Il libro: “Tra le righe della memoria. La forza silenziosa dei legami” di Eugenio Alaio | Presentazione e intervista

da | 02 Novembre 2025 | Libri

“Tra le righe della memoria. La forza silenziosa dei legami”, pubblicato da SBS Edizioni, attraversa amicizie, amori e promesse condivise per restituire il peso lieve dei ricordi che plasmano identità e scelte.

La narrazione intreccia intimità e viaggio, soffermandosi su ciò che resta e su ciò che cambia quando la vita mette alla prova. Con uno sguardo partecipe, l’autore esplora la dignità delle relazioni e il valore delle presenze silenziose che accompagnano il percorso dei protagonisti. Eugenio Alaio sarà a Più libri più liberi per incontrare il pubblico e firmare le copie allo stand SBS Edizioni G05 dal 4 all’8 dicembre; presentazione venerdì 5 dicembre alle 14:30 in Sala Nettuno.

Qual è l’immagine iniziale che ha dato l’innesco alla scrittura di “Tra le righe della memoria”?

Quando ho immaginato “Tra le righe della memoria” ero pervaso dal desiderio di raccontare la storia di un uomo – già protagonista del mio primo romanzo Il silenzio delle donne – descrivendone la sua forza, le sue debolezze ma pur sempre percorrendo scenari presi in giro per il mondo e accompagnato dagli amici, quelli di sempre, della brigata e dalle donne che rimarcano la forza necessaria ad affrontare le vicissitudini della vita. Il tema veniva modulato dagli eventi legati alla sua malattia, definita un’apparenza – perché è tale agli occhi di chi ti ascolta e all’ammalato stesso. Dipende dalla frequenza dei suoni che emana.

In che modo i diversi legami — amicizia, amore, famiglia — orientano la struttura e il ritmo del libro?

L’amicizia consente di stabilire  il legame che apre e chiude spesso gli episodi più leggeri, i momenti di complicità, di passato condiviso che ritorna. Scandisce i salti temporali — “ricordo quando stavamo insieme” — che introducono capitoli più riflessivi. E’ alla base del romanzo e viene elevata ad un valore inestimabile “La famiglia non è sangue, ma amicizia “. Spesso indiscussa, non richiesta, ma naturalmente al fianco di ognuno dei personaggi del libro, perché l’amico, quello vero, quello della brigata, non è colui che ti accompagna per un tratto di  vita e poi scompare, ma è colui che ti sta al fianco quando meno te lo aspetti, quando ne hai bisogno e ti accompagna, anche distante e silente, per tutta la vita. L’amicizia evolve poi nell’amore – un amore cortese che si sviluppa con naturalezza -che spesso, può cambiare il corso della vita e può condurci a fare delle scelte, anche estreme – ed è questo che accade a Gianfranco, il protagonista – fino al momento in cui pesi effettivamente che cosa è l’amore  e ne comprendi effettivamente il significato

Questi tre tipi di legame guidano la struttura del romanzo: alternanza di scene di viaggio o movimento, scene di memoria o confronto, scene di relazioni, più emotivamente cariche. Danno vita ad una storia d’amore, d’amicizia, di ricerca dell’io e della verità dei valori.

Quali luoghi o viaggi hanno influenzato maggiormente l’atmosfera e le scelte narrative?

Sono i luoghi in cui i ricordi ed il simbolismo da essi derivanti hanno avuto più rilevanza. Sono quelli in cui la bellezza ha avuto maggiore capacità di pervadere l’animo del protagonista e di chi lo accompagna nel suo viaggio introspettivo. La Polinesia, meta paradisiaca e quasi irraggiungibile, scandisce le sfide della vita, rimodula il futuro di Gianfranco che così comprende che niente è impossibile, Gli consente di comprendere il rapporto con la natura che per una volta è padrona dell’uomo. Il Borneo, luogo di riflessione e di consolidamento del valore dell’amicizia, anche in un contesto intricato e sfidante, la giungla, dove le bellezze devi cercartele perché non sono mai garantite. Il Marocco, luogo dalle mille e una notte quale scenario per comprendere il vero valore dell’amore.

Questi sono solo alcuni, ma la scelta è dipesa dalla relazione che potevano innescare con il viaggio introspettivo del protagonista e di chi lo accompagna nel suo viaggio.

Che ruolo attribuisce alla memoria condivisa nel trasformare i conflitti in occasioni di crescita dei personaggi?

La memoria condivisa —  il ricordo che ha non solo un individuo, ma un “noi” — è al centro del libro.  È con la memoria condivisa che i legami si tessono, che i silenzi si trasformano in narrazione, che i conflitti (separazioni, mancate promesse, lontananze) diventano opportunità di riconoscimento, di presa di coscienza, di maturazione.

In pratica:

  • Quando due amici ricordano insieme un episodio, quel ricordo diventa ponte, non muro.
  • Quando l’amore viene narrato in memoria condivisa, diventa testimone, non solo esperienza privata.
  • Quando la famiglia riflette insieme sulle radici, i conflitti generazionali si alleggeriscono, aprendo spazio ad una nuova lettura del passato.

La memoria condivisa quindi non è mera nostalgia: è forza silenziosa che consente ai personaggi di guardarsi indietro, riconoscere ciò che è mutato, e scegliere consapevolmente come andare avanti. La trasformazione avviene proprio nel “ricordare insieme” — nel mettere tra virgolette “ciò che è stato” e accogliere “ciò che sarà”. E’ un’occasione di crescita, di rinascita

Quale brano sceglierebbe per la presentazione del 5 dicembre e quale traccia desidera lasciare ai lettori dopo l’incontro?

Quale brano sceglierebbe per la presentazione del 5 dicembre e quale traccia desidera lasciare ai lettori dopo l’incontro?

Brano scelto per la presentazione:

Ho vissuto momenti magici con i miei amici, quelli veri. Istanti che hanno generato tempeste nella mia mente, fatte di riflessioni e considerazioni che hanno reso chiaro e trasparente il mio io. Li ho ricordati con affetto, nelle mie riflessioni, e ho ripercorso la mia vita senza fare bilanci, ma con il solo scopo di comprendere chi sono. Gli anni sono passati velocemente. D’altronde, il tempo non ha misura, passa come il vento che poi lascia il posto alla quiete e porta via con sé i ricordi, rendendoli sempre più sfocati. Ma basta un nonnulla per farli riaffiorare: un odore, una vecchia canzone che non sentivi da tempo, un sapore. Tutti insieme o, talvolta solo con alcuni, abbiamo visitato un pezzo di mondo, nonostante le difficoltà che le nostre vite ci mettevano davanti. Abbiamo arricchito le nostre menti, i nostri princìpi, le nostre anime. Ognuno ha contribuito alla crescita degli altri, perché il percorso della vita è una continua crescita che si fa insieme. E, soprattutto, ci ha arricchiti reciprocamente di emozioni, di sentimenti, insegnandoci la comprensione reciproca. Le vicende sono state tante e non solo quelle raccontate ne Il silenzio delle donne. Ce ne sono altre che hanno colorato le nostre vite: quelle che fanno parte del romanzo sono soltanto le storie che, durante le  cene tra amici al di fuori della nostra brigata, ci è capitato di raccontare. Abbiamo narrato soprattutto dei viaggi, perché è con quelli che incanti la gente. Posti lontani, esperienze sui generis, popoli differenti, colori e sensazioni. E quei racconti non possono che ammaliare. Il viaggiatore lo sa. Negli anni, la mia malattia mi stava consumando a poco a poco. Prima qualche acciacco, qualche dolore passeggero, che poi è diventato quotidiano, fino a considerarlo una normalità. Qualche volta zoppicavo, ma era tutto gestibile. Poi, col tempo, le cose sono peggiorate. Ho dovuto indossare il pannolone, per l’incapacità di governare gli istinti più semplici. Ma anche in quel caso cercavo di affrontare tutto con allegria. Si può vivere la vita anche con questi piccoli “aiutini”, basta che la mente funzioni e che braccia e gambe facciano la propria parte. Poi, con il tempo, anche loro, le mie inseparabili amiche, gambe e braccia, hanno smesso di collaborare, trasformandosi in adolescenti capricciose. Seppur in compagnia di una malattia che ti consuma fino a distruggerti, posso dire — almeno a me stesso — che ho vissuto una vita interessante e densa di emozioni. Talvolta con maggiore fatica, è vero, ma sempre intensamente e senza farmi mancare nulla. Neppure l’amore: Leonilde. Il mio punto di riferimento, la compagna di tutta una vita. Due metà che formano un tutt’uno, questo siamo noi. Io il sogno, lei la realtà. Ci compensiamo come due piatti di una stessa bilancia.  Negli ultimi anni, quando le braccia ancora continuavano a essere mie amiche, ho scritto queste memorie. In esse mi sono ritrovato, compreso, e a tratti sono rinato. Ho raccolto in queste righe i ricordi che hanno segnato i miei anni più belli — se così posso definirli — e che hanno come protagonisti i miei amici e qualche posto lontano nel mondo.

Traccia lasciata ai lettori dopo l’incontro:

Riporto l’epigrafe editoriale

“Vivi intensamente Insegui i tuoi sogni senza mai arrenderti Trova, così, l’elisir di lunga vita”

La vita può definirsi una competizione sportiva. Ci sono vittorie e sconfitte, ma l’importante è poter dire a sé stessi di aver partecipato con lealtà, coraggio e mettendocela tutta. Non importa quale sia il risultato finale, l’importante è aver partecipato in questo modo. Qualche volta la vita ci chiede di sfidare una malattia. Non importa qual è la meta l’importante è metterci tutta la forza possibile così come la medicina ci mette le sue competenze e conoscenze. L’importante è svolgere questo “compito”, di affrontare questa sfida,  con il sorriso e una buona dose di fede.

In fase di stampa, preordine a www.sbsedizioni.it/preordine

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