“Come una pecora su uno scoglio”, pubblicato da SBS Edizioni, è un romanzo che incrocia sfera privata e tensione civile in una voce narrante dal passo netto, capace di alternare confessione e indagine interiore senza cedere a compiacimenti.
La pagina sostiene un ritmo visivo, quasi cinematografico, che fa emergere temi di identità, responsabilità e memoria attraverso scelte stilistiche sorvegliate. Alessio Tanzi sarà a Più libri più liberi per incontrare i lettori e firmare le copie allo stand SBS Edizioni G05 dal 4 all’8 dicembre. La presentazione è in programma venerdì 5 dicembre alle 14.30 in Sala Nettuno.
Qual è l’idea generativa che ha dato direzione alla scrittura di “Come una pecora su uno scoglio”?
Volevo scrivere un romanzo di rottura, una sorta di strappo e analizzare il rapporto tra tra i media e i fatti di cronaca. Da qui è nata l’idea della strage nella notte di Natale e quella del protagonista Fermo Trimani personaggio dalle molte sfaccettature.
In che modo la struttura dei capitoli sostiene l’equilibrio tra tensione narrativa e approfondimento psicologico?
Nel romanzo ci sono momenti narrativi che si alternano a momenti di riflessione. Si accelera il ritmo e poi si decelera per dare spazio ai ricordi e ai pensieri. Ho immaginato Fermo Trimani come una persona reale che come tutti noi, nel corso della giornata, vive momenti di ansia febbrile e momenti di pausa in cui si guarda indietro oppure fa progetti per il prossimo futuro.
Quali riferimenti culturali o letterari ritiene essenziali per leggere il romanzo nella sua interezza?
Ogni libro non è altro che il frutto di tutti quelli che si è letto in precedenza, io che sono soltanto un piccolo artigiano non ho fatto altro che cercare di far rivivere le emozioni che mi hanno lasciato più che fare riferimenti culturali. Certo qualcosa c’è. Per esempio la storia del quartiere dove è stato ambientato, il richiamo al “Boccaccio 70” di Fellini non tanto per i luoghi quanto per la figura di Eva (che presto potrebbe avere anche un cognome) che si presenta forte e incombente come l’Anita Ekberg che travia il dottor Antonio Mazzuolo magistralmente interpretato da Peppino De Filippo.
L’ambientazione all’EUR ha un ruolo forte. Quali luoghi reali hanno orientato la mappa del romanzo e perché?
Il quartiere EUR è il mio quartiere è stato il palcoscenico degli anni della mia formazione e in qualche modo gli devo molto per questo l’ho scelto per la mia ambientazione. In più c’è un altro fatto. Nessuno dei miei romanzi precedenti è ambientato a Roma e mi sembrava giusto iniziare a descriverla attraverso i luoghi che conosco meglio. Diciamo che per iniziare a parlare di Roma che credo che sia la città più importante del mondo dovevo entrare in punta di piedi e iniziare proprio da luoghi che considero miei e comunque sono scolpiti nei miei ricordi giovanili.
Quale immagine o passaggio desidera resti al pubblico dopo l’incontro in fiera e la presentazione del 5 dicembre?
L’immagine essenziale su cui ho lavorato è quella di provare a non dare sentenze affrettate, ma quella di riflettere perché la verità non è mai una ma tante verità tra loro confliggenti messe insieme. A parte questo che poi non è altro che il messaggio del libro ci sono le immagini del quartiere che ospita proprio questa fiera. Un quartiere unico nel suo genere che credo dovrebbe essere conosciuto e visitato da tutti.
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