Isabel Coixet porta sullo schermo la resilienza e l’onestà intellettuale di una scrittrice che non ha mai smesso di riempire di senso le sue “ciotole”.
Il 10 agosto del 2023 si spegneva prematuramente Michela Murgia, la nota scrittrice sarda. “Tre ciotole”, tratto dall’omonimo romanzo, è un film che nutre l’ambizione di disvelare al pubblico la personalità di questa compianta artista contemporanea. La regista spagnola Isabel Coixet affida il cuore della pellicola a Elio Germano e ad Alba Rohrwacher. Il primo incarna Antonio, brillante chef in ascesa; la Rohrwacher presta volto e fibra a Marta, insegnante di ginnastica sensibile e volitiva. I due, dopo un sodalizio durato anni, si separano per un litigio futile. In seguito Marta inizierà ad avvertire seri problemi allo stomaco, tanto che la sorella le fisserà un consulto medico che sentenzierà per Marta un brutto male.
É un dramma intimista che riesce, scevro da retorica, a restituire con efficacia le sfaccettature di un’intellettuale anticonformista. Alba Rowarcher consegna una performance intensa, riuscendo a mostrare con nitore il mutamento interiore che il personaggio attraverserà nel corso della vicenda. Parimenti, Germano è straordinario nel cesellare il ritratto di questo giovane inquieto, totalmente assorbito dalla propria professione. L’alchimia tra i due interpreti principali è palpabile, quasi tattile. A completare il cast, i bravissimi Francesco Carril e Silvia d’Amico, due figure che avrebbero meritato maggiore spazio. La Coixet plasma un lungometraggio intriso di grazia che in alcuni frangenti assume persino un tono favolistico. “Tre ciotole”, inoltre, pone in correlazione il cibo con l’esistenza, poiché, citando il noto filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, “siamo ciò che mangiamo”.
Il lungometraggio in questione, pur tematizzando la malattia, riesce a non farsi ricattatorio, giacché rifugge l’indugio sul dolore preferendo far leva su allegorie incisive e su una dose calibrata di ironia.
Il seguente aforisma del celebre politico e filosofo indiano Mahatma Gandhi risulta decisamente pertinente con il significato intrinseco di “Tre ciotole”: “Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre.”
Quest’ultima fatica di Isabel Coixet esorta lo spettatore ad abbracciare la vita sino alla fine, qualunque cosa essa riservi, in quanto, mutando prospettiva, possiamo rinvenire in ogni accadimento qualcosa di positivo. Altrimenti saremo afflitti dalla malattia più grave di tutte, ossia quella di limitarsi ad “esistere”. L’opera in esame, inoltre, invita tutti noi a smettere di porci domande che non hanno risposta. Tutto ciò che possiamo fare, infatti, è assaporare ogni istante come se fosse l’ultimo. La regista de “La casa dei libri” e “Lezioni d’amore” traduce sul grande schermo la resilienza di Michela Murgia, donna intellettualmente onesta che, nonostante tutto, non ha mai smesso di colmare di significato le sue “Tre ciotole”.





