“Si può fotografare il suono?” A Palermo la mostra multisensoriale di Arturo Di Vita

da|01 Marzo 2026|Arte,Mostre

La mostra multisensoriale a Palermo firmata daArturo Di Vitaè già visitabile alReal Teatro Santa Ceciliacon il progetto“Ascoltare l’attimo di luce”,un percorsoche mette in dialogo fotografia e suono trasformando la visione in esperienza coinvolgente e profonda.Inaugurata il 18 dicembre 2025, resterà apertafino al 22 marzo 2026.

La mostra nasce da un’idea semplice ma ambiziosa:si può fotografare il suono?Di Vita ha voluto provare a rispondere a questa domanda trasformando ogni fotografia in un ponte tra immagine e musica, catturando l’istante preciso in cui il gesto, lo sguardo e la nota si incontrano.  Un lavoro originale, capace di superare i confini tradizionali della fotografia e di proporre al pubblico un modo nuovo di vivere l’arte, dove l’immagine non si limita a essere osservata ma diventa spazio di ascolto e partecipazione.

Dentro e oltre la fotografia: il progetto dell’artista

l progetto di Di Vita prende forma attorno a un concetto chiave,la metafotografia. Non si tratta soltanto di immortalare un concerto, ma di raccontare il suono attraverso la luce e le posture degli artisti sul palco. È lo stesso autore a definirne i contorni con parole precise: «Metafotografia: dentro e oltre il medium. Interazione con altri media, in poche parole come la fotografia musicale si relazioni con il suono e ne può esserne rafforzata. Nel mio caso, come la luce nel tentativo di veicolare il suono proprio nel suono trovi il suo completamento», spiega l’artista.

Ogni scatto nasce da un’osservazione attenta. Il gesto che accompagna una nota, l’espressione che restituisce l’intensità dell’esecuzione diventano elementi centrali dell’immagine.«Nel mio sforzo di far sentire il suono osservando le posture degli artisti, mi sono chiesto se un elemento sonoro potesse aumentare l’emozione dello sguardo dell’oggetto fotografico», racconta Di Vita.

Da questa riflessione prende forma la scelta tecnica che distingue il progetto. Per rendere concreto questo approccio, ogni fotografia è stata associata a un frammento audio reale dell’esibizione, collegato tramite QR code. «Utilizzando un algoritmo creato proprio a questo scopo e veicolato dal qr code, ho pensato di inserire un frame audio di quello che l’artista stava interpretando. Ho cominciato con Ron Carter in un suo solo molto coinvolgente e visto che funzionava l’ho esteso ad altri artisti da me fotografati», continua.

Inquadrando il codice con lo smartphone parte il suono dell’istante catturato. L’ascolto in cuffia consente di concentrarsi sui dettagli e di vivere l’esperienza in modo più coinvolgente.«La fotografia resta ferma, ma il suono la attraversa e la completa. Non è un semplice video, ma un dialogo tra immobilità e movimento», chiarisce l’artista.

Di Vita sottolinea anche il carattere innovativo della proposta:«Un esperimento che credo primo in assoluto. Di solito il qr code è utilizzato per menù al ristorante, pubblicità o altre tipologie di semplice collegamento a pagine web. Nel mio caso, inquadrandolo parte l’audio del momento ripreso che in un ascolto in cuffia amplifica l’emozione generata dalla fotografia molto più che in un semplice video, perché ritrae e ferma qualcosa di non visto o sfuggito allo spettatore durante il concerto, perché attimo».

Per Di Vita, dunque, l’obiettivo non è soltanto catturare un’immagine, ma restituire quell’attimo unico fatto di gesto, sguardo e suono.«Ogni fotografia diventa un ponte tra ciò che si vede e ciò che si sente. L’immagine è già di per sé esperienza, ma con l’audio il momento prende vita, diventa più completo», conclude l’artista.

I protagonisti degli scatti

Il percorso espositivo raccoglie immagini dedicate a grandi nomi del jazz internazionale e italiano:

Dee Dee Bridgewater, Ron Carter, Chihiro Yamanaka, Darren Barrett, Fabrizio Bosso, Camille Bertault, Tom Harrell, Vito Giordano, Richard Bona, Ana Carla Maza, Jeremiah Edwards, Richard Galliano, Jazzmeia Horn, Nicole Henry, Aymèe Nuviola, Chiara Civello, Darius Brubeck, Grégory Privat, Halie Loren, Kenny Garret, Rita Marcotulli.

Accanto agli scatti sonorizzati, sono presenti anchegigantografierealizzate per ilSicilia Jazz Festivalche completano il percorso visivo, in questo caso senza supporto audio.

Come vivere l’esperienza

Per godere appieno della mostra è consigliato portare smartphone e cuffie o auricolari. L’ascolto individuale evita disturbi agli altri visitatori e permette di immergersi completamente nella luce fotografica. Al termine del percorso, i visitatori possono lasciare un ricordo dell’esperienza attraverso un QR Code collegato alle pagine social del progetto, così da condividere impressioni e commenti.

Il percorso artistico di Arturo Di Vita

Il rapporto con la fotografia nasce da bambino, quando riceve in regalo una macchina fotografica che inizialmente non comprende. La svolta arriva con la lettura di un opuscolo sulla gestualità dei siciliani scritto da Pitrè: da quel momento Di Vita intuisce che può fotografare il linguaggio non verbale del corpo e quello della natura, fatto di luci e ombre. Nel tempo matura la convinzione che l’osservazione sia già una forma di fotografia. La scelta di dedicarsi al jazz nasce anche dall’appello del maestroIgnazio Garsia,che si era incatenato ai cancelli del Teatro Massimo per chiedere maggiore attenzione verso questa musica. Da allora la fotografia musicale diventa il centro del suo lavoro, con una sfida precisa: dimostrare che il jazz merita la stessa dignità degli altri generi. Le sue immagini hanno viaggiato in diversi paesi, raggiungendo artisti e stampa di settore. Per Di Vita, la fotografia jazz non è solo racconto ma luce sonora che diventa emozione.

INFO:

La mostra è visitabile tutti i giorni dalle9.30 alle 12.30e, nei giorni di concerto, anche nelle ore serali. L’ingresso è gratuito.

Per informazioni è possibile scrivere abrasspalermo@gmail.com. Ulteriori aggiornamenti sono disponibili sulle pagine della Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group e di Arturo Di Vita Fotografia.

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