“Racconti di un povero diavolo”, pubblicato da SBS Edizioni nella collana Raccontando, compone un mosaico di storie dove ironia e malinconia si incontrano in una prosa nitida, attenta ai dettagli e ai chiaroscuri dell’esistenza. Tra stazioni, incontri inattesi e scelte sospese, il volume indaga le zone di confine in cui ognuno è chiamato a fare i conti con sé stesso. Matt Bellino sarà a Più libri più liberi per incontrare il pubblico e firmare le copie allo stand SBS Edizioni G05 dal 4 all’8 dicembre; presentazione venerdì 5 dicembre alle 14:30 in Sala Nettuno.
Qual è l’immagine iniziale che ha orientato l’architettura dei “Racconti di un povero diavolo”?
Tutto è partito da un sogno: un uomo solo su una spiaggia riceve la visita di uno spirito, che lo raggiunge camminando sulle acque del mare. Lo spirito è gentile, affabile, l’uomo sente un’affinità crescere tra di loro e si sbottona raccontandogli la sua vita, i suoi timori. In cambio, lo spirito offre all’uomo la storia di chi, a differenza sua, è riuscito a raggiungere la pace. Lo spirito è il diavolo, e quell’incontro nasconde molto più di quanto può sembrare.
In che modo ha lavorato sul ritmo dei racconti per tenere insieme ironia, tensione e sguardo introspettivo?
I Racconti sono tessere di un unico mosaico, compongono assieme la storia di due uomini che, a contatto con un Diavolo, vedono le loro vite cambiare per sempre. In questa storia, la componente magica rimane saldamente ancorata al reale, racconta esperienze che ognuno di noi può trovarsi a vivere. Andrea e Marco sono persone realistiche, fallibili, che vivono in un mondo dotato di mille sfaccettature: a volte tristi, a volte felici, ma spesso agrodolci, e tragicamente ironiche.
Quali riferimenti culturali o letterari considera più utili per entrare nell’atmosfera del libro?
Da sempre, mi hanno appassionato quegli autori capaci di utilizzare il soprannaturale come un mezzo narrativo per raccontare la vita reale, e le sue complessità. Borges, Bulgakov, Murakami: sono tutti maestri in questo immenso filone narrativo chiamato Realismo Magico, dove io, in punta di piedi, mi sono affacciato con questo romanzo.
Che ruolo attribuisce ai luoghi di transito — stazioni, treni, soglie — nella costruzione dei personaggi e delle loro scelte?
Sono la rappresentazione del concetto di crocevia, di un destino che non è ancora scritto, ma resta nelle nostre mani, anche se sfuggente ed effimero. Ai miei occhi, un luogo di passaggio è una porta verso qualcosa che ancora non siamo, una possibilità per cambiare quello che siamo. Restare in una zona di comfort, o affrontare le frecce di una avversa fortuna, sono la sublimazione, a mio avviso, del concetto di libero arbitrio.
Se dovesse leggere un brano alla presentazione del 5 dicembre, quale sceglierebbe e perché?
Ho pochi dubbi a riguardo, e il brano si commenterebbe da solo. Uno dei protagonisti, soverchiato dal potere del Diavolo, arriva a chiedergli come, in un mondo di dannati, possa ancora esistere il bene. Il Diavolo risponde:
“A questo non so risponderti, non è il mio lato della scacchiera. Non ho mai incontrato un Angelo, o qualcosa di affine. Ho conosciuto persone che affermavano di essere ispirate da loro, anche se ammetto di non avervi dato peso. Posso dirti che voi derivate da una scintilla di luce, incarnati nella materia. Nel vostro Ciclo siete spinti a elevarvi, per tornare alla Luce, ma questo è faticoso, e il Caos esiste per mostrarvi una via diversa, più semplice. Se dovessi cercare la voce del divino, insomma, guarderei nell’unico posto che a noi Diavoli è precluso: nella profondità dell’animo umano.”
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