Edda Billi, una Donna per le Donne ,una vita controcorrente: lesbica negli anni ’50, femminista per tutta la vita….

da | 13 Gennaio 2026 | Attualità

Il movimento femminista e la comunità LGBTQIA+ italiana piangono la scomparsa di Edda Billi, morta ieri, 10 gennaio 2026. Poetessa, attivista lesbica femminista, militante instancabile e figura centrale della storia politica delle donne in Italia, Billi aveva 92 anni.

La sua vita attraversa oltre mezzo secolo di lotte, conflitti e conquiste, segnando in modo profondo il percorso del lesbofemminismo italiano dalle origini fino ai giorni nostri.

Edda Billi è una nota femminista, poetessa e attivista italiana, nata a Massa Marittima nel 1933, figura storica del femminismo romano e presidente di associazioni femministe, nota anche per le sue raccolte poetiche come “Isolanotte” e “Donnità”, che esplorano temi di identità, amore lesbico e impegno sociale, e per il documentario biografico “100 di questi giorni” che ne racconta la vita.

Il suo nome resta legato a snodi fondamentali della storia femminista: dalla nascita del Movimento Femminista Romano alla fondazione della Casa Internazionale delle Donne, fino al lavoro di custodia della memoria politica femminista e lesbica attraverso archivi e biblioteche.

Fare coming out negli anni Cinquanta, in un’Italia segnata da una cultura patriarcale e repressiva, non era una scelta simbolica, ma piuttosto un atto di sopravvivenza radicale. Edda Billi si dichiarò lesbica giovanissima, pagando un prezzo altissimo. Come ha raccontato più volte, quella verità le costò violenze, esclusione e paura.

Il contributo politico di Edda Billi non si è mai limitato alla teoria. È stata una costruttrice di spazi, luoghi reali di confronto, autodeterminazione e pratica politica. Tra questi, la Casa Internazionale delle Donne di Roma, di cui fu tra le fondatrici, resta uno dei simboli più importanti dell’eredità del femminismo italiano.

All’interno della Casa, Billi ha diretto Archivia, la Biblioteca Archivi Centri Documentazione delle Donne, che raccoglie e preserva le produzioni teoriche e pratiche del movimento femminista e lesbico dalla fine degli anni Sessanta.

È morta la mia amica  del cuore” racconta Maria Laura Annibali Presidente dell’associazione DÍGAY PROJECT è enormemente difficile scrivere per ricordare una persona che ti è entrata nel cuore e nell’anima. Enormemente doloroso, perché aggiunge al vuoto della perdita, il dolore del non trovare le parole che possano essere in grado di metabolizzare la perdita.

Non serve mettere in fila le informazioni sulla sua lunga vita, sulle sue opere, sui ruoli avuti e sulle tracce che ha lasciato nella sua militanza nel movimento femminista e lesbico sia in Italia che a livello internazionale, non serve perché basta digitare il suo nome su un motore di ricerca in internet e si hanno tutte le informazioni; soprattutto non serve a riempire il vuoto che lascia la sua carica umana, il calore del suo prorompente, e mai spento, entusiasmo per la conquista della propria libertà che si propaga diventando lotta aperta per la difesa delle libertà di tutte e tutti. Fu proprio lei, in una delle interviste che mi ha rilasciato per i miei documentari “L’altra altra metà del cielo”, a dichiarare di non amare le etichette e a confidarmi di sognare il giorno in cui non ci sarà più bisogno di etichette perché tutti e tutte saremo solo “persone”. Però fino ad allora le etichette servono perché, diceva, sono lo scudo che imbracci “… e vai e lotti… perché la lotta non è finita” ed Edda accompagnò queste parole con il gesto della mano che, a pugno chiuso, porta uno scudo, invisibile agli occhi, ma che la mimica e la forza della voce sembrano rendere invincibile. Quel gesto e quella espressione mi sono rimaste negli occhi e indelebili nell’anima. Il suo ritratto.

“Femminista e lesbica o lesbofemminista” questa l’etichetta che lei stessa si è data, queste le espressioni che definiscono Edda Billi e il suo lungo percorso di “donnità”, termine a lei molto caro perché evidenzia l’essere “donna”, mai omologata, fieramente convinta della propria libertà conquistata con la dura lotta, senza paura della separatezza.  In questo Edda mi è madre, sorella e mentore: la libertà. Conoscere Edda ha significato respirare la libertà, la fierezza di essere sé stesse unite nell’impegno antifascista di garantire libertà per tutte e tutti, senza discriminazioni. Stare con Edda ha voluto dire per me vivere e sperimentare la vera sorellanza, cioè la forza e la determinazione di donne a servizio di un mondo migliore di quello costruito dagli uomini.

Amata Edda, il tuo scudo, ora a terra, non è rimasto sul campo di battaglia, dimenticato… Altre mani lo stringono a sé per continuare la tua lotta. Il tuo, il nostro desiderio di libertà, vivrà in eterno.

Edda Billi e Maria Laura Annibali

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