“Fili rossi intrecciati”, pubblicato da SBS Edizioni, è un romanzo che incrocia destini, scelte e legami, seguendo i nodi – talvolta dolci, talvolta ruvidi – che tengono insieme le vite.
Con uno sguardo narrativo attento alla voce interiore dei personaggi, Aurora Chiusoli costruisce un percorso di crescita dove memoria, famiglia e identità si richiamano come fili di una stessa trama. L’autrice sarà a Più libri più liberi per incontrare il pubblico e firmare le copie allo stand SBS Edizioni G05 dal 4 all’8 dicembre; presentazione venerdì 5 dicembre alle 14:30 in Sala Nettuno.
Qual è l’immagine madre da cui ha preso avvio la trama di “Fili rossi intrecciati”?
“Fili rossi intrecciati” è stata per me un’idea improvvisa che ha preso vita nel momento stesso in cui ho immaginato la storia. Ciò che più mi ha ispirato è la complessità dei pensieri di noi giovani, che ci troviamo in un mondo di cui pensiamo di conoscere tutto e, invece, ci sorprendiamo a farci mille domande. Sono profondamente convinta che ogni persona che incontriamo nella nostra vita lascia in noi qualcosa, si forma un legame unico e differente da qualsiasi altro. Spesso ciò che non riesco a comprendere è come questi legami possano rompersi ed è per questo che i personaggi del romanzo sono uniti da fili, che non si rompono, ma intrecciano.
In che modo ha lavorato sull’intreccio per dare voce a personaggi e punti di vista diversi senza perdere compattezza narrativa?
Durante la stesura ho cercato di approfondire la mente di ogni personaggio, ciascuno di loro ha avuto da sempre una storia di vita ben precisa nella mia mente. Grazie all’empatia nei loro confronti ho potuto descrivere un’armonia tra i diversi vissuti.
Quali sono i “fili” tematici che desidera emergano con maggiore chiarezza nel percorso del lettore?
Il filo tematico essenziale è sicuramente il “viaggio”, che è sia fisico sia interiore. Lapo sente l’esigenza di allontanarsi da tutta la realtà che lo circonda e solamente così scopre come trovare se stesso. Alla fine, Lapo si sente pronto per tornare a Roma, non è più spaventato dalla sua complessità interiore, bensì ne è consapevole.
Che ruolo attribuisce al linguaggio – ritmo, dialoghi, silenzi – nella costruzione dell’intimità tra i personaggi?
Sono molto affezionata all’idea di non leggere una storia, ma di poterla vivere sulla propria pelle come spettatore. Lavorare sul linguaggio è stato quindi fondamentale per rendere il lettore partecipe di ciò che stava accadendo e per permettergli di immedesimarsi nelle emozioni dei personaggi.
Quale passaggio sceglierebbe per la presentazione del 5 dicembre e quale traccia desidera lasciare ai lettori dopo l’incontro?
“Dopo aver scritto il mio nome mi accorgo di aver bagnato il foglio con una lacrima. Non sono triste, per niente. Una serenità improvvisa mi invade il corpo. Dopo giorni di continui sbalzi d’umore, mi sento meglio. Le ho detto addio — non l’abbandonerò mai e lei non abbandonerà mai me — ma so bene che devo tagliare quel filo che mi impedisce di andare avanti.”
Desidero poter infondere nei cuori dei lettori la curiosità di farsi delle domande e di cercare in noi stessi delle risposte senza paura.
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