Il libro: “Se tu non ridi più” di Barbara Perna | Recensione

da|19 Maggio 2026|Libri

Ho recensito positivamente, a suo tempo, il primo romanzo della Perna con protagonista Annabella Abbondante che aveva spunti umoristici che mi facevano sperare in altre storie analoghe.

Questo romanzo mostra maggiore maturità di scrittrice. La trama è molto ben costruita. I personaggi sono simpatici, a cominciare dalla protagonista Lia Ammaturo, coadiuvata dal fedele e affezionato Picchio. Tutte le figure sono ben descritte. Molto originali sono anche alcune figure come l’amico carcerato. Una nota drammatica si riferisce alla vita privata di Lia.

L’incontro finale con il sostituto Procuratore Romano sembra aprire la strada ad un nuovo romanzo dai toni più romantici. L’ambientazione è nella mia città d’origine, Napoli, in un ambiente parte alto borghese e parte nobile. Forse anche per questo il romanzo mi ha fatto ritrovare sensazioni note, percorrendo in strade che conosco bene.

Barbara Perna, che ho conosciuto a Napoli molti anni fa, ha creato una trama molto avvincente. Anche l’aver costruito il romanzo con capitoli abbastanza brevi, rende la lettura molto fluida e piacevole. L’unica cosa che non mi ha convinto è il linguaggio dei personaggi, compresa la protagonista. Leggo gialli da quando ero ragazzo e amavo Agata Christie, che era certamente una donna colta e fine; i suoi personaggi, sia maschili sia femminili, ossia Poirot e Miss Marple, si muovevano in ambienti raffinati. Il loro linguaggio era dunque adeguato all’ambiente frequentato: mai una caduta di stile.

Si potrebbe obiettare che i personaggi della Christie appartengono ad un’altra epoca. Tuttavia, osservo che anche la protagonista Lia Ammaturo opera in un ambiente alto borghese e ci si aspetterebbe da lei un linguaggio consono, sia perché donna, sia perché avvocato. Invece si esprime, talvolta, in modo volgare, certamente abbastanza comune oggigiorno, sdoganato dalla mediocre televisione. T

ra l’altro questo aspetto stride con la figura educata, cortese e fine del giudice Romano con cui Lia Ammaturo ha più incontri e sembra avere un feeling. Posso affermare che l’alta borghesia napoletana, anche usando a volte espressioni dialettali, non cade mai nel volgare. Questa è l’unica nota stonata che ho trovato in questo romanzo che ho letto con molto piacere.

Mario Bresciano

Il libro:

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