Sono tanti i modi in cui una storia d’amore finisce… ma il denominatore comune è sempre lui: il dolore!
…Lui, con il viso impietrito, si riveste e se ne va dopo aver tentato ancora una volta, l’ultima, di scongiurare l’inevitabile, l’inesorabile… Lei, resta seduta sul letto, attonita, ancor prima che affranta, le lacrime le rigano il volto, il dolore dentro il petto le si espande impietoso, pervadendola…È finita!
…Dopo ore di estenuante discussione… un distaccato, contrito, ultimo saluto ed ognuno riparte sulla propria auto…È finita!
…Una scenata, rinfacciamenti, recriminazioni, urla, pianti. Poi… il silenzio! Quel “fatale momento di silenzio” diviene la colonna sonora di fondo alla presa di coscienza che non c’è più nulla da dire… È finita!
Amiche ed Amici carissimi, ribadisco, sono tanti i modi in cui una storia d’amore finisce. Tuttavia ildenominatore comuneè sempre lui:il dolore!
Un dolore profondo, penetrante, implacabile, chesi impadronisce di noi, straziando indistintamente uomini e donne, che ha il potere diannientarciprima e, soventemente, diincattivircipoi, suscitando il desiderio di rivalsa, inducendoci a volte incomportamenti meschini.
D’un trattola persona che abbiamo tanto amato, sostenuto, protetta, diviene – in misura direttamente proporzionale –ilnemico da combattere; l’oggetto del nostro amorepare l’infamesu cui riversare, almeno nelle nostre fantasie,perfidi desideri di vendetta. Tuttavia però, talvolta a fasi alterne, ne auspichiamopersino il ritorno. Siamo fuori controllo!
Già… non per nulla qualcuno prima di me ha coniato l’espressione“impazzire dal dolore”!
Il dolore è immenso, il cuore è in frantumi, ma quello che ci fa stare veramente male, è il senso di ribellione al contempo contrastatodall’avvertirci impotenti.
E se considerassimo la vicenda nell’ottica dell’accettazione di un accadimento ineludibile anziché di un rifiuto nei nostri confronti?
Con questo articolo vorrei tanto offrire un grande contributo a tutti coloro che stanno vivendo questa penosa condizione, ma purtroppo, consapevole di non detenere tale potere oltre ad esprimere la mia affettuosa solidarietà, mi limito ad auspicare lo stimolo di una riflessione, attraverso un percorso a ritroso, il cui prodotto sia quantomeno unflebile sollievo.
Che bello innamorarsi!È un’esperienza apoteotica che, quando si manifesta, detiene intrinsecamente ilpotere di cambiare la nostra vita. Inconsapevolmente, sostituiamo la nostra visione negativa degli eventi e, come per magia, valutandoli da una diversa prospettiva, gli eventi stessi si illuminano, rivelando il loro lato positivo. Si assiste così ad un susseguirsi di coincidenze fortunate, insperate. È opera della legge di attrazione:felicità attrae felicità!
Poi, col trascorrere del tempo,questa sensazione è destinata a mutare sfociando in due possibilità:l’inesorabiledeclino o l’evoluzione in un sentimento profondo: l’Amore.
In questa fase,che definirei di metamorfosi, il“declino”è triste, manon tragico. Tendenzialmente, una volta preso atto dell’imminente “fine”,si deglutisce, ma non si patisce… qualche giorno di nostalgia, poi passa, anche se la delusione resta… amare è un bisogno innato! Ambiamo istintivamente alla trasposizione da innamoramento ad amore.Tuttavia, dobbiamo mantenerci consapevoli che, anchel’agognata evoluzione, non ci ponein senso assolutoal riparo dall’abbandono.
Così come evolve il sentimento, evolviamo anche noi. Talvolta la nostra crescita, consciamente o inconsciamente, ci induce a volermanifestare nuove esperienze nella nostra vita.Talune rendonoinevitabilee necessario ildistacco dalle precedenti, e questo contempla laseparazione da alcune persone, a volte anche dal partner. È un processo doloroso, che peròse scegliamo di accettareper la sua ineluttabilitàanziché combattereprima e subire successivamente, può esseremeno penoso. Agendo altrimenti, cioè,restando ancorati nel presente, quando esso stesso è percepito come “passato”, blocchiamo il nostro potenziale e quello della persona che cerchiamo di trattenere.
Forse sotto l’aspetto “fisico/logistico” le variestrategiepossono anche funzionare(“hai vinto: resto con te!”)ma psicologicamente e spiritualmentecome pensiamo di poter ritornare ad essere entrambi felici?E’ forse il nostro sogno vivere conuna persona che abbiamo incatenatoa noi con ricatti morali (e a volte non solo…) mostrando lanostra disperazione come arma estrema?E dopo avere ottenuto la vicinanza fisica del partner,cosa ci resterebbe?L’angoscia per “quello che ci gratificava tanto e ora non fa più”? Il percepirlo distante mentre facciamo l’amore? I suoi silenzi? Agire un esasperato controllo, Spiando con ansia ogni suo comportamento? Reagire con inutili quanto pietose scenate di gelosia?
Divenire “carcerieri” in nome dell’amore non è amore…è mero egoismo! Esi ritorcerebbe su di noi,creando ogni giorno presupposti di infelicità.
Considerando che siamo noi gli unici padroni dei nostri pensieri e, dunque,solo a noi ne spetta la scelta, è nostra responsabilitàtutelarci dalla perdita di controllo,non cedendo il nostro potere alla rabbia e all’odio.
È noto cheil risentimento può indurre alla malattia, anche grave. Pertantoeliminaredalla nostra mentesentimenti deleteri è un atto d’amore soprattutto verso noi stessi.
Un’ ulteriore riflessione, atta a coadiuvare gli aspetti precedenti, la riconduco ad unapalese dicotomia:“stiamo insieme, ti amo/ci lasciamo, ti odio”.
Accade sovente disancire lo stato di “ex”se non con odio,con animosità. E mi chiedo: se amare significa desiderare la felicità dell’altro ancor prima della nostra, bandendo ogni forma dicoercizioneperché,quando la persona che ha vissuto al nostro fianco desidera proseguire il suo cammino in solitudine, o comunque senza la nostra presenza, diviene ai nostri occhi un mostro?Siamo certi dell’autenticità circa la nostra concezione dell’amore?Interroghiamoci in merito ai nostri sentimenti. Forse quel sentimento cui abbiamo attribuito l’accezione di “amore” potrebbe essere la proiezionedella nostra idea dell’amore, identificata in una determinata persona.
Un abbraccio!
Daniela Cavallini



