Ho vissuto fin dalla mia infanzia in un ambiente creativo e molto di questo era già nel mio DNA grazie a tutti i miei nonni che vivevano di sartoria, oreficeria e che non ho potuto vivere e conoscere come avrei voluto per la loro prematura scomparsa.
Mi sono formata da autodidatta pur trovando solo lentamente la mia strada, che, soprattutto da ragazzina era un po’ limitata dalla figura creativa ed eclettica di mio padre.
Tuttavia, questo ha portato nella mia vita un’innata predisposizione all’arte, al riconoscimento del bello, al gusto e alle scelte di varie forme espressive: mio padre, infatti, era orafo, incisore e scultore. Mia madre lavorò per quarant’anni alla Lancio, famosa rivista di fotoromanzi.
Sono partita dunque da uno studio dei miei scatti fotografici per realizzare gli acquerelli, già molto prima dell’uso degli smartphone, dove selezionavo luce e oggetti per meglio armonizzarli. Dopo aver sperimentato diverse tecniche e forme espressive quali pittura su stoffa, tempera, china, nudo, disegni di abiti mi sono avvicinata all’acquerello.
“Riflessi e trasparenze” nasce nel 1996 e già prima di quegli anni mi interrogavo sui vari misteri della vita. Iniziai così a leggere e a documentarmi fino a vedermi protagonista di un lavoro interiore con approccio olistico, utilizzando soprattutto Gruppi di Costellazioni familiari di Bert Hellinger, gruppi Gestalt e da un Master in Art Counseling concluso nel 2017.
I soggetti di vetro e metallo li considero metafore che rappresentano il mio stile di vita. Li ho associati all’importanza di lasciar trasparire le emozioni, al lavoro interiore, per conoscerci profondamente ed essere trasparenti in primis con noi stessi. Quando questa presa di consapevolezza è conquistata quotidianamente, inevitabilmente la riflettiamo all’esterno come fa il metallo, influenzando ciò che ci circonda.
Questa dimensione mi appartiene e costituisce parte centrale del mio stile di vita.
Dopo circa vent’anni era inevitabile per me pormi alcune domande e sentire anche in futuro l’esigenza di misurarmi con altre forme espressive. Nel 2017 infatti inizio con tele di grandi dimensioni 120 x 80 x 3 le mie “Trame di vita” dove astrattamente riporto con colori e tratti lineari una sorta di narrazione di storie che ho ascoltato e interpretato sulla mia pelle nei gruppi di crescita personale frequentati.
Nello stesso anno con piccole realizzazioni 23 x 12 inizio così a tecnica mista i “Ritratti metaforici” al fine di parlare attraverso simboli, date, frasi, luoghi, della storia di alcune figure note.
Successivamente nel 2018, quasi per caso, inizio una produzione di astratti dove associo la gestualità alla musica “Jazz” immortalando alcuni brani famosi su tela 50 x 60. Questo genere musicale oltre al grandissimo fascino, sensualità e carica, lo ritengo il più significativo e adatto all’accostamento dell’umore dettato da fasi di vita, perfetto nella catarsi e negli stati di riflessione e grande energia che consentono poi una trasformazione.
Nel 2019 sento l’urgenza di utilizzare le parole associate ad un disegno, la tela e la carta non erano più sufficienti a trattare argomenti per me importanti. Iniziano così le mie illustrazioni “MyLightArt” dove con pochi tratti e una testa a lampadina accesa che simboleggia la consapevolezza, affronto temi dove è necessaria una riflessione anche con una certa leggerezza e ironia.
Ci sono state circostanze in cui ne ho prodotte su richiesta per eventi, dibattiti etc.
Come è nata la tua passione per l’arte e per le arti visive in particolare?
Diciamo che a parte il DNA, ho fatto da spugna all’energia che ho vissuto in famiglia ma anche in tutto ciò che erano le mie passioni quali il cinema, la musica, la moda, la fotografia del mio tempo e del tempo passato. A questo si aggiunge il mio primo amore fin dai primi anni, che era la ginnastica artistica e l’espressività corporea.
Il tuo sogno di bambina era già questo?
Il mio primo sogno da bambina era insegnare ginnastica artistica e malgrado la viscerale passione e determinazione dovetti accantonarlo con grande dispiacere. Nel tempo comunque ho trovato il modo di esprimermi grazie al fisico da ex ginnasta e le molteplici idee di posa come modella, Photo Art Director e Stylist. Per me è una performance a tutti gli effetti dove faccio scultura con il mio corpo e curo ogni dettaglio senza l’utilizzo di truccatori, parrucchieri. Inizialmente la produzione decennale con il fotografo Pino Alberto Sturniolo iniziata nel 2014 e più recentemente con il professionista Paolo Soriani al quale ci lega la passione per il jazz. Ho collaborato inoltre per il body painting con Miguel Gomez Direttore della Bibart di Bari.
Ciò che mi accade spesso è il dar voce ad un’esigenza di dover possedere con il mio corpo un luogo, un oggetto di arredamento una scultura una porta per farne parte ed essere tutt’uno.
Hai avuto alcune collaborazioni interessanti visto la tua poliedricità?
Alcuni musicisti hanno tratto ispirazione dalle mie opere: tra essi, il pianista del V&A Museum di Londra Antimo Magnotta, il Maestro compositore del Conservatorio di Valencia Emilio Calandin, il chitarrista Tiberio Pandimiglio, il chitarrista Cosimo Antitomaso.
Ho avuto il piacere di esporre un’opera durante un bellissimo concerto degli Indaco all’Auditorium, un gruppo storico e di grande carica emotiva che ho sentito affine.
Negli anni ho avuto occasione di creare varie copertine di libri, dalla poesia, narrativa, alla psicologia, allo sport così come per una copertina di un album già nel 1994.
Ho collaborato inoltre con il regista Enrico Vanzina che in alcuni suoi film ha utilizzato svariate mie opere, scelte dalla sua scenografa e affermata arredatrice.
Su richiesta ho creato due “Trame di vita” per la sala dei gruppi di crescita personale dell’CEPIB Centro di Psicologia integrata per il Benessere proprio per citarne una con dei terapeuti di un certo rilievo.
Come definiresti il tuo linguaggio artistico e cosa vuoi trasmettere?
Ho sempre ascoltato me stessa e ciò che il cuore mi suggeriva così come i pensieri e idee a cui ho dato: voce, penna, pennello, posa. Posso permettermi di dire che il linguaggio è introspettivo e motivazionale, punto all’ascolto di sé e all’azione, un invito al narrarsi e al portare alla luce chi siamo per poter poi fare un cambiamento.
Quali sono secondo te le qualità, i talenti, le abilità che deve possedere un artista per essere definito tale? Chi è “Artista” oggi secondo te?
L’artista di oggi, ovviamente a mio parere, è di un artista “lavorato”. Un individuo che si è osservato, ascoltato e che ha visto ombre e luce di se stesso. Finchè queste dinamiche interne non vengono riconosciute e elaborate l’arte che si produce risente di queste zone di ombra quando sono molto spiccate. Di conseguenza l’arte che si crea porterà quella stessa energia e un’opera ne rimane intrisa.
L’urgenza e l’evoluzione dell’artista dovrebbe essere proprio questa poiché ora abbiamo ogni mezzo e ogni occasione di consapevolizzare chi siamo e quale è la nostra missione.
Ogni artista ha la responsabilità di portare a vibrare in modo sano con un’energia pulita se pure con una parte in ombra, che dia una giusta carica, necessaria all’azione e alla costanza creativa.
Abbiamo avuto figure storiche autodistruttive in ogni ambito e modo possibile e ciò non è più ammissibile per il nostro tempo.
Inoltre, non basta essere bravi se non si sa cosa dire, la bravura è una cosa il portare un messaggio è un’altra. Avere un obiettivo, una personalità un’originalità, questo è fondamentale il sapersi distinguere e fare la differenza mettendoci la faccia e che quella faccia emani carica, non depressione, luce e empatia e non inquietudine o sguardo pesante. Inizialmente postavo solo ed esclusivamente le foto di opere nei social fino a quando ho compreso che il volto gli occhi il sorriso fanno un enorme differenza. Guardare un volto anche per la fisiognomica, dice tanto. Gli occhi essendo lo specchio dell’anima devono contagiare e pulsare. Così chi ti vede come artista ti ritrova nelle opere.
Quali sono i punti di debolezza e quali quelli di forza in un lavoro come il tuo in Italia?
La vita dell’artista in Italia è realmente pessima… a meno che non si parta da una situazione stabile in famiglia o si hanno dei contatti validi.
Questo paese non mi rappresenta per vari aspetti e se pure è uno dei maggiori esponenti di talenti eccellenti, l’arte non viene fatta fluire realmente. Basti pensare che in Irlanda da anni c’è un sussidio per gli artisti locali proprio per dar valore all’arte nata con orgoglio nell’isola di smeraldo.
C’è una lentezza e chiusura al nuovo, che il giorno dopo per l’artista è già vecchio, mentre chi osserva dieci anni dopo forse riesce a coglierne il messaggio.
L’Arte, portando alla riflessione è un mezzo anche terapeutico che può portare alla consapevolezza e al cambiamento e in una realtà italiana dove l’energia viene bloccata ha poco spazio.
Ci sono queste persone che senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?
In primis mio padre e mia madre perché comunque sono frutto del loro amore reale e se pure con tutta la loro storia e bagaglio, hanno cercato di fare ciò che hanno potuto per la situazione che vivevano in quagli anni.
Mio padre mi donò per i miei diciotto anni, un originale “logo” da lui ideato come incisore, che univa le iniziali nostre e di suo padre, orafo come lui e ne ha poi realizzato un piccolo ciondolo con orecchini in argento. Quell’idea e disegno dopo diversi anni nel 2016 è diventato il mio marchio che ho registrato e che utilizzo per la produzione di shopper, t-shirt, blocchetti etc.
Parlaci di questa tua produzione, blocchetti?
Si in particolar modo i miei blocchetti li ho considerati e iniziati a produrre nel 2020 perché hanno una funzione diversa e maggiormente importante nei giorni nostri, sia perché non si scrive più e anche nelle nuove generazioni questa abitudine deve rimanere viva.
L’altra cosa importante è il testo che riporto dietro, relativo al senso di questi miei acquerelli in cover “Riflessi e trasparenze” e allo scopo e invito del mio progetto: riflettere, trasparire. Scrivere di noi dei nostri sogni, obiettivi, percorsi, un diario di viaggio all’interno di noi.
Parlaci del tuo Jazz
Dopo molti anni in questo ambiente anche dopo una importante e lunga relazione con un jazzista, varie amicizie e conoscenze, ho dato inizio nel 2017 a questa produzione diversificata che comprende: acquerelli, semi astratti, astratti illustrazioni e foto di mie idee oltre ai miei blocchetti dove omaggio il meraviglioso e storico locale Alexanderplatz Jazz Club.
Oltre a varie esposizioni sono stata ospite a Tolfa Jazz e ad esempio Radio Vaticana mi ha dato voce proprio sul tema.
Ci sono frasi che ti hanno dato spunti o in cui ti ritrovi?
Certamente, ma scrivo le mie di frasi e noto che ci si serve quasi esclusivamente di “frasi fatte” quasi a delegare per pigrizia di trovarne nostre altrettanto valide.
Una delle mie illustrazioni: “Dove c’è luce e colore c’è lavoro interiore”
Tre film da vedere assolutamente? E perché secondo te proprio questi?
Anni fa lavorai in una videoteca e da appassionata fin dalla mia adolescenza, oltre ad aver fatto un corso di Cinema e Psicologia, non mi è assolutamente facile poter riassumere tre titoli.
Tuttavia, considererei: Pleasantville, L’attimo fuggente, Revolutionary road.
Tre sono pochi e li ho scelti velocemente sul momento, lascio a voi il perché proprio questi.
Ci parli dei tuoi imminenti impegni professionali, dei tuoi lavori e delle tue opere in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnata?
Seguo sempre il flusso mio e di quello che mi viene proposto. L’energia nei progetti costanti e quelli nuovi rimangono tale finché non diventano reali e quindi sarete aggiornati appena avrò novità.
Ricordando inoltre che quest’anno il mio progetto acquarellistico copie trent’anni e questo fa una certa emozione.
Dove potranno seguirti i nostri lettori?
Nel blog del mio sito solitamente carico sempre le novità.
Mi trovate sui social più importanti e sul mio canale You Tube progressivamente pubblico interviste e video.
Grazie molte per l’attenzione, vi aspetto per condividere!




Germana Galdi
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