Ciao Lucia, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori che volessero sapere di te quale scrittrice?
Intanto grazie mille a voi. Beh, in realtà, non so se aver pubblicato un libro faccia di me una scrittrice, nel vero senso del termine. Sono solo una persona che, dato il percorso che ho portato avanti in questi ultimi anni, ha sentito la necessità di mettere per iscritto le voci di coloro che hanno subito pesanti discriminazioni e di cui nessuno parla.
Chi è invece Lucia al di là della sua passione per la scrittura, per la letteratura e la lettura? Cosa puoi raccontarci di te e della tua quotidianità?
Beh, io sono una persona qualunque che negli ultimi sei anni ha deciso, per seguire ciò che riteneva giusto, di lottare per i diritti e la libertà di scelta. Nella quotidianità mi occupo di fotografia, che è la mia grande passione. Amo i viaggi e tutto ciò che ha a che fare con l’arte
Qual è il tuo percorso accademico, formativo, professionale ed esperienziale che hai seguito e che ti ha portato a fare quello che fai oggi nel vestire i panni dello scrittore e del poeta?
Nessun percorso scolastico mi ha portato a indossare questi panni. Nella scrittura, come nella fotografia sono un’autodidatta che ha, per le esperienze vissute, sentito l’impellente necessità di far sentire la propria voce.
Come nasce la tua passione per scrittura, per la lettura e per i libri? Chi sono stati i tuoi maestri e quali gli autori che da questo punto di vista ti hanno segnato e insegnato ad amare i libri, le storie da scrivere e raccontare, la lettura e la scrittura?
La passione per la lettura fa parte di me da sempre. I libri, come tutto ciò che è arte e bellezza, arricchiscono la mia vita rendendola degna di essere vissuta. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia dove l’amore per la cultura era di casa. A dieci anni mi portavano a teatro e i libri erano qualcosa di più che semplici soprammobili da mettere in mostra. Ho letto da Fromm alla Fallaci che ero poco più che una ragazzina. Ho sempre adorato i libri di fiabe, ne ho una piccola collezione. Gli autori preferiti tanti… Sepulveda, Hesse, Saramago, Tolkien giusto per citarne alcuni
Ci parli del tuo libro, “I Nessuno che fecero la storia”, pubblicato nel 2026? Come nasce, qual è l’ispirazione che l’ha generato, quale il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale le storie che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?
Questo progetto è nato nel 2023 e si è concluso a novembre del 2025.Ha richiesto parecchio lavoro ed ha dovuto adattarsi ai tempi delle persone che hanno deciso di donarmi il privilegio di raccontare le loro storie. Sono 22 testimonianze, anzi 23 perché una è doppia, delle discriminazioni subite in uno dei periodi più bui della nostra storia. Gli anni che vanno dal 2020 al 2023 circa. Quelli cui la libertà di scelta e i diritti hanno perso valore nell’indifferenza totale di una popolazione smarrita fra la paura, indotta con la manipolazione, e la superficialità
Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?
Si sta cercando di creare un archivio storico per mantenere la memoria di ciò che è successo. Quindi il libro vuol avere anche questa funzione, ma i veri destinatari sono coloro che han creduto giusto tutelarsi emarginando chi, scientemente, ha deciso di fare scelte (teoricamente garantite dalla nostra Costituzione) diverse. Ad oggi molte sentenze ci danno ragione. Sono in corso varie inchieste e la verità di una narrazione, viziata da interessi e false notizie, sta lentamente venendo a galla, ma di chi si è opposto si parla ancora solo, o quasi, in termini dispregiativi o non se ne parla. Come scriveva Orwell in “1984”il modo migliore per rendere invisibile qualcuno è denigrarlo o ignorarlo. Per cui vorrei che la nostra voce arrivasse forte e chiara. Noi siamo alcuni dei tanti “nessuno” che hanno detto no a leggi e obblighi anticostituzionali
Tu hai scritto altri libri. Ci parli delle tue opere? Quali sono, come sono nate, quale il messaggio che contengono? Insomma, raccontaci della tua attività letteraria, dei romanzi.
No. Non ho scritto altri libri. Alcuni miei brevi scritti sono stati pubblicati da IVVI editore in libri collettivi (“Era mi padre”, Poesia italiana libro giallo”, etc.).
Scrivo da sempre, ma per me stessa. Credo che la scrittura sia terapeutica, una sorta di autoanalisi.
Una domanda difficile: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “I Nessuno che fecero la storia” o gli altri tuoi libri? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.
Perché porrebbero rimanere senza parole nel leggere cosa hanno subito individui di tutti i ceti sociali e con idee diverse fra loro, nella nostra democratica Italia, per aver difeso il loro pensiero. Credo che sia fondamentale comprendere che le idee degli altri vanno tutelate anche (anzi soprattutto) quando sono differenti dalle nostre. Spesso è più semplice fingere di non vedere… di credere che chi lotta, dissente, agisce diversamente da noi sia un mostro… qualcuno di “diverso” che non ha nulla in comune con noi. La nostra società ci spinge ad omologarci, ad esser tutti uguali, ma la diversità è un valore che arricchisce come il rispetto delle posizioni altrui. Leggere questo libro, da parte di chi non ha “capito”, potrebbe essere una vera scoperta perché coloro che si sono battuti l’han fatto per tutti, anche per loro.
C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare le tue opere letterarie? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?
Ringrazio il mio gruppo Resistere X Esistere#ionondimentico che mi ha supportato, sia economicamente che moralmente, in questa avventura. In particolare, Brunella che mi ha fatto partorire l’idea di questo libro e Corrado che, avendo già pubblicato dei suoi scritti, mi ha seguita nella parte finale della pubblicazione quella tecnica, in cui mi sarei sicuramente persa. La persona che amo perché, forse inconsapevolmente, mi ha resa più intraprendente e fiduciosa in me stessa. Ringrazio, poi, due dei personaggi che per il “dissenso” sono stati, con le loro lotte, d’esempio per tutti noi resistenti e che ho la fortuna di poter considerare amici. Ovvero Davide Tutino che mi ha onorata con la sua prefazione e Stefano Puzzer che mi ha rilasciato la sua Testimonianza.
«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? La bellezza letteraria, della poesia e della scrittura in particolare, la bellezza nell’arte, nella cultura, nella conoscenza… Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?
La bellezza, in qualsiasi sua forma (artistica o naturale) è, per me, ciò che emoziona, ciò che nutre l’anima… quasi stordisce estasiandoci. Qualcosa che va oltre la forma fine a se stessa. Non può, credo, esistere vera bellezza che lasci privo di emozioni chi guarda. Poi ovviamente ognuno di noi ha i suoi canoni… i suoi risvolti, fra le pieghe dell’anima, più sensibili a questo o quello. Per quanto riguarda la scrittura in particolare dev’essere, secondo me, quel saperci trasportare in altri mondi facendoci perdere completamente i contatti con la realtà. In nessun’altra forma artistica, penso, la fantasia di chi fruisce dell’opera è altrettanto importante. Un libro è unico nella testa di ciascun lettore perché il risultato è il prodotto di chi ha scritto, ma anche di chi ha letto. Questo, ovviamente, se si parla di romanzo o comunque di storie di fantasia. Per la poesia credo valga ancora un discorso a parte perché, per me, la sua bellezza sta nel suono che le parole, lette ad alta voce, creano..è come una musica in cui la voce narrante è fondamentale
«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?
Ovviamente, nel mio piccolo, anche per le lotte che sto portando avanti, credo che la determinazione e l’affrontare le cose senza tirarsi indietro o delegare sia fondamentale. Certe azioni, anche per me, vanno fatte e basta. Per lo meno se si parla di cose fondamentali come i diritti e la libertà. Poi, certo, anche la fortuna ci mette lo zampino, ma la coscienza e la determinazione sono fondamentali.
«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali. (…) Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine”, ovvero, “leggere sé stessi” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…
Bè, praticamente, credo di aver già, inconsapevolmente, risposto due domande fa… la lettura è il prodotto di due menti che si incontrano, quella dello scrittore e quella del lettore, e che insieme creano un’opera unica e sempre diversa e irripetibile. È stato, per me, stranissimo scoprirlo leggendo, di recente, il romanzo di un’amica. Conoscendo l’autrice non ho potuto inventarmi i personaggi, ma ho dovuto, gioco forza, vedere i protagonisti con i volti di coloro che conoscevo. In quel caso il racconto è come se si fosse trasformato in un film in cui i protagonisti mi erano noti
«Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.) Secondo te perché un romanzo, un libro, una raccolta di poesie abbia successo è più importante la storia (quello che si narra) o come è scritta (il linguaggio utilizzato più o meno originale, armonico, musicale, accattivante per chi legge), volendo rimanere nel concetto di Bukowski?
Come ho già detto per la poesia il suono è, forse, più importante del senso. Per un romanzo fondamentale è la storia, ma il modo in cui è scritta fa la differenza.
«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua scrittura, nella tua arte e nel tuo lavoro?
Concordo in pieno con il pensiero della scrittrice. L’amore, le emozioni, il sentimento che uno scritto trasmette, con cui ci coinvolge è fondamentale. La testa c’entra poco. Il pensiero fluisce e si posa sulle pagine trasmettendo ciò che sono e provo. In questo libro ho preso le testimonianze guardando negli occhi tutti coloro che me le hanno rilasciate, cercando di sentire, carpire le loro emozioni come se fossero state le mie. Nello scrivere, nel fare fotografia, nel vivere solo l’impercettibile mi coinvolge ed emoziona veramente.
«Lasciate che vi dia un suggerimento pratico: la letteratura, la vera letteratura, non dev’essere ingurgitata come una sorta di pozione che può far bene al cuore o al cervello – il cervello, lo stomaco dell’anima. La letteratura dev’essere presa e fatta a pezzetti, sminuzzata, schiacciata – allora il suo squisito aroma lo si potrà fiutare nell’incavo del palmo della mano, la potrete sgranocchiare e rollare sulla lingua con gusto; allora, e solo allora, il suo sapore raro sarà apprezzato per il suo autentico calore e le parti spezzate e schiacciate si ricomporranno nella vostra mente e schiuderanno la bellezza di un’unità alla quale voi avrete dato qualcosa del vostro stesso sangue» (Vladimir Nabokov, “Lezioni di letteratura russa”, Adelphi ed., Milano, 2021). Cosa ne pensi delle parole di Nabokov a proposito della lettura? Come dev’essere letto un libro, secondo te, cercando di identificarsi liberamente con i protagonisti della storia, oppure, lasciarsi trascinare dalla scrittura, sminuzzarla nelle sue componenti, per poi riceverne una nuova e intima esperienza che poco ha a che fare con quella di chi l’ha scritta? Qual è la tua posizione in merito?
Siamo sempre lì, anche se questa descrizione così sanguigna e concreta, non mi entusiasma. La fantasia del lettore fa la differenza e crea un’opera sicuramente diversa da quella pensata dall’autore. Un mio amico pittore mi aveva spiegato perché evitava di mettere i titoli alle sue opere ed è quello che, da allora, tento di fare, ad esempio, con le mie foto. Lasciare che chi guarda possa veder ciò che più gli risuona nei miei scatti senza che il mio modo di interpretarli lo condizioni. In Un libro preferisco che i protagonisti siano definiti, ma non troppo, in modo che ognuno possa vederli con i suoi occhi.
Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita professionale e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che avrai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?
Sono tante, non è facile senza rischiare di dimenticare qualcuno. Mia zia che mi ha dato stima, quando non ne avevo molta. La mia famiglia che mi ha trasmesso l’amore per l’arte. La persona che amo che, come ho già scritto, mi ha aiutato a far uscire alla luce la vera me stessa. Gli amici che mi sono stati a fianco nei momenti difficili, che ultimamente non sono stati pochi. Coloro che a cui tenevo e si sono rivelati altro che mi hanno aiutata a credere più in me stessa, nelle mie capacità di reazione, nella mia forza. I miei animali, sempre con me e sempre pronti ad insegnarmi il senso del vero amore
Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.
La trilogia di Peake. Soprattutto i primi due “Gormenghast” e “Tito di Gormenghast” sono veri capolavori in cui la fantasia non ha limiti. Son sogni ad occhi aperti in cui perdersi ed imparare ad andare oltre qualsiasi confine mentale.
“Il lupo della steppa”. Hesse è un narratore eccelso, per me, e qui nelle descrizioni oniriche, ma anche nella narrazione della lotta interiore fra ciò che la società vorrebbe da noi e ciò che veramente siamo è un mago. Essere noi stessi è la vera sfida della vita.
“Cecità” di Saramago. Spesso il non vedere crea incubi in cui la gente tira fuori il peggio di sé. Rimanere umani e non lasciare che gli eventi ci trasformino in mostri la sfida.
Mi perdonerete, spero, se esagero e ne cito quattro. In questo periodo storico credo che leggere “1984” di Orwell dovrebbe essere reso obbligatorio
Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere? E perché secondo te proprio questi?
Sono talmente tanti… ma ultimamente ho rivisto “Soldato blu”. Ciò che ci raccontano e ciò che è non sempre corrispondono. La verità, talvolta, non è ciò che vogliamo sentire.
“L’attimo fuggente” … bellissimo. Sempre rispettare le scelte degli altri anche quando siamo convinti che le nostre sarebbero migliori. Siamo tutti diversi ciò che è meglio per uno non è detto lo sia per qualcun’altro… e, soprattutto, sempre avere il coraggio di esporci anche quando ci può danneggiare, anche quando non è facile per fare ciò che la nostra anima ci dice esser la cosa giusta.
“Braveheart” le parole del protagonista sul lottare per la libertà e il suo coraggio finale non hanno bisogno di commenti.
Ci parli dei tuoi imminenti e prossimi impegni culturali e professionali, dei tuoi lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnato che puoi raccontarci?
Sono dietro alla realizzazione di alcuni progetti fotografici, fra cui la partecipazione, a luglio, ad una mostra collettiva nel paese dove abito, Ceriana (IM). Visto che il mio sogno sarebbe stato quello di realizzare un libro di mie foto unite a miei pensieri e che ho capito che si può fare potrebbe essere la volta buona per provare a crearlo. Diverse presentazioni del mio libro, due, a breve, a Sanremo, una a Savona… due a Roma. Probabilmente una ad Aosta e una Verona. Portare avanti le lotte che con il mio gruppo promuovo da anni, in primis, continuando con l’organizzare conferenze, ma non solo, per far comprendere l’importanza del proteggere l’acqua pubblica (ne abbiamo già realizzate tre… una con Ugo Mattei, una con Maurizio Montalto e una con Nicola Morra) e per la tutela dei contanti con la nostra campagna “Contanti=Libertà”
Dove potranno seguirti i nostri lettori?
Per la fotografia le prossime presentazioni del mio libro su Instagram luciac4nepafotovisioni
Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa breve intervista?
La vita è troppo breve e troppo bella per sprecarla. Vivete… il più intensamente possibile senza seguire le masse, usando il vostro pensiero critico. Senza rinunciare ai sogni e a voi stessi. Lasciando andare paure, rabbia, odio e cercando connessioni (nel reale), condivisioni, emozioni e soprattutto senza rinunciare alla vostra umanità. Con leggerezza che non è superficialità, ma anche con correttezza ed etica. Ricordando sempre che i diritti o sono uguali per tutti non sono diritti. E, soprattutto, cercando di arrivare VIVI fino alla morte.



Il libro:
Lucia Canepa, “I Nessuno che fecero la storia”, You Can Print, Città della Casa Editrice, 2026
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Su Amazon e le varie piattaforme online
