Musica: “Es Nova”, la nostra intervista

da|20 Febbraio 2026|Interviste,Musica

Es Novaè un polo artistico e musicale che riunisce linguaggi, estetiche, artisti e visioni differenti. Fondato nel 2015 da Nicola Rosti, Erica Agostini e Alice Drudi, il collettivo ha intrapreso un percorso continuo di ricerca ed evoluzione attraverso la musica ambient, il minimalismo, l’avant-jazz, la musica elettroacustica e il prog-rock, fino a definire una propria estetica distintiva.

Attraverso la sound art e la musica improvvisata, Es Nova esprime il proprio linguaggio all’interno di gallerie d’arte contemporanea, musei, spazi performativi, cinema e teatri. Non esistono partiture, canzoni o strutture compositive predeterminate. Gli artisti dialogano invece attraverso intuizione e improvvisazione, lasciando che il flusso degli eventi musicali guidi ciò che prende forma. Dal 2022, Es Nova ha abbracciato la propria essenza più autentica nella creazione di musica per viaggi immersivi, in stretto dialogo con le arti visive. Con dodici progetti ufficiali e numerose collaborazioni con artisti e performer di rilievo, il collettivo continua ad ampliare i confini dell’espressione artistica.

Come descrivereste l’evoluzione del vostro linguaggio artistico nel corso degli anni e quali tappe sentite siano state più significative per la vostra crescita come artisti?

Il nostro background musicale è piuttosto eterogeneo e negli anni ha spaziato dal prog-rock all’ambient, al pop, passando per l’indie e la musica elettronica. Attraverso questi linguaggi siamo approdati all’idea di dare voce a un nostro linguaggio, fatto più di suono che di note, più di estemporaneità che di riproduzione di repertori. In generale, le tappe fondamentali sono state l’adozione di un approccio maggiormente legato al collettivo come organismo produttivo piuttosto che al singolo, lasciando spazio alle idee che nascono da un’intenzione comune più che a singole proposte assemblate in fase di composizione e arrangiamento e poi semplicemente riproposte dal vivo. Portare dal vivo questo approccio ha senz’altro rappresentato una tappa importante, accompagnando lo sviluppo dell’intero percorso.

Quali sono le principali influenze – culturali, filosofiche o visive – che alimentano il vostro lavoro e come si riflettono nelle opere che presentate oggi?
Anche in questo caso sono molteplici ed eterogenee. Ognuno di noi proviene da un background culturale differente, che ha contribuito in modo significativo a definire le modalità di lavoro e i contenuti all’interno di Es Nova. Autori e correnti per noi importanti sono stati Lacan, Aristotele, Hegel, Cage, così come Jacques Tati, il dadaismo, Lynch, Duchamp, il canto Werbeck e l’enneagramma. In modi differenti hanno tutti contribuito ad arricchire il nostro patrimonio di idee e linguaggi, permettendoci di guardare il mondo musicale da prospettive non esclusivamente musicali. Hanno inoltre contribuito a fondare e sostenere le pratiche improvvisative e, più in generale, il discorso nel quale ci riconosciamo.

Nel vostro processo creativo, c’è un momento, un rituale o uno spazio particolare che considerate essenziale per dare forma alle vostre idee?
Probabilmente quando discutiamo insieme dei progetti futuri, seduti intorno a un tavolo. Mettiamo in campo idee, delimitiamo il perimetro del lavoro, visioniamo nuovo materiale, ascoltiamo lavori di altri, finché non emerge un’intuizione, una corsia preferenziale di ricerca, e decidiamo di accoglierla ed elaborarla.

Guardando alla scena artistica contemporanea, quali tendenze o pratiche vi entusiasmano di più e perché?
Senz’altro ciò che è legato all’improvvisazione e alle proposte intermediali. Privilegiamo un approccio non troppo vincolato alle tecnologie immersive, preferendo un’aderenza maggiore all’aspetto corporeo, minimalista, quasi in bianco e nero, senza fronzoli o effetti speciali.

Che rapporto avete con il pubblico che fruisce le vostre opere? Cosa sperate che chi partecipa ai vostri eventi o ascolta il vostro lavoro porti con sé dopo l’esperienza?
Il rapporto è legato alle circostanze di ogni singolo evento. Ci piacerebbe che lo spettatore portasse con sé l’esperienza di un’idea di fondo, intuibile, capace di accompagnare o fecondare altri aspetti della sua vita, ponendosi interrogativi e lasciando aperto uno spazio di ricerca. Apprezziamo quando ai nostri eventi si percepisce chiaramente un clima di partecipazione viva, immersa e concentrata. Cerchiamo di proporre qualcosa che richieda un atteggiamento attivo e critico, fornendo frammenti da ricomporre e riorganizzare, ognuno a modo proprio, piuttosto che un prodotto già definito e compiuto.

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