Il libro: “A Manchester con gli Smiths. Un walkabaout musicale” di Giuseppina Borghese | RECENSIONE

da | 16 Febbraio 2026 | Libri

di Alberto Raffaelli per Segnalazioni Letterarie

Gli Smiths, band inglese di Manchester attiva per un lustro a ridosso della metà degli anni Ottanta, sono il mio gruppo preferito. Molto meno noti in Italia dei loro concittadini Oasis, che a partire dal decennio successivo poterono beneficiare dell’evoluzione “rockeggiante” del gusto medio italico, hanno invece rivestito in patria un ruolo non solo musicale, ma anche sociale e di costume assolutamente preminente.

Ne testimonia forme e luoghi questo agile volumetto, in cui l’autrice traccia l’itinerario sentimentale e topografico di una passione che è sua, interiore e personale, ma anche e soprattutto collettiva. Da grigia città industriale, la metropoli britannica sul finire degli anni Settanta – complice una grave crisi economica e antropologica – divenne un laboratorio e scenario musicale fertilissimo, destinato a marcare indelebilmente la “popular music” con un influsso tuttora assai evidente.

Di tale temperie gli Smiths di Stephen Patrick Morrissey e Johnny Marr furono i primi profeti di massa (raccontando “l’intimità della classe operaia con modi colti e attraenti, in apparente contraddizione con quel mondo, conquistando così un pubblico molto più ampio”), e ancor oggi i luoghi mancuniani recano il segno di un legame indelebile, che la Borghese ripercorre tracciando delle linee che non hanno nulla di preordinato e gerarchico. La scoperta di “locations del cuore” dove non si è mai stati fisicamente ma emotivamente invece sì, e pure innumerevoli volte (la casa natale di Morrissey, il quartiere di Strangeways con l’omonimo carcere e svariati altre), rispetta i ritmi di una flânerie interiore tutt’altro però che improvvisata e capricciosa, bensì assecondante le suggestioni di miriadi di ascolti e riferimenti (frutto anche di una scrupolosa e sperimentata documentazione).

Il libro – tassello di un’ormai avviata collana di Perrone – è prezioso non solo per i fans degli Smiths, del Britpop e di generi similari, ma anche come esempio d’indagine delle relazioni tra urbanesimo (mutante) ed espressione/aggregazione artistica. In un contesto cittadino dove molto più che altrove “l’uomo e le macchine hanno dovuto stabilire un contatto strettissimo e definire rapporti che sono cambiati nel tempo” (quasi “forza oscura che attrae e respinge, con la quale occorre fare i conti dopotutto”), Morrissey & C. nel loro prendere ispirazione da posti e aneddotica della città natale – assecondando nella musica gli stimoli ambientali in modi vari, da un sarcasmo tagliente a una disillusione malinconica vagheggiante “l’autodistruzione” – si offrono così oggi come reagente per visitarla e analizzarla.

Certo, il turismo riflesso da questo “walkabout” non è quello più tradizionale: con animo pop predilige certi luoghi d’intrattenimento (pur se qui nella loro forma più riflessiva) a monumenti e musei dell’antichità, consentendo però quel brivido immersivo – unito in questo caso all’“oggettivazione dei sentimenti” del peregrinare affettivo della fan – che motiva sempre più gente, pur nelle turbolenze di questo mondo, a viaggiare per conoscere in forma rapida e low cost realtà nuove.

Alberto Raffaelli (albertoraf2@gmail.com)

Alberto Raffaelli

Il libro:

Giuseppina Borghese, A Manchester con gli Smiths. Un walkabaout musicale, Giulio Perrone Editore, 2023

Segnalazioni Letterarie

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