Era il 23 maggio 1992 e non fu solo una strage di mafia: Giovanni Falcone ucciso perché lasciato solo!

da | 23 Maggio 2026 | Attualità, Esperienze, Eventi, Serie TV

Il 23 maggio 1992 non fu soltanto il giorno della strage di Capaci. Fu il giorno in cui l’Italia comprese, nel modo più brutale, che la mafia e forze occulte avevano dichiarato guerra allo Stato.

Sull’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, cinquecento chili di tritolo squarciarono l’asfalto e la coscienza del Paese. Morirono Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Trentiquattro anni dopo, quella ferita continua a interrogare l’Italia.

I documentari Rai dedicati a Falcone restituiscono non solo la figura del magistrato, ma soprattutto la dimensione umana di un uomo che aveva scelto di sfidare Cosa Nostra e le forze che la proteggevano, sapendo perfettamente il prezzo che avrebbe potuto pagare. In “Chiedi chi era Giovanni Falcone” emerge il ritratto di un servitore dello Stato rigoroso, moderno, lontano dall’immagine dell’eroe solitario. Falcone era un investigatore innovativo, convinto che la mafia si potesse combattere seguendo i soldi, studiando i rapporti internazionali del traffico di droga e costruendo un metodo di lavoro collettivo.

Fu proprio questo metodo a rivoluzionare la lotta alla mafia. Nel pool antimafia di Palermo, insieme a Paolo Borsellino e agli altri magistrati, Falcone intuì che Cosa Nostra non era una somma di bande criminali, ma un’organizzazione unitaria e verticistica con fortissimi legami con servitori dello stato traditori e corrotti, e in poteri mai svelati. Le dichiarazioni dei pentiti, a partire da Tommaso Buscetta, gli permisero di ricostruire la struttura della Cupola mafiosa e di celebrare il maxiprocesso, che segnò una svolta storica nella giustizia italiana.

Nel documentario “Falcone contro Riina: la guerra di Cosa Nostra” si coglie con forza il livello dello scontro tra il magistrato e Totò Riina. Falcone aveva colpito il cuore economico e strategico della mafia, rompendo un sistema di potere che sembrava intoccabile. Per questo venne isolato, delegittimato, spesso lasciato solo anche da pezzi delle istituzioni e della magistratura. Le sue intuizioni investigative erano considerate troppo avanzate, il suo protagonismo veniva criticato. Eppure Falcone continuava a lavorare, consapevole che la mafia temeva soprattutto la competenza e la credibilità dello Stato.

In “Giovanni Falcone. C’era una volta a Palermo” emerge invece il legame profondo con la sua città. Palermo non è soltanto lo sfondo della sua storia: è il luogo delle contraddizioni, della bellezza ferita, della convivenza difficile tra normalità e violenza mafiosa. Falcone amava Palermo e soffriva per la rassegnazione che spesso circondava il fenomeno mafioso. Per lui la mafia non era invincibile né eterna: era un fatto umano e, come tutti i fatti umani, destinato ad avere una fine.

Forse una delle eredità più attuali di Falcone è proprio nel “peso delle parole”, tema centrale dell’omonimo documentario Rai. Falcone sapeva che le parole possono illuminare o confondere, costruire verità o alimentare ambiguità. Per questo rifiutava la retorica e preferiva i fatti. Parlava poco, ma ogni sua frase aveva il rigore dell’analisi e la forza della convinzione civile. Celebre rimane la sua affermazione: “Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”.

Oggi, nell’anniversario della strage di Capaci, il rischio più grande è trasformare Falcone in un’icona distante, buona soltanto per le commemorazioni. Ricordarlo davvero significa invece interrogarsi sul senso del suo lavoro e sul rapporto tra legalità, giustizia, politica e società. La mafia di oggi non è quella delle stragi del 1992: è più silenziosa, finanziaria, capace di infiltrarsi nell’economia e nelle istituzioni. Ma proprio per questo l’insegnamento di Falcone resta straordinariamente moderno.

La memoria non può essere un rito vuoto. Deve diventare responsabilità collettiva. Falcone ci ha insegnato che la lotta alla mafia non riguarda soltanto magistrati e forze dell’ordine, ma ogni cittadino. Riguarda il rispetto delle regole, il rifiuto dell’omertà, la difesa della libertà e della dignità dello Stato democratico.

Capaci non è soltanto il luogo di una strage. È il simbolo del sacrificio di chi ha creduto che la giustizia potesse essere più forte della paura. E finché il nome di Giovanni Falcone continuerà a essere ricordato non come un santino civile, ma come esempio concreto di coraggio e intelligenza, quella battaglia non sarà stata vana.

DOCUMETARI RAI IN MEMORIA DI GIOVANNI FALCONE

Chiedi chi era Giovanni Falcone:

https://www.raiplay.it/programmi/chiedichieragiovannifalcone

Falcone contro Riina: la guerra di Cosa Nostra:

https://www.raiplay.it/programmi/falconecontroriinalaguerradicosanostra

Giovanni Falcone. C’era una volta a Palermo:

https://www.raiplay.it/programmi/giovannifalconeceraunavoltaapalermo

Giovanni Falcone, il peso delle parole:

https://www.raiplay.it/programmi/giovannifalconeilpesodelleparole

Giovanni Falcone

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