Intervista a un Poeta della Resilienza: L’Arte come Cura e la Lotta per i Diritti: Giovanni Giulino. Domande tratte dal suo libro “Frammenti di cuore. Riflessioni di un’aspirante poeta”.
Ciao Giovanni, è un piacere poterti intervistare. Nel tuo libro definisci la scrittura quasi come un’ossessione salutare, dicendo che ormai non riesci più a pensare se non in poesia. Da dove nasce questo legame così viscerale con la parola scritta?
Scrivere per me nasce da un bisogno di mettere nero su bianco i miei sentimenti e le mie emozioni. Credo che ogni persona con difficoltà dovrebbe trovare, tra virgolette, il fuoco nell’arte, che sia la poesia, che sia la pittura, qualsiasi forma d’arte curativa riguardo alle malattie dell’anima.
C’è stato un momento preciso della tua vita, magari durante la gioventù, in cui hai capito che i versi erano lo strumento giusto per esprimere il tuo mondo interiore?
Diciamo che “Frammenti di cuore”, le pressioni di un grande poeta, è una trilogia poetica, eh, quasi tutta autobiografica.
La tua silloge, “Frammenti di cuore”, raccoglie liriche e riflessioni molto intime. Quanto c’è della tua quotidianità, delle tue battaglie e delle tue gioie personali in questi testi?
C’è molto della mia vita, anche perché, eh, sono nato prematuro, eh, di 6 mesi, quindi, eh, ho voluto raccontare la mia vita, eh, attraverso, eh, riflessioni e testi poetici che ho racchiuso in questa trilogia. L’amore per me è quella cosa che, che muove il mondo, quel sentimento che, che muove il mondo. Senza l’amore non c’è vita in questo pianeta.
Nelle tue liriche l’Amore, scritto rigorosamente con la maiuscola, è un tema portante. Spesso canti una figura femminile idealizzata, capace di portare “festa negli angoli incantati del tuo cuore”. Che cos’è per te l’amore e quanto conta la fantasia nel darti l’ispirazione?
Eh, l’amore verso, eh, la donna amata è una, è una donna, eh, di- diciamo, ideale, che non esiste nella vita reale, e io la descrivo così come la immagino nella mia fantasia.
Attraverso le tue riflessioni in prosa, ti fai portavoce dei diritti delle persone con disabilità, denunciando con garbo ma fermezza le barriere architettoniche e le ingiustizie sociali. Credi che la poesia possa essere uno strumento efficace per svegliare le coscienze e costruire una società più inclusiva?
Sì, nelle mie riflessioni inerenti alla disabilità credo che attraverso, appunto, queste riflessioni poetiche, se così si possono chiamare, si possano risvegliare, eh, le coscienze, eh, della politica. A parte che nella politica ognuno tira questo mulino, eh, tant’è vero che non è legale l’assistente sessuale per le persone con disabilità. L’acronimo è OEAS, Operatore all’Emotività, all’Affetto Video, alla Sessualità. Eh, è una figura, eh, che, che ha a che fare con persone con disabilità, anche fisiche, e a chi non riesce gli insegna a praticare la masturbazione. Eh, no, il governo questo disegno di legge, che aveva fatto la segreteria di Grenat, non lo porta avanti perché paragona questa figura a una prostituta, ma non è una prostituta, è una figura altamente qualificata che si approccia con ragazzi disabili. Già in Danimarca, in Norvegia, in Svizzera c’è, e al nord si inizia a intravedere, per ora c’è solo il disegno di legge, bloccate il serrato.
Nel libro accenni con ironia e orgoglio all’opportunità di girare un cortometraggio basato sulla tua vita. Com’è stato vedersi raccontati attraverso la macchina da presa e cosa ti ha lasciato questa esperienza?
L’esperienza dei cortometraggi è stata bellissima, anche perché vedere ragazzi, eh, cimentarsi nella mia storia e raccontarla non è cosa, diciamo, di tutti i giorni. I ragazzi di oggi, i giovani di oggi, sono presi dalla loro vita, dallo smartphone, dai loro hobby, quindi non è facile cimentarsi, eh, nella storia di un ragazzo con disabilità. È stata davvero una bella esperienza. Ora, questo cortometraggio, mi sto informando se lo posso proiettare in Senato, visto che parla dell’assistente sessuale per le persone con disabilità. Vedrò nei mesi prossimi dal Senato cosa mi faranno sapere. Sono rimasti affascinati i ragazzi dalla mia storia, non me l’aspettavo, una cosa del genere. Oggi abbiamo bisogno di giovani con altri valori, che, che abbiano insiti come valori la- la coerenza, l’empatia. E, e se i valori non si imparano a casa, difficilmente la società e la politica li puoi impartire. I veri valori si imparano a casa. Domanda numero 5: ma mi spinge a scrivere il- il fatto di voler impiegare, eh, le mie giornate? Magari non scrivo tutti i giorni, ma quando penso a un abbraccio o un aggettivo, mi viene il titolo e butto giù una poesia. E i primi libri, due, li ho regalati, sia “Giovesse Dream” che “Gabbiani”, rispettivamente 2008 e del 2012. Il primo erano poesie, pensieri infantili da bambini, il secondo non lo sento mio perché mi hanno stravolto tutti i testi, quindi sento mio questo terzo libro e il primo libro.
La poesia è una forma d’arte elevata, ma per te ha anche un valore terapeutico. Cosa ti spinge a metterti a nudo sulla pagina e a usare i versi come uno specchio dell’anima?
E quindi, da quando mi dedico alla poesia, anche se non cammino, la mia vita è un po’ cambiata perché attraverso questa forma d’arte ho conosciuto una miriade di persone e mi sono confrontato con altri poeti, anche molto più bravi di me nella scrittura. È stata un’occasione di crescita e di confronto, specialmente per me che non ho possibilità di relazionarmi come vorrei a causa della mia disabilità. Se tutti riuscissero a mettere nero su bianco i loro sentimenti, reputo che la società sarebbe migliore. Al bambino che era in me se lo potessi incontrare, direi di- di impegnarsi di più, eh, nella fisioterapia.
Nelle tue poesie riaffiorano spesso i ricordi dell’infanzia e della giovinezza. Se oggi potessi incontrare quel bambino che muoveva i primi passi nel mondo, cosa gli diresti?
Io da- da piccolo ero pigro nel fare la fisioterapia, vomitavo, non la volevo fare, ma se tornassi indietro, se fossi bambino, eh, con l’adesso di adesso, mi impegnerei di più e farei le cose che da bambino non ho fatto. Domanda numero 7: il messaggio che voglio lanciare ai giovani è di essere altruisti e coerenti. Noi oggi abbiamo bisogno di giovani che vadano nelle scuole, neu- nell’università, a raccontare la loro storia e presentare i loro libri. Almeno questo è il mio sogno.
In un mondo spesso distratto, la tua opera è un forte messaggio di speranza, soprattutto per i più giovani. Qual è il messaggio principale che vorresti lasciare a chi leggerà questa intervista?
Credo che dai giovani che hanno avuto difficoltà gli altri giovani possano imparare molto a, a, per, eh, per rendere la loro vita migliore rispetto a quella che hanno attualmente. Io mi sono informato, eh, tramite la CRUE se posso presentare questo libro nelle università e tramite l’Ufficio Nazionale se lo posso presentare nelle scuole superiori. Sempre in terremoto tramite computer, mi devono fare sapere. Intanto è stata bellissima la presentazione l’11 novembre presso la sala Batteote, della Camera dei Deputati. Eravamo 22 persone e, eh, due assessori, una ha parlato dal remoto e una assessore in presenza, però ahimè non c’era nessun deputato. E per uno che non è di Roma, avere 22 persone presso la Camera dei Deputati è una cosa bellissima. Torno a parlare ai giovani e dico: impegnatevi con tutte le vostre forze, più che potete, in modo da non deve- da non dover dire grazie a nessuno per come volete la vostra vita. Come diceva Papa Giovanni Paolo II: prendete la vostra vita in mano e fate un capolavoro. Auguri a tutti i giovani.




