La grazia come sguardo: recensione del film di Paolo Sorrentino

da | 27 Gennaio 2026 | Cinema

di Franca Spagnolo

Ho visto La grazia di Paolo Sorrentino. Non ho mai amato del tutto il suo cinema, l’ho spesso percepito distante, più affascinante che coinvolgente. Questo film, però, ribalta ogni riserva. Credo sia il film migliore che abbia realizzato.

Nulla è lasciato al caso. Ogni immagine è essenziale, ogni dialogo calibrato, ogni silenzio abitato. Il regista non accompagna lo spettatore: lo invita a sostare, a fermarsi dove generalmente si tende ad aumentare il passo.

Dove?

Nella propria coscienza. Nello spazio in cui il tempo si annulla e i sogni diventano materia, non prendendo forma ma godendo della lentezza del tempo.

La grazia è un’opera di alta precisione cinematografica, in cui la forma non è ornamento, ma sostanza. Il cuore del film è proprio la grazia… non come dono miracoloso, ma come postura dello sguardo. Un modo di osservare la vita che non si arresta al visibile, che accetta l’oltre, che intuisce ciò che sta sempre appena più in là dell’orizzonte. È lì che il film respira.

La verità, in Sorrentino, non è mai assoluta né dichiarata. È personale, fragile, ed è il punto da cui si dilatano gli strati profondi di una coscienza che si risveglia.

La vita, quando si libera dalla gravità — dai pesi imposti, dai ruoli, dalle paure — diventa leggera. E nella leggerezza non perde profondità. Al contrario, entrando in armonia con il movimento del mondo, guadagna luce e forza.

Il film affronta temi radicali — eutanasia, vita e morte, libertà, amore, ossessioni — senza mai forzare il giudizio. Sorrentino li sfiora con una delicatezza che non edulcora, e tuttavia mostra la verità senza violarla. È un cinema che non grida, non spiega, non insegue consensi. Un cinema che, nell’esporsi, si espone.

Direi che il film di Sorrentino è un’opera matura e necessaria, che chiede allo spettatore di essere presente. Non offre risposte, ma apre spazi interiori. E in un momento storico in cui si rincorrono certezze immediate, questa è forse la sua forma più alta di coraggio.

Un film da guardare per vedere… perché vedere è un atto di grazia.

Namasté

Franca Spagnolo

Franca Spagnolo
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