Osservo le tessere/sperse come lettere/d’un mosaico sfuggentequesti versi danno ragione del titolo scelto da Rosario Marco Atria per la sua interessante sillogeTessereed. Pagine.
Il titolo esprime una visione della vita come composizione di tessere per ritrovare se non la compiutezza almeno: “il passo, il fiato,il senso“ di una destinazione, di un mosaico che la rappresenti. Non si tratta di un semplice mosaico, ma di un’architettura ideale nella quale si coglie l’eco delMosaicosmodel filosofo palermitano Tommaso Romano.
In una modernità in cui l’effimero e il transeunte delle mode rischiano di divenire l’oggetto dell’arte, la contemplazione estetica del poeta Atria ricerca una via d’uscita, un impegno sul senso della vita, un modo di cogliere i segnali di quelquidche mette l’uomo sul sentiero di una verità e porta la Poesia, agenerare una nuova galassia,compendiatanellarosa rossache sboccia nel deserto. Predomina nei testi il tono pacato della riflessione (distinguo e rivivo econtemplo),l’arcana magiadi una luce “triste di fine estate…mobil imago del nostro destino”.
In questo percorso, scandito in cinque sezioni, Gemme di Memoria,Sigilli,Vertigini e Abissi,Canto e Disincanto,OltreAmore, Rosario Marco Atria valorizza la memoria, l’amore, il sentimento di una profonda religiosità. In aperturaGemme di Memoria.La memoria è il momentoin cui si fanno i conti con se stessi con i luoghi reali ed ideali che ci hanno reso quel che siamo. Nella inseparabile duplice gemmazione, come pianta e come pietra preziosa, la memoria si pone nel vortice del tempo…Là le radici/ le storie perdute/ gl’incontri sfiorati/ i possibili sé…Di particolare evidenza èItaca, meta del viaggio della vita. Diversamente da C. Kavafis, che augura il viaggio, lungo e avventuroso verso l’isola , Atria privilegia l’approdo fiducioso: ”Ti scopro poco alla volta,/Itaca radiosa, /Porto sicuro,/invocato approdo”.
Ed anche Selinunte ricca di storia, è sintetizzata nell’invasione cartaginese del V sec., rievocata nel suo monumento più elevato : “Questo Tempio…in eterno piegato/ la tua storia a narrar”.Interessante risulta il confronto col conterraneo poeta Tino Traina che di Selinunte rievoca l’eroe fondatore Pàmmilo e gli scavi archeologici che tra gli sterpi riportano alla luce la città: “bassa negli occhi la tua forma vera”.
Itaca e Selinunte, il mito e la storia, rimandano e testimoniano la matrice greca della poesia e dell’ampia cultura del poeta,la voce che lo plasmòcome ha detto il poeta Odysseas Elitis, evocatore di una Grecia solida, sicura della propria identità mediterranea, che si fonde con il mare:
La Grecia che con passo sicuro entra nel mare
La Grecia che sempre mi reca in viaggio
Su monti nudi gloriosi di neve.
(Sole il Primo ,Guanda, 1979, trad. it. Nicola Crocetti)
La sezioneSigilliapre il temadellafavola bella, la relazione intima del poeta con la poesia/donna amata, legame che vince l’onda chetravolge e spezza/ sogni e speranze;poesia che sa farsi “fenditura nella tela”,casa, mondo. L’idea del sigillo evoca ilCantico dei cantici:
“Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio”
a cui la sezione è vicina anche per la visione dell’aspetto fisico dell’amore :”t’amo di carne e lacrime…baci carezze gemiti..la mano che cura”.
Quasi a metà della silloge s’apre la parentesi diVertigini e Abissi, espressione dello strebenversoLuce e Parolaper cogliere “l’ineffabile nesso”, ilnododantesco, della creazione divina. E dare senso alla propria umanità nell’incontro con chi non c’è più, nell’abbraccio di “ogni mondo e dell’umanità che soffre “con dignità “mai piegando il capo,chelottando vuol ripartir daccapo”.
Rosario Marco Atria riprende il tema amoroso inCanto e Disincanto.Ma” L‘improvvisa scintilla/ che all’estasi conduce …Lungo la schiena il fremito/ d’irrinunciabile piacere…d’ogni bacio ruggente “ si unisce a variazioni in negativo : “Ora sei un’ombra che lenta e mesta/ scivola via dal mio cuore incauto….l’inatteso silenzio della tua assenza”.È l’alterna vicenda d’amore tra i poeti e la musa, già espressa con olimpico equilibrio da Orazio:
quondam cithara tacentem
suscitat Musam neque semper arcum tendit Apollo.( Odi, II, X )
ma inTessereè tinta di dramma, il poeta contemporaneo ha l’anima sfibrata, dice accorato:“Ispirami altri versi,/ o Musa del mio cuore:/chè senza la tua voce/ poetare non so più”.
L’ultima sezioneOltreAmore ha un ritmo ascendente, dantesco, “ordito fulgido che riannoda i sentieri,altra Aurora “culminante nel volo dei colombi che chiude la silloge. L’amore per la poesia si raffina “in un patto d’anima/ che non trova il suo eguale….Ancelle devote/ le incantevoli Muse..indichino a te rotte / di destinazione”. Adesso la poesia sceglie di” accogliere/ del viandante imperfetto/ cadute e sconfitte./ Custodire i segreti. Venerarne la fragilità….Per sognare. Costruire. Osare”.I tre infiniti, forme implicite di proposizioni finali, rivelano che il cammino introspettivo del poeta giunge a conclusione. Il dettato poetico diTessereunisce il classicismo del lessico e del ritmo a una sintassi franta e talvolta ellittica. Resta comunque fermo l’omaggio di Rosario Marco Atria alla tradizione letteraria:Studium est alma poësis .




