Mi chiamo Silvia Rago e sono una scrittrice, pittrice e performer. Da anni intreccio parola, corpo e immagine in un percorso artistico che nasce da esperienze personali profonde, per trasformarle in arte condivisa.
Ciao Silvia, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori che volessero sapere di te quale scrittrice, pittrice e performer?
Ciao, grazie a voi per l’invito, è un piacere essere qui. Mi definisco una poeta dell’anima. Scrivo per necessità, per attraversare la vita, per dare voce a ciò che spesso resta inascoltato: silenzi, emozioni, desideri, ferite. La scrittura per me è uno strumento di verità e trasformazione. Amo le parole che scendono in profondità, che curano, che provocano, che accarezzano. Ho scelto (o forse sono stata scelta) dalla poesia perché è il linguaggio che più mi somiglia: essenziale, viscerale, autentico. Oltre alla scrittura, mi occupo anche di laboratori creativi, dove unisco parola, corpo e colore per aiutare le persone a incontrare sé stesse. Scrivere è il mio modo per restare viva e per dire al mondo: “Ecco, questa sono io.”
Chi è invece Silvia al di là della sua passione per la scrittura, per la letteratura, per la poesia e la lettura? Cosa puoi raccontarci di te e della tua quotidianità?
Sono tante cose, forse troppe per metterle in fila. Sono una donna che ogni giorno prova a restare fedele a sé stessa. Un’artista che cerca la bellezza anche dove fa male. Un’educatrice che ascolta più con il cuore che con le orecchie. Una madre che sbaglia, ama, si reinventa. Una compagna che sceglie l’amore, ogni giorno. Un’amica che c’è, quando conta. La mia quotidianità è fatta di piccoli riti: il caffè al mattino, uno sguardo alla finestra, una carezza data di corsa prima di uscire, le mani sempre sporche di colore o di parole. Vivo una vita semplice, ma piena. Piena di domande, di tentativi, di silenzi che parlano e di incontri che lasciano il segno. Abito le cose lente, quelle che germogliano piano. E ogni giorno, anche nei momenti più caotici, cerco un frammento di poesia. Perché anche quando non scrivo, io resto poesia che cammina.
Qual è il tuo percorso accademico, formativo, professionale ed esperienziale che hai seguito e che ti ha portato a fare quello che fai oggi nel vestire i panni della scrittrice, pittrice e performer?
Non sono mai stata una studiosa, purtroppo. Mai una buona studentessa, di quelle con i voti alti e le righe dritte. Ma sono sempre stata una divoratrice di libri, di storie, di emozioni scritte tra le righe. Il mio vero percorso formativo è iniziato fuori dai banchi di scuola: nei libri che leggevo di notte, nel teatro che mi ha insegnato il corpo e il silenzio, nelle parole che mi si accendevano dentro quando non sapevo come dire quello che provavo. E, soprattutto, nella vita. Perché è stata la vita a insegnarmi tutto quello che so davvero: l’ascolto, la fatica, la bellezza, l’assenza, l’amore, il dolore, la rinascita. È lì che è nata la mia voce, tra le crepe. Oggi faccio quello che faccio – scrivo, accompagno, creo – perché non saprei fare altro. Perché credo che le parole possano aprire spazi, guarire, cambiare lo sguardo. E io, con umiltà e gratitudine, provo ogni giorno ad abitare quello spazio.
Come nasce la tua passione per scrittura, per la poesia e per i libri? Chi sono stati i tuoi maestri e quali gli autori che da questo punto di vista ti hanno segnato e insegnato ad amare i libri, le storie da scrivere e raccontare, la lettura e la scrittura?
La mia passione per la scrittura e per i libri è nata presto, quasi in silenzio. È nata come nascono le cose vere: da un vuoto da riempire, da un bisogno di capire, di sentire, di non essere sola. Da bambina trovavo nei libri rifugi, mondi possibili, parole che mi somigliavano più di chi avevo intorno. E allora ho iniziato a scrivere, piano, di nascosto, come si scrive un diario, come si affida un segreto. La poesia, invece, è arrivata come una ferita e una carezza insieme. Mi ha presa per mano quando tutto sembrava crollare, e mi ha insegnato a restare. A nominare l’indicibile, a fare spazio dentro. I miei veri maestri non sono mai stati cattedratici, ma voci. Voci incontrate nei libri, a volte per caso, a volte per necessità. Alda Merini, che mi ha insegnato la potenza della fragilità. Chandra Livia Candiani, con il suo sguardo tenero e disarmato sul mondo. Mariangela Gualtieri, per la sacralità del dire.
Virginia Woolf, per la libertà dell’essere. E poi Duras, Yourcenar, Lispector, Zambrano… Sono state loro le mie vere guide, le madri di parola. E poi c’è il teatro, che mi ha insegnato a sentire col corpo, a stare nel tempo, a dare voce. E c’è la vita, che è la mia maestra più severa e più generosa. Scrivere è il mio modo per restituire qualcosa di tutto quello che ho ricevuto. Perché le storie salvano, e io voglio continuare a scriverne.
Ci parli del tuo libro, “Silensi svelati”, pubblicato a marzo 2025 da Atile edizioni? Come nasce, qual è l’ispirazione che l’ha generato, quale il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale le storie che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?
Silenzi Svelati è un libro che nasce piano, come nascono le cose che devono prima attraversarti tutta. È il frutto di anni di parole trattenute, di emozioni sedimentate, di verità che a un certo punto hanno chiesto di uscire, di farsi voce, corpo, respiro. Non è una raccolta nata a tavolino. È nata vivendo. Ogni poesia è un frammento di me, ma anche di tante donne che ho incontrato, amato, ascoltato. È un viaggio dentro il dolore, l’amore, la rinascita, il desiderio, la solitudine, la memoria, la libertà. Un viaggio che passa attraverso il corpo, perché il corpo è il primo luogo dove si custodiscono i silenzi. L’ispirazione più grande è stata la vita, la mia e quella delle altre. Le relazioni, quelle vere, complicate, imperfette e bellissime. L’identità che cambia, che si scopre, che si afferma anche quando fa paura. E poi l’arte, la pittura, il teatro, che sono i miei linguaggi paralleli. Non c’è un solo messaggio, ma se dovessi sceglierne uno, direi: che ogni silenzio ha una voce, e che ogni voce, anche la più timida, ha diritto di esistere. Scrivere questo libro è stato come denudarmi, ma con dolcezza. E ora che è nel mondo, spero che chi lo legge possa ritrovarsi almeno in una riga, in un respiro, in un battito. Perché Silenzi Svelati non è solo mio. È di chiunque abbia avuto paura di dire, e poi un giorno ha trovato il coraggio di farlo.
Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?
Mentre scrivevo Silenzi Svelati, non avevo in mente un destinatario preciso, ma un sentire. Scrivevo per chi ha amato troppo, per chi ha taciuto troppo a lungo, per chi si è sentito fuori posto, per chi ha vissuto nel margine, nel dubbio, nel desiderio inespresso. Scrivevo per le donne — quelle che lottano, che cadono, che si rialzano. Scrivevo anche per me, quella che ero e quella che ancora divento. E poi, in fondo, scrivevo per chiunque abbia voglia di ascoltare parole che vengono da dentro, da sotto, da dietro il petto. Per chi crede ancora nella poesia come un luogo dove riconoscersi, ritrovarsi, respirare. Se anche solo una persona, leggendo, si è sentita meno sola, allora ha avuto senso.
Tu hai scritto altri libri. Ci parli delle tue opere? Quali sono, come sono nate, quale il messaggio che contengono? Insomma, raccontaci della tua attività letteraria, sia poetica che dei romanzi.
Silenzi Svelati è il mio primo libro pubblicato, ma non è il primo che ho scritto. È il primo che ho avuto il coraggio di offrire al mondo così com’è, senza maschere. Negli anni ho scritto tanto — poesie, racconti, pagine intime, pezzi di romanzi mai finiti, testi teatrali, pensieri appuntati su fogli sparsi, quaderni, telefoni. Scrivere è sempre stato il mio modo di abitare il mondo, anche quando non avevo un pubblico. La mia attività letteraria è fatta di esplorazioni. Scrivo poesia perché mi permette di andare dritta al cuore delle cose. Ma sto lavorando anche a un romanzo, che nasce dalla mia storia personale, una sorta di autobiografia emotiva, dove racconto la trasformazione, il passaggio attraverso la sofferenza, la scoperta di sé, l’amore che salva, anche quando è scomodo. Tutto quello che scrivo nasce da lì: da un’urgenza. Non scrivo per insegnare qualcosa, ma per dire: “ecco, io ho sentito questo. E tu?” Le parole per me sono sempre un incontro, mai un monologo. E ogni volta che qualcuno si ritrova in ciò che ho scritto, quella parola si compie. Quindi no, non ho (ancora) un lungo elenco di opere pubblicate. Ma ho un mondo intero che pulsa dentro, e che piano piano prende forma. E questo è solo l’inizio.
Una domanda difficile: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Silenzi Svelati” o gli altri tuoi libri? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.
Forse perché dentro c’è qualcosa che assomiglia a tutti noi: una crepa, una ferita, un amore non detto, una voce che cerca spazio. Non è un libro da leggere tutto d’un fiato. È un libro da tenere sul comodino, da aprire a caso, da sottolineare, da rileggere quando la vita fa rumore o quando, al contrario, tutto tace. Dentro ci troverete poesie che sussurrano, altre che gridano, altre ancora che accarezzano. Ci troverete corpi, desideri, memorie, libertà. E ci troverete silenzi. Ma non quelli che spaventano: quelli che, se ascoltati, possono trasformarsi in parole. Compratelo se vi piacciono le storie vere, nude, che non cercano di piacere a tutti. Compratelo se avete voglia di incontrare una voce che parla anche quando trema. Compratelo se credete, come me, che la poesia possa ancora salvarci un po’. Non è un libro perfetto. È un libro vero. E forse, a volte, è tutto ciò di cui abbiamo bisogno.
C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare le tue opere letterarie? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?
Voglio ringraziare, innanzitutto, le persone che amo e che mi circondano, quelle che credono in me ogni giorno. Sono loro la spinta silenziosa che mi tiene in piedi quando tutto sembra più difficile, che mi danno forza quando dubito. Senza di loro, non sarei qui. Un ringraziamento speciale va anche alla casa editrice Atile Edizioni, che ha avuto la fiducia di investire su di me e sul mio lavoro. La loro dedizione e il loro sostegno hanno dato concretezza a questo sogno che, fino a poco fa, sembrava solo un desiderio nel mio cuore. Infine, voglio ringraziare me stessa. Perché, anche nei momenti di paura, di solitudine, di fatica, non mi sono mai arresa. E ho continuato a scrivere, a credere, a camminare verso quello che sentivo fosse giusto. A volte è difficile, ma è anche l’unico modo che conosco per essere fedele a me stessa.
«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? La bellezza letteraria, della poesia e della scrittura in particolare, la bellezza nell’arte, nella cultura, nella conoscenza… Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?
La bellezza, per me, è qualcosa che sfugge a ogni definizione netta. È una presenza sottile, che emerge quando non la cerchi, che ti colpisce improvvisamente quando meno te lo aspetti. Come dice Eco, “se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.” È qualcosa che abita il silenzio e il caos, la delicatezza e la forza. Non è mai unica, ma si manifesta in forme diverse, nel semplice gesto di scrivere come nell’arte più elaborata.
La bellezza letteraria, per me, è quella che non ha paura di essere fragile, di essere imperfetta. È nelle parole che toccano un’emozione profonda e silenziosa, in quelle che parlano di verità, anche quando sono dolorose o scomode. La poesia, in particolare, ha quella capacità di cogliere l’essenza di ciò che non si può dire in modo diretto, di rendere visibile l’invisibile. La bellezza nella scrittura è questa: una capacità di rendere il cuore di un’idea tangibile, di far sentire al lettore qualcosa che va oltre il semplice concetto.
Nell’arte e nella cultura, la bellezza si rivela quando il pensiero, la sensazione e la forma si intrecciano in qualcosa che ci fa fermare, che ci provoca, che ci cambia. È in quei momenti in cui siamo colpiti da qualcosa che non possiamo spiegare, ma che ci lascia una traccia profonda, una cicatrice bella. Non si riconosce solo con gli occhi, ma con il corpo, con l’anima.
La bellezza si riconosce quando il cuore batte più forte, quando c’è una sorta di incontro tra ciò che si è e ciò che si sta guardando, leggendo, vivendo. È un riflesso del nostro essere, un gioco di luci e ombre che parla al nostro interno. Non è mai uguale per tutti, ma per ognuno è un’illuminazione, un’esperienza unica.
«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali. (…) Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine”, ovvero, “leggere sé stessi” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…
Trovo che entrambe le visioni, quella di Cartesio e quella di Proust, possiedano una verità profonda, ma che, in qualche modo, si intrecciano e si completano. Leggere un libro, per me, è un atto che si colloca tra la conversazione e la solitudine, in uno spazio intermedio dove le due dimensioni si fondono e si alimentano a vicenda. La visione di Cartesio, quella di una “conversazione” con gli autori del passato, è senza dubbio affascinante. Quando leggo un buon libro, è come se mi trovassi a dialogare con chi l’ha scritto, a fare un incontro tra le sue parole e i miei pensieri, come se i suoi pensieri si riverberassero nei miei. In questo senso, la lettura diventa davvero una conversazione, un’interazione che trascende il tempo e lo spazio, in cui un autore del passato riesce ancora a parlare al mio presente, a offrirmi un punto di vista, un’idea, una visione che mi stimola a riflettere, a mettermi in discussione. Ma, allo stesso tempo, sono anche molto vicina alla visione di Proust. La lettura non è mai solo un semplice atto di ricezione passiva; è un incontro profondo con sé stessi. Ogni libro è uno specchio che ci aiuta a scoprire o a riconoscere qualcosa di noi, qualcosa che forse non avremmo mai visto senza quella particolare lettura. Quando leggo, scopro le sfumature della mia anima, le emozioni che mi attraversano, i pensieri nascosti, le convinzioni che pensavo di avere ma che, alla luce delle parole di qualcun altro, posso mettere in discussione. È una solitudine, sì, ma una solitudine arricchente, che mi permette di crescere, di esplorare le profondità di me stessa. In fondo, credo che la lettura oggi, come in ogni epoca, sia un atto complesso, che mescola la compagnia e la solitudine. È una danza tra l’autore e il lettore, dove ogni parola è un passo, ogni frase è un movimento che porta a una comprensione sempre più profonda, sia dell’altro che di sé. Leggere un libro è un’esperienza che ti fa viaggiare tra il mondo esterno e quello interiore, un incontro continuo tra l’altro e il sé, dove, forse, ciò che davvero scopriamo è ciò che già portavamo dentro, ma che non sapevamo ancora riconoscere.
«Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.) Secondo te perché un romanzo, un libro, una raccolta di poesie abbia successo è più importante la storia (quello che si narra) o come è scritta (il linguaggio utilizzato più o meno originale, armonico, musicale, accattivante per chi legge), volendo rimanere nel concetto di Bukowski?
Mi piace molto la filosofia di Bukowski, quella libertà di non preoccuparsi troppo di etichette o definizioni, ma di concentrarsi sull’essenza di ciò che si scrive. Credo che, alla fine, ciò che fa il successo di una storia, di un romanzo o di una raccolta di poesie, dipenda tanto dalla forza della narrazione quanto dal modo in cui essa è raccontata. La storia, quella che si narra, deve toccare qualcosa di profondo nel lettore, deve avere una verità, una vitalità che risuona in chi la ascolta o la legge. Ma il modo in cui è raccontata, il linguaggio, è ciò che fa entrare quella storia nel cuore delle persone. Un linguaggio che sia in grado di affascinare, sorprendere, far vibrare. Se la forma è troppo artificiosa o scontata, anche la più grande delle storie può perdersi nel nulla. Ma se la forma è originale, intensa, capace di trasportarti, allora anche la storia più semplice può diventare memorabile.
In un certo senso, credo che l’equilibrio tra la sostanza della storia e la forma del linguaggio sia ciò che fa la differenza, ma senza mai sacrificare l’autenticità. È il momento in cui la narrazione e la lingua si fondono, dando vita a qualcosa che non si può separare, ma che è un unico corpo pulsante. Se Bukowski “butta giù” e basta, è perché sa che la verità e la forza di ciò che scrive sono più importanti di ogni regola preconfezionata. La poesia, il romanzo, sono fatti per essere vivi, per funzionare, come dice lui.
«Lasciate che vi dia un suggerimento pratico: la letteratura, la vera letteratura, non dev’essere ingurgitata come una sorta di pozione che può far bene al cuore o al cervello – il cervello, lo stomaco dell’anima. La letteratura dev’essere presa e fatta a pezzetti, sminuzzata, schiacciata – allora il suo squisito aroma lo si potrà fiutare nell’incavo del palmo della mano, la potrete sgranocchiare e rollare sulla lingua con gusto; allora, e solo allora, il suo sapore raro sarà apprezzato per il suo autentico calore e le parti spezzate e schiacciate si ricomporranno nella vostra mente e schiuderanno la bellezza di un’unità alla quale voi avrete dato qualcosa del vostro stesso sangue» (Vladimir Nabokov, “Lezioni di letteratura russa”, Adelphi ed., Milano, 2021). Cosa ne pensi delle parole di Nabokov a proposito della lettura? Come dev’essere letto un libro, secondo te, cercando di identificarsi liberamente con i protagonisti della storia, oppure, lasciarsi trascinare dalla scrittura, sminuzzarla nelle sue componenti, per poi riceverne una nuova e intima esperienza che poco ha a che fare con quella di chi l’ha scritta? Qual è la tua posizione in merito?
Le parole di Nabokov sono un invito potente a non accontentarsi di una lettura passiva, ma a entrare profondamente nel testo, a decostruirlo, a farlo diventare parte di sé in modo attivo. Mi trovo molto in sintonia con questa visione. La lettura, secondo Nabokov, non è un semplice atto di assorbire informazioni o emozioni come se fossero una pozione pronta da ingurgitare. Al contrario, è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, che deve essere esplorata, “sminuzzata”, proprio come lui suggerisce. Quando un libro viene letto in questo modo, ci regala un’esperienza più intima e profonda. La bellezza non è solo nel contenuto della storia, ma anche nel modo in cui essa si svela attraverso ogni parola, ogni frase, ogni pausa.
Per quanto riguarda l’identificazione con i protagonisti della storia, credo che ogni lettore, in modo diverso, si ritrovi nei personaggi, nei loro conflitti, nelle loro emozioni. Ma la lettura non deve fermarsi a questo. Non è solo una questione di immedesimarsi, ma di prendere quella storia e, attraverso il linguaggio, farla propria, trasformarla, magari scoprendo aspetti inaspettati o angoli oscuri della propria anima. Nabokov parla della lettura come di un processo di re-creazione: la scrittura diventa una materia che il lettore deve plasmare, reinterpretare, quasi fosse un’opera d’arte da completare.
Il mio approccio alla lettura si avvicina molto a questa visione. Non credo che si debba solo lasciarsi trasportare dalla scrittura, ma bisogna anche fare uno sforzo di introspezione, scavare sotto la superficie del testo. Ogni parola ha il suo peso, la sua musica, la sua vibrazione. E quando riusciamo a raccogliere tutte queste sfumature, a scomporre e ricomporre la scrittura, il libro ci dona una nuova dimensione, che è frutto del nostro impegno, della nostra percezione. È un viaggio che va oltre la semplice esperienza della lettura, diventa una ricerca di significato, un dialogo continuo tra il testo e chi lo legge. La bellezza di un libro è anche questa, nell’avere il potere di trasportarti in un mondo che è tanto dell’autore quanto tuo.
Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita professionale e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che avrai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?
Se dovessi fare un passo indietro e riflettere su chi mi ha davvero aiutato, supportato e guidato nei momenti più difficili, penso innanzitutto alle persone che mi sono più vicine, quelle che mi conoscono nel profondo, che hanno visto le mie fragilità e che mi hanno accompagnato nelle mie scelte più importanti.
Prima di tutto, penso alla mia famiglia. A mia madre che è la mia roccia. La mia compagna, che è stata una presenza costante, paziente e affettuosa. Senza il suo supporto, senza la sua fiducia, non sarei riuscita a prendere molte delle decisioni che mi hanno portato a fare il passo successivo nella mia carriera e nella mia vita.
Poi, non posso non pensare ai miei amici più stretti, quelle persone che non sono solo compagni di vita, ma anche vere e proprie guide, che mi hanno mostrato l’importanza di credere in me stessa quando io stessa avevo difficoltà a farlo. Hanno visto il mio potenziale prima che lo vedessi io, mi hanno incoraggiato e spronato a non arrendermi, a perseverare anche nei momenti più oscuri. Sono coloro che mi ricordano chi sono davvero, oltre ogni insicurezza.
Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.
Scegliere tre libri da consigliare è sempre una sfida, soprattutto perché ogni lettore ha il proprio mondo e le proprie inclinazioni. Ma se dovessi fare una selezione che unisce profondità, bellezza e riflessione, questi sono i miei consigli:
“Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez. Questo libro è un viaggio senza tempo nella magia e nella tragedia della vita umana. La scrittura di Márquez è un esempio straordinario di come la realtà e il fantastico possano fondersi in modo indissolubile. La sua “realismo magico” ci invita a vedere il mondo con occhi nuovi, ad accogliere la bellezza anche nelle sue contraddizioni. È un libro che ti prende, che ti sconvolge e che ti lascia una traccia indelebile. Perfetto per chi vuole immergersi in una narrazione che trascende il tempo e lo spazio.
“La poesia completa” di Emily Dickinson. La Dickinson è una delle poetesse più rivoluzionarie della letteratura americana. La sua scrittura è densa, enigmatica, potente. Ogni verso ti costringe a fermarti, a riflettere, a scavare più a fondo nella tua interiorità. Leggere le sue poesie è come entrare in un mondo segreto, un rifugio di pensieri e sensazioni che ci mettono di fronte a noi stessi in modo crudo e senza fronzoli. Per chi ama la poesia che fa pensare, che sfida e che risuona a lungo dopo aver letto.
“Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry. Sebbene sia un libro che sembra rivolto ai bambini, in realtà è una lettura profonda e universale, capace di toccare il cuore di chiunque. La sua leggerezza nasconde riflessioni sulla vita, sull’amore, sulla solitudine e sul senso delle cose che davvero contano. È un libro che fa bene all’anima, che ci invita a non dimenticare mai di guardare il mondo con occhi puri, come quelli di un bambino. Ideale per chi cerca una lettura che, pur nella sua semplicità, contiene una saggezza che va al di là del tempo.
Questi tre libri sono completamente diversi tra loro, ma hanno una cosa in comune: sono capaci di sfidare la mente e il cuore, invitando il lettore a riflettere, a emozionarsi e, in qualche modo, a trasformarsi. Se c’è un tema che li accomuna è l’intensità dell’esperienza umana, che ci unisce al di là del tempo e dello spazio.
Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere? E perché secondo te proprio questi?
Sicuramente! Ecco tre film che, a mio parere, meritano di essere visti per la loro capacità di emozionare, riflettere e ispirare: “Leggere Lolita a Teheran”; “Thelma & Louise”; “Portrait of a Lady on Fire”.
Tre film che parlano di donne, di libertà, di autodeterminazione e che portano con sé uno sguardo femminista e profondo:
Ci parli dei tuoi imminenti e prossimi impegni culturali e professionali, dei tuoi lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnato che puoi raccontarci?
In questo momento sono impegnata su più fronti, tutti intrecciati tra scrittura, arte e formazione. Sto portando avanti la promozione del mio libro Silenzi svelati, che è diventato anche una performance itinerante: una sorta di viaggio poetico dove le parole prendono corpo attraverso voce, gesto e presenza scenica. È un progetto che mi emoziona molto perché unisce tutte le mie anime: quella della poeta, della performer e dell’educatrice.
Parallelamente, sto lavorando a una nuova raccolta di poesie sul tema della sessualità consapevole, dell’intimità vissuta con libertà e verità, un lavoro potente che unisce poesia e attivismo. Inoltre, continuo a condurre laboratori di scrittura creativa e pittura intuitiva, sia con adulti che con bambini, cercando sempre di creare spazi in cui le persone possano esprimersi con autenticità. E poi ci sono idee che scalpitano: un nuovo progetto di narrazione autobiografica e un ciclo di incontri poetici dedicati alle grandi voci femminili del passato e del presente. Non mi fermo mai, perché per me creare è vivere.
Dove potranno seguirti i nostri lettori?
I lettori possono seguirmi principalmente sui miei canali social, dove condivido poesie, aggiornamenti sui miei eventi, riflessioni, ispirazioni quotidiane e lavori in corso. Mi trovate su: Instagram, dove pubblico versi, immagini dei miei laboratori e delle performance: è il mio spazio più vivo e creativo. Facebook, dove aggiorno sugli eventi, presentazioni, mostre e appuntamenti culturali.
Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa breve intervista?
Vorrei concludere con un invito gentile, ma profondo: ascoltatevi. Ascoltate le vostre emozioni, anche quelle che fanno rumore o paura, quelle che bussano piano o vi tengono svegli la notte. Date loro spazio. La scrittura, la poesia, l’arte non sono solo strumenti creativi, ma possibilità di incontro con sé stessi, di guarigione, di libertà. A chi leggerà questa intervista voglio dire grazie. Grazie per il tempo, l’attenzione e magari anche per la curiosità che porterà qualcuno di voi a sfogliare le mie pagine. Se anche solo una parola vi toccherà, vi farà sentire meno soli, o più vivi, allora Silenzi svelati avrà fatto ciò che doveva.
Silvia Rago
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Il libro:
Silvia Rago “Silenzi svelati ”, Atile Edizioni, 2025
