di Franca Spagnolo
Quella musica aveva acceso in me una fiamma.
D’improvviso, il fuoco aveva bruciato quel sogno d’amore.
Non sentivo più nulla. Non ricordavo più niente.
Ero sola con me stessa.
Mi osservavo raccogliere i frutti di un’emozione che aveva attraversato l’anima per liberarla dalla roccia.
Spogliata da ogni corazza, mi guardavo con la fierezza di chi ha trovato un porto sicuro: il terreno dove affondare le radici, le fondamenta su cui edificare il castello della propria vita.
Me stessa.
Guardavo l’amore allontanarsi dalla vista, ma non dal cuore.
Sapevo che avrei amato quell’uomo fino alla fine dei miei giorni.
Il mio desiderio più grande era portarlo con me, nel mio castello.
Ma lui aveva lasciato cadere l’ancora in un punto del mare dove tutto si era pietrificato, diventando cemento sotto la sabbia.
Nessuno, neppure l’amore, era bastato a liberarlo dagli abissi.
Solo lui — con il coraggio e la volontà di sganciare la nave dal fondo — avrebbe potuto riportare la luce nella sua vita.
L’amore arriva, ti attraversa, ti spoglia, ti libera… ma solo se lo accogli.
La mia favola d’amore era rimasta ad aspettare che il coraggio sciogliesse le catene, ma il tempo era trascorso, vagabondo, accanto a un sentimento immenso che non era stato capace di smuovere neppure di un millimetro, l’ancora della nave.
L’amore non basta – Franca Spagnolo
C’è un momento in cui il fuoco del sentimento smette di scaldare e inizia a rivelare. Brucia le illusioni, dissolve il sogno lasciando nuda la verità: amare non basta.
Ci hanno insegnato che l’amore è onnipotente. Abbiamo imparato a credere che basti amare per guarire, per cambiare, per colmare le distanze.
Ma questo sentimento non è una medicina né un miracolo, è una forza neutra come il fuoco… scalda, illumina, trasforma — oppure brucia, se non sai accoglierlo. Diventa luce e rinascita quando smette di essere bisogno e si fa presenza. Quando non chiede di essere corrisposto ma di essere compreso.
Non è romanticismo, ma verità interiore.
Quando il legame incontra l’ombra non la distrugge, la mostra. Ci pone davanti ai nostri abissi, alle catene che tratteniamo da sempre. C’è chi sceglie di liberarsi e chi invece lascia cadere l’ancora in un fondale di paura, di abitudine, di non-crescita.
Lì, dove tutto si pietrifica, la fiamma non può brillare.
Luce e ombra sono le due metà del cammino affettivo: la prima ci fa innamorare, la seconda ci costringe a comprendere. Solo attraversandole entrambe possiamo rinascere, come l’oro che nasce dal fuoco della consapevolezza.
Il sentimento che basta a se stesso non salva nessuno, non trattiene e neppure cerca di cambiare. Accoglie, osserva, comprende e poi lascia andare. È il gesto più difficile e più umano che esista: permettere a ciò che non vuole fiorire di restare dove vuole, e continuare il proprio cammino.
Chi ama davvero non chiede di restare ma di rinascere — ogni volta un po’ più veri, più liberi, un po’ più luce.
Avete presente Giuditta e Oloferne di Caravaggio?
Ebbene, voglio portare come esempio questo dipinto, restituendo a chi mi segue una mia personale interpretazione.
E se in quell’attimo di chiaroscuro, tra la luce che svela e sangue che purifica, si volesse rappresentare la stessa metamorfosi che un sentimento autentico richiede? Recidere ciò che trattiene, per lasciare spazio alla vita che chiede di nascere.
Giuditta decapita Oloferne: la lama non è vendetta ma liberazione. Non colpisce l’uomo, ma l’oppressione.
Se pensate che non ci sia alcun richiamo all’amore in quel dipinto, vi sfugge che ogni liberazione è una forma di dedizione.
Giuditta non uccide Oloferne… spezza un dominio. Quel gesto, solo in apparenza violento, è l’attimo in cui la luce si purifica dal potere e torna a essere libertà.
Credo che ogni amore ci parli di noi, di come scegliamo — o dimentichiamo — di amarci.
Namasté

Franca Spagnolo
