimenti per la nomination. Come ha reagito alla notizia del suo inserimento tra i finalisti del Best CEO Awards?

La ringrazio. Devo ammettere che inizialmente sono rimasto sorpreso. Non mi aspettavo questo tipo di riconoscimento, anche perché ho sempre lavorato con l’idea di creare, non di apparire. Poi, naturalmente, ho provato un senso di gratitudine. Essere inserito tra 30 colleghi di così alto livello è già di per sé una vittoria.

Ha dichiarato di non amare parlare di sé e di preferire il lavoro dietro le quinte. Perché questo approccio?

Credo che il vero valore di un leader non si misuri da quanto parla di sé, ma da ciò che costruisce per gli altri. Sono convinto che la discrezione, se unita alla concretezza, sia una delle chiavi della credibilità. Non è necessario esporsi continuamente per essere incisivi.

Qual è, secondo Lei, la qualità più importante che deve avere un CEO oggi?

L’ascolto. In un mondo in continua evoluzione, saper ascoltare – i collaboratori, il mercato, le esigenze sociali – è fondamentale. Solo così si può avere una visione realmente strategica e sostenibile. La leadership non è imporsi, ma guidare con consapevolezza.

Cosa rappresenta per Lei questo riconoscimento internazionale, al di là dell’eventuale vittoria?

È una conferma che l’impegno quotidiano, anche se silenzioso, può essere visto e riconosciuto. E poi rappresenta una grande responsabilità: quella di portare avanti uno stile di management che sia etico, responsabile e umano. Non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per fare ancora meglio.

Cosa pensa della leadership in Italia oggi? Abbiamo ancora figure capaci di competere a livello globale?

Assolutamente sì. In Italia ci sono moltissimi leader competenti, visionari, spesso poco valorizzati. Il problema, a volte, è che diamo più spazio a chi fa rumore che a chi costruisce in silenzio. Ma la sostanza c’è, eccome. Bisogna solo saperla riconoscere e sostenere.

Può condividere con noi un momento particolarmente significativo del suo percorso professionale?

Ce ne sono diversi, ma uno in particolare riguarda una fase complessa in cui l’azienda che guidavo attraversava un periodo di crisi. In quel momento ho scelto di rimettere al centro le persone, ascoltare ogni livello dell’organizzazione e ricostruire partendo dai valori. È stata una scelta difficile, ma ha dato frutti duraturi. Lì ho capito davvero cosa significa essere un leader.

La nomination al Best CEO Awards arriva da New York, ma la premiazione sarà a Madrid. Cosa rappresenta per Lei l’internazionalizzazione del management?

È un’opportunità e una necessità. Oggi nessuna realtà può pensare in termini esclusivamente locali. Il confronto internazionale è fondamentale per crescere, innovare e rimanere competitivi. Essere valutati su scala globale è anche un modo per testare la solidità del proprio approccio.

Lei ha detto che non andrà a Madrid con la speranza di vincere. Se invece accadesse, cosa significherebbe per Lei quel premio?

Sarebbe una grande gioia, certo. Ma non per il trofeo in sé. Sarebbe la conferma che uno stile di leadership sobrio, umano e focalizzato sui risultati può essere vincente. Sarebbe anche un premio per tutte le persone che hanno lavorato con me, perché nessun traguardo si raggiunge da soli.

Infine, un consiglio che darebbe a un giovane manager che sogna di diventare CEO?

Non correte per arrivare in alto, correte per arrivare lontano. Studiate, ascoltate, sbagliate e imparate. Ma soprattutto, abbiate sempre ben chiaro che il ruolo di un CEO non è il potere, ma la responsabilità. Chi guida deve servire un’idea, un progetto e le persone che ne fanno parte.

Giuseppe Lombardi

Guardando oltre la brillante carriera professionale e il recente riconoscimento internazionale, ciò che colpisce profondamente in Giuseppe Lombardi è la coerenza tra il suo modo di essere e il suo modo di operare. La sua leadership non si limita alla sfera aziendale: si estende ad un impegno civile e umano che trova forma concreta nel suo coinvolgimento diretto nella Fondazione Rambaldi e in altre realtà del terzo settore. CEO Fondazione Rambaldi, vice Presidente Rambaldi Promotions, Direttore generale ASAS Roma, CEO M&C.

È qui che si manifesta con chiarezza il senso più autentico del suo percorso: utilizzare le competenze maturate nel mondo dell’impresa per generare valore sociale, culturale ed etico. La Fondazione Rambaldi, in particolare, rappresenta un ponte tra visione e azione, tra memoria e futuro. Lombardi non si limita a sostenerla: se ne occupa attivamente, con lo stesso spirito riservato ma determinato che contraddistingue tutta la sua carriera.

In un’epoca in cui la leadership è spesso associata all’apparenza e alla spettacolarizzazione del successo, Giuseppe Lombardi ci ricorda, invece, che il vero impatto si misura nella capacità di restituire, di prendersi cura, di costruire qualcosa che resti anche quando i riflettori si spengono.

Essere nominato tra i migliori CEO del mondo è certamente un grande onore, ma ciò che forse vale ancora di più è come si sceglie di usare quella posizione: per ispirare, per servire, per lasciare un segno che vada oltre il proprio nome.

In questo senso, Giuseppe Lombardi è molto più di un candidato a un premio: è un esempio. E oggi, più che mai, abbiamo bisogno di esempi così.

INFO:

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This