Un’infanzia interrotta, una malattia che toglie la fertilità e il peso del giudizio in un paese in cui non c’è spazio per la fragilità. La vita di Rita sembra già scritta, fino a quando l’incontro con altre donne e la nascita deLa Trattoria delle stelle cometenon ne invertono la rotta, trasformando il dolore in riscatto. Sarà proprio questa nuova consapevolezza a riportarla alle radici di quella solidarietà femminile che l’aveva salvata, l’unico habitat possibile per la sua età matura.
Perché hai scelto la Puglia come sfondo della storia?
Sono di origini pugliesi e amo quella terra. Per me ambientare un romanzo in Puglia non è stata una scelta casuale. «È una terra che porta con sé una luce molto forte, ma anche una grande memoria», racconta l’autore. Non un semplice sfondo, dunque, ma un luogo capace di parlare, di custodire il calore, la fatica e le ferite silenziose dei personaggi. La masseria, il campetto, la trattoria non rimandano a luoghi reali precisi: sono un mosaico di suggestioni, di paesi attraversati, cortili assolati, tavoli familiari. Una Puglia reale e insieme immaginata, trasformata dalla memoria e dalle esigenze della storia.
Ci sono luoghi reali che ti hanno ispirato la masseria, il campetto o la trattoria?
Non esistono riferimenti precisi a luoghi reali. La masseria, il campetto e la trattoria sono un mosaico di suggestioni raccolte negli anni: paesi attraversati, cortili assolati, tavolate familiari e angoli della mia terra che mi sono rimasti dentro. È una Puglia reale e insieme immaginata, trasformata dalla memoria e dalle esigenze narrative.
Rita è al centro della vicenda: come è cambiata la sua figura dalla prima all’ultima bozza?
Al centro del romanzo c’è Rita, una protagonista che ha attraversato molte metamorfosi nel corso della scrittura. «Nella prima bozza era più istintiva, più chiusa nel dolore. Reagiva, resisteva. Poi ho sentito il bisogno di darle più profondità, più contraddizioni». Rita diventa così una figura meno spiegata e più viva: una donna che cambia lentamente, che sbaglia, che si protegge, che impara a fidarsi. La sua non è una rinascita improvvisa, ma una conquista quotidiana fatta di piccoli gesti e incontri che la riportano a sé stessa.
Puoi raccontare la genesi del rapporto tra Rita e Clelia?
Tra questi incontri, quello con Clelia occupa un posto speciale. Un legame nato in sordina, quasi per sottrazione. «All’inizio Clelia era una presenza marginale, poi ho capito che tra loro si creava una tensione emotiva particolare». Le due donne si riconoscono nelle rispettive ferite, senza giudicarsi. Clelia diventa uno specchio silenzioso, una presenza che non salva ma permette di respirare
Perché “stelle comete”? Che valore simbolico hanno le stelle comete all’interno del romanzo?
Il titolo,Stelle comete, racchiude un simbolo potente. «Le comete attraversano la vita senza chiedere permesso: sono fragili e luminose insieme». Nel romanzo diventano metafora di desideri irraggiungibili, traiettorie non lineari, incontri che cambiano direzione. Come i personaggi, anche le comete lasciano scie luminose e zone d’ombra, ricordando che ciò che passa può comunque illuminare.
La centralità dei rapporti affettivi femminili è il tema dominante. Come hai lavorato per rendere autentici questi legami?
La forza del libro risiede anche nella rappresentazione dei legami femminili, restituiti senza idealizzazioni. «Non volevo rapporti perfetti, ma relazioni fatte di cura e fatica, di incomprensioni e vicinanze improvvise». L’autenticità nasce dai gesti minimi, dalle presenze costanti, da un modo di esserci che non ha bisogno di grandi dichiarazioni
La dignità ritrovata da Rita passa anche attraverso il lavoro: che messaggio speri che arrivi ai lettori, soprattutto alle donne?
Infine, c’è il tema del lavoro, fondamentale nel percorso di Rita. «Per lei non è solo sostentamento: è un modo per rimettere ordine dentro di sé, per riconoscere il proprio valore». Il messaggio che l’autore spera arrivi soprattutto alle lettrici è chiaro: la dignità non viene dall’esterno, ma da un movimento interno che spesso passa attraverso l’agire quotidiano. Rita non diventa un’eroina, ma una donna che si rialza un po’ alla volta, trovando nel lavoro una nuova forma di libertà.





