Ho riletto su ebook gli Scritti Corsari, una serie di articoli giornalistici pubblicati negli anni ’70. Ne riassumo solo alcuni.
Il primo articolo del 7 gennaio 1973 è intitolato Contro i capelli lunghi. L’autore narra di avere visto per la prima volta a Praga due ragazzi con i capelli lunghi, seduti nella hall di un albergo in silenzio.
Il linguaggio verbale era stato sostituito dal linguaggio non verbale dei loro capelli. Intendeva contestare il mondo borghese. Pur provando istintiva antipatia per i due, poi li difese dagli attacchi della polizia e dei fascisti. Ma cosa dicevano quei capelli lunghi?
La civiltà consumistica ci ha nauseati. Agli occhi di Pasolini si trattava di una sottocultura di protesta che si opponeva ad una sottocultura di potere ed esprimeva cose di Sinistra.
Poi, dopo il1968 i capelloni furono assorbiti dal Movimento Studentesco e non espresse più cose di Sinistra, ma un linguaggio equivoco di destra e sinistra. Nel 1972 vide in Iran, ad Isfahan (città molto bella che ho visitato e mi colpì molto) dei ragazzi con capelli lunghi sul retro corti sulla fronte, con due ciuffetti sulle orecchie.
Il loro linguaggio non verbale era che loro non appartenevano alla massa di morti di fame, ma erano impiegati, studenti, borghesi e i capelli testimoniavano la loro modernità internazionale di privilegiati. Conclude Pasolini che queste maschere hanno ricreato le vecchie maschere che hanno inteso criticare e combattere.
Quella contestazione con i loro padri ha finito con l’impedire un rapporto dialettico progressista, isolandoli. I loro capelli non sono più un simbolo di libertà, ma è un modo di acconciarsi servile e volgare di attenersi all’ordine degradante dell’orda.
Il secondo articolo del 17 maggio 1973 apparve sul Corriere della Sera con il titolo Il folle slogan dei jeans Jesus.
In ambito aziendale l’unico caso di espressività nel linguaggio comunicativo dell’Industria è lo slogan. Ma questa espressività diventa immediatamente stereotipa in una rigidità che è proprio il contrario dell’espressività. Lo slogan diventa la nuova lingua tecnica che sostituisce la lingua umanistica e denuncia l’avvento di un mondo negativo.
L’Osservatore romano si duole dell’immoralità della letteratura e del cinema. Il Potere interviene e così si mostra il legame tra Chiesa e Stato, in cui la Chiesa accetta lo Stato borghese e in cambio ne riceve il sostegno. Ma oggi il Neocapitalismo mina la forza della Chiesa.
Il nuovo potere borghese necessita di principi edonistici che spingano al consumismo e sottraggono spazio alla Chiesa. Lo slogan dei jeans Jesus dimostra che i nuovi industriali sono completamente laici e sfruttano un comandamento religioso banalizzandolo e rendendolo pubblicità di un prodotto di consumo; ma rappresenta la nemesi che punisce la Chiesa per il suo patto con il diavolo, con lo Stato.
15 luglio 1973.
La prima vera rivoluzione di destra, articolo apparso sul Tempo illustrato con il titolo. P. giudica i temi d’italiano.
L’articolo non mi è piaciuto perché manca di chiarezza. Implicitamente fa capire che si riferisce ai temi proposti all’esame di Stato del liceo, ma non sono indicati i tioli dei temi; il lettore, quindi, non è in grado di valutare le considerazioni di Pasolini.
Altri articoli non sono più attuali e quindi non li commento. L’articolo sull’aborto manifesta la contrarietà, in punto di principio, alla pratica, che propone sia inclusa in una norma sull’eutanasia, con possibilità di concedere attenuanti.
Ma Pasolini sposta l’accento dall’aborto all’evento che lo precede: il coito. Sostanzialmente ritiene che più che lottare contro l’aborto si deve lottare con il suo antecedente, liberalizzando e pubblicizzando anche le pratiche anticoncezionali pure in televisione. Sostiene inoltre che è intervenuta la civiltà dei consumi che ha privilegiato la coppia e l’edonismo.
Sul problema dell’aborto polemizza con Moravia nell’articolo del 30 gennaio 1975, che lo accusa di essere un cattolico e non un cristiano e un sessuofobico. Pasolini ritiene falso l’assioma “il cattolico è sessuofobo, quindi chi è sessuofobo è cattolico”. Afferma di avere una cultura laica e idealista e se Moravia lo accusa di dolersi troppo del consumismo, ribatte che la sua critica al consumismo è una rivolta idealistica e un rifiuto dello status quo.
All’accusa di Moravia che la prevenzione dell’aborto con anticoncezionali è un’idea vecchia, ribatte di non voler porre l’accento sui mezzi, bensì sulla diffusione della conoscenza di tali mezzi e soprattutto sulla loro accettazione morale.
Sul tema ritorna il 25 gennaio 1975 sul Paese sera, allorché si indigna non sulla punizione per i reati di opinione, ma sulla condanna pubblica e l’essere additati come rei di idee contrarie alla comunità; inoltre, per essere accusato di un reato di opinione in relazione alle sue idee sull’aborto.
Si difende affermando che dell’aborto non ne fa una questione morale che riguarda solo gli attori, ma una questione giuridica. E conferma la sua contrarietà all’aborto non ravvisando alcuna buona ragione che giustifichi la soppressione di un essere umano, sia pure in fieri.
Anche in articoli successivi Pasolini ritorna sul tema dell’aborto (sul Corriere della Sera “Non aver paura di avere un cuore”.
1° febbraio 1975. L’articolo delle lucciole sul Corriere della Sera col il titolo: “Il vuoto del potere in Italia”. Nei primi anni Sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua, sono cominciate a sparire le lucciole. Il regime democristiano ha avuto due fasi: la prima va dalla fine della guerra alla scomparsa delle lucciole; la seconda dalla scomparsa in poi. Nella prima fase vi è continuità tra fascismo fascista e fascismo democristiano.
Questo si fondava su una maggioranza assoluta dei voti di ceti medi e masse contadine gestiti dal Vaticano. I valori erano i medesimi: La Chiesa, la disciplina, l’ordine, il risparmio, la moralità. Nella seconda fase questi valori non contano più. L’industrializzazione degli anni Settanta costituisce una “Mutazione”, determinata dal comportamento coatto del potere dei consumi che ha deformato la coscienza degli italiani. Si è determinato un drammatico vuoto di potere perché il potere democristiano non si era accorto che stava subendo una normale evoluzione, cambiando natura.
Pensavano di poter contare ancora sul Vaticano gestore della classe contadina e sulla famiglia tradizionale, mentre erano sopraggiunti grandi cambiamenti, come il divorzio, il consumismo.
Pasolini mi sembra che usi un linguaggio d’effetto, ma non chiaro. Si veda ad esempio il commento al libro di Giovanni Comisso: I due compagni. “…Tale stato di ebbrezza è comunicato da Comisso in tutto il suo libro. Ebbro era lui, a causa del liquore della vita che si beveva con follia pari alla misura.”
In sostanza la rilettura a distanza di molti anni mi ha un poco deluso, pur essendoci delle riflessioni ancora attuali.
Mario Bresciano
Il libro:

