Amiche ed Amici carissimi, è sempre più constatabile quanto all’infelicità in molti rapporti di coppia siano ascrivibili vari disturbi di personalità. Disturbi sofferti dall’uomo e/o dalla donna che, prescindendo dalle rispettive differenze di genere, ledono il benessere dei partner, sino a minare irrimediabilmente la coppia stessa, determinando l’inesorabile fine del rapporto.
Oggi è con noi il Dott. Roberto Cavaliere – Psicoterapeuta – con l’obiettivo diidentificare le dinamiche sottostanti il disturbo evitante di personalità.
La subdolità di detto disturbo, prevalente nel genere maschile, rende altamente fraintendibili con la malafede le deludenti manifestazioni insite nel tipico comportamento respingente.
Riconoscere dunque le caratteristiche riconducibili ad un disturbo evitante di personalità oltre a consigli comportamentali mirati per interagire costruttivamente con il partner affetto, costituisce una preziosa guida finalizzata al tentativo di apportare/ripristinare l’equilibrio e l’armonia.
Daniela Cavallini:
Dott. Cavaliere, ringraziandola per la sua disponibilità ad affrontare un aspetto che affligge molte donne, compagne di uomini evitanti, le chiedo come distinguere il comportamento dell’uomo affetto dal succitato disturbo di personalità da quello narcisista/menefreghista?
Dott. Roberto Cavaliere:
L’uomo evitante è identificabile in colui che “scappa” da un rapporto sentimentale nel momento in cui diviene coinvolgente. A differenza del narcisista che si allontana perché ambisce a collezionare avventure, l’evitante si ritira perché soffre di un profondo analfabetismo emotivo che percepisce esporlo alla vulnerabilità, sensazione che considera sinonimo di debolezza, ovvero un pericolo da cui si allontana per non esserne sopraffatto. In altre parole, teme di perdere il controllo. Da questo disturbo di personalità, consegue un atteggiamento emotivamente assente sin dalla prima fase del rapporto, cui sopperisce mostrando affettuose attenzioni verso la compagna, dichiarandole promesse che non manterrà padroneggiando con maestria l’arte della procrastinazione. Giustificherà le sue manchevolezze adducendole ad improrogabili impegni di lavoro, problemi di salute in famiglia, e persino all’imprescindibile dedizione ai suoi hobby o amici che siano, asserendo di non poterne fare a meno.
Il problema si pone quando la donna lo affronta evidenziando la ricorrente distonia tra dichiarazioni e comportamenti con discorsi più emotivi che, tuttavia, lui percepisce alla stregua di pressioni e, pertanto, pur rassicurandola di tenere a lei e al loro rapporto, di fatto, reagisce allontanandosi. Più lei si avvicina, più lui fugge. Si costruisce così quella che in psicologia è definita “la gabbia del silenzio” e ad ogni tentativo di chiarimento da parte della partner, l’accuserà di non capirlo e adotterà il silenzio punitivo, ovvero il noto comportamento aggressivo passivo, assimilabile ad un “muro di gomma”. Tuttavia, poiché desidera realmente mantenersi agganciato a lei, adotta il sistema di fuga emotiva che gli è proprio: restare “presente” con parole e gesti forzati.
Daniela Cavallini:
Un rapporto all’insegna della frustrazione… Lapalissiano quanto sia indispensabile individuare i sintomi di tale disturbo di personalità il prima possibile, quantomeno per affrontare una scelta consapevole…
Dott. Roberto Cavaliere:
Bando alla tendenza divenuta oramai ricorrente di formulare diagnosi dilettantesche, ritengo che solo un’attenta osservazione, per quanto possibile descrittiva ed obiettiva e confrontata con un Professionista, possa aiutare la donna nel discernimento tra le ipotesi. Discernimento che non la preserverà dalla ciclicità delle delusioni, tuttavia la solleverà dalla non lieve sensazione di sentirsi rifiutata perché comprenderà che lui non rifiuta lei, ma lo stato di vulnerabilità che percepisce nel sentimento che prova per lei. La premessa che ritengo doverosa è che pur pedissequamente descrittiva, l’analisi, non è di per sé risolutiva e pone la donna di fronte ad un’ardua scelta, che deve essere innanzitutto basata sulla consapevolezza dei suoi propri ineludibili bisogni relazionali, ben conscia che non è escludibile l’insuccesso rappresentato da momenti di sgomento, sino al dolore di considerare la rottura del rapporto come l’unica via d’uscita.
Tengo altresì a sottolineare che, a differenza del narcisista, l’uomo evitante può essere “educabile”, pertanto, quanto sin qui asserito non vuole essere un preambolo con fine deterrente, bensì una presa di coscienza preparatoria ad un percorso difficoltoso dall’esito incerto; tuttavia l’incertezza è un’accezione inclusiva e, pertanto annovera anche la possibilità di riuscita nell’intento di stabilire un rapporto equilibrato.
Daniela Cavallini:
Quali consigli comportamentali ritiene di offrire alle nostre lettrici determinate ad educare il loro compagno “evitante”?
Dott. Roberto Cavaliere:
Innanzitutto ricordo che la relazione è un ballo a due, pertanto l’interesse a stabilire una relazione sana deve essere condiviso.
Alla donna consiglio di modulare le richieste emotive e di “portare pazienza”: può sembrare un’espressione scontata, ma con la pazienza – che ben scinde dal “martirio”, sia chiaro – è possibile recuperare un rapporto accettabile.
Altro suggerimento di fondamentale importanza, rivolgerglisi con tono pacato e non puntargli mai il dito contro, bensì impostare un dialogo che coinvolga “il noi”.
Daniela Cavallini:
Credo sia opportuno riportare qualche esempio…
Dott. Roberto Cavaliere:
Certamente, anzi riporto la breve simulazione di un dialogo esemplificativo/correttivo, inerente uno tra i più ricorrenti motivi di tensione: la reazione alla mancanza di una telefonata da parte di lui.
“Perché non mi hai chiamata?” l’approccio è erratoperché sottintende l’accusa e provoca reazione di chiusura; la formulazione che suggerisco è: “come mai oggi non ci siamo sentiti?”, evoca il coinvolgimento di entrambi (il noi) nell’aver agìto la manchevolezza e promuove una risposta, forse banalmente evasiva, ma comunque esprimente un cenno di apertura, ad esempio: “sono stato impegnato”; quando capiterà la volta successiva, alla stessa domanda è probabile che lei riceverà la stessa risposta, quindi lei risponderà: “capisco, quando pensi di trovare tempo per noi?” Altra risposta evasiva da parte di lui? Validare con tono gentile: “comprendo le tue ragioni, ma ciò non toglie che il tempo per noi deve necessariamente esserci”. Probabilmente lui risponderà con promesse, che prescindendo dalla loro credibilità, necessitano di amorevole accoglienza: “Mi fa piacere, mi auguro che seguano i fatti”.
Daniela Cavallini:
Che dire, Dott. Cavaliere? Il reiterare della dinamica richiede necessariamente tanta pazienza, unitamente ad amore e determinazione a tempo indeterminabile…
Dott. Roberto Cavaliere:
Indeterminabile, ma non infinito, pertanto in assenza di progressi, propendo per consigliare una strategia d’uscita dalla relazione.
Daniela Cavallini:
Dott. Cavaliere, nel ringraziarla nuovamente, preannuncio la programmazione del suo prossimo intervento che declinerà in versione maschile i preziosi consigli per “educare” la donna con disturbo di personalità evitante.
Daniela Cavallini

