Il libro dei Gaeli di James Yorkston

da|13 Luglio 2026|Libri

Nelle pieghe di un’Irlanda che sembra sempre sul punto di dissolversi tra nebbie e piogge, si muove Fraser, un poeta giovane ma già segnato dal lutto – la moglie, trascinata via dal lago vicino casa, inghiottita da un silenzio che non restituisce nulla.

Siamo nel 1975, in un villaggio della contea di Cork, dove il tempo sembra scorrere come un fiume lento e ostinato, e dove la vita si misura in stenti e silenzi. Fraser, però, non è solo: ha due figli, Jason e Paul, e un’ostinata voglia di dar loro qualcosa di più di un’esistenza ridotta a scarti e rinunce.

Così, con la caparbietà di chi non ha alternative, Fraser affida le sue poesie al vento delle poste, sperando che un editore le raccolga. Quando finalmente arriva una risposta da Dublino, è come se il cielo si aprisse per un istante sopra le colline grigie: un invito a pubblicare quelle liriche raccolte ne _Il libro dei Gaeli_. E allora Fraser parte, con i due bambini al seguito, intraprendendo un viaggio che è più di un semplice spostamento geografico – è un pellegrinaggio attraverso un’Irlanda rurale che si srotola davanti a loro come un tappeto di erica e spine.

La voce narrante, quella di uno dei figli, è un flauto pastorale che accompagna la storia con la semplicità di un bambino di dieci anni, ma Yorkston non si limita a un solo strumento: alterna le prospettive con la grazia di un direttore d’orchestra, intrecciando le esperienze del fratellino di otto anni e le riflessioni di Fraser. E poi c’è la poesia, che si insinua nella prosa come il profumo salmastro del mare in una notte di tempesta, con estratti dal _Libro dei Gaeli_ che Fraser scrive nei suoi momenti di solitudine, quando il peso della vita non gli lascia altra via di fuga.

A ogni pagina, ci si perde tra le brume irlandesi: la bellezza aspra dei paesaggi, l’ombra incombente del cattolicesimo, la povertà che scava solchi profondi nelle vite, ma anche l’arte e la libertà, che brillano come un raggio di sole che filtra tra le nubi. Questo romanzo è una danza malinconica, un canto che si insinua sottopelle e non ti lascia più.

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