La maestria di Ivan Aleksandrovič Gončarov si manifesta in questo romanzo, un affresco della società russa di metà Ottocento, dominato dalla figura enigmatica di Il’ja Il’ič Oblomov.
Pubblicato nel 1859, il libro è un’esplorazione profonda e ironica dell’apatia e dell’immobilismo, un tema che trascende il contesto storico e diventa universale.
Oblomov è un nobile di campagna poco più che trentenne, che vive a San Pietroburgo in un perenne stato di letargia, avvolto nella sua vestaglia, sognando un’esistenza idilliaca e rimandando ogni decisione o azione. La sua vita è un susseguirsi di giorni vuoti e di progetti mai realizzati, un’incessante fuga dalla realtà.
La prosa di Gončarov è una vera e propria opera d’arte, che alterna momenti di umorismo a riflessioni malinconiche sulla condizione umana. Oblomov non è semplicemente pigro; è un uomo intrappolato in un’idealizzazione nostalgica della sua infanzia a Oblomovka, la tenuta di campagna dove tutto era semplice, sicuro e privo di responsabilità.
La sua inerzia è interrotta dall’arrivo di due figure chiave: Andrej Stolz, il suo amico d’infanzia, e Olga Il’inskaja, una giovane donna vivace e intelligente. Stolz, energico e pragmatico, rappresenta l’antitesi di Oblomov: è l’uomo del progresso, del lavoro e della modernità, che cerca di trascinare l’amico verso una vita attiva. Olga, invece, accende in Oblomov un amore profondo, che per un breve momento sembra capace di strapparlo alla sua inerzia.
La relazione tra Oblomov e Olga è uno dei momenti più commoventi del romanzo: l’amore di Olga è sincero, ma esige da Oblomov un cambiamento che lui, nonostante i suoi sforzi, non riesce a sostenere. Questi personaggi non sono mere controfigure, ma incarnano le tensioni della Russia dell’epoca, divisa tra il desiderio di modernizzazione e il peso delle tradizioni.
La grandezza di Gončarov sta nel non giudicare mai apertamente il suo protagonista. Oblomov è ridicolo, ma anche profondamente umano; la sua inerzia è frustrante, eppure il lettore non può fare a meno di provare empatia per la sua lotta interiore.
In conclusione, Oblomov è un romanzo che ci invita a riflettere sul nostro rapporto con l’azione e il sogno. È un’opera che parla a chiunque abbia mai sentito il peso delle aspettative o il richiamo di un rifugio sicuro, lontano dalle complessità della vita. È possibile cambiare senza tradire sé stessi? Con Oblomov, Gončarov ha creato non solo un personaggio memorabile, ma un archetipo che continua a riecheggiare, invitando ogni lettore a riflettere sulla propria esistenza.
Vi consiglio anche la visione del film “Alcuni giorni della vita di I. I. Oblomov” (1980) diretto da Nikita Mikhalkov, un adattamento magistrale del romanzo che esplora ulteriormente i temi dell’inerzia e della trasformazione.
Stefania Lo Piparo



