Due omaggi al cinema: “Bande à Part” e “The Dreamers”

da | 07 Aprile 2026 | Cinema, Libri

“Bande à Part” (1964), il film di Jean-Luc Godard, è un pastiche del thriller poliziesco hollywoodiano, tanto divertente quanto inventivo. Liberamente ispirato al romanzo poliziesco “Fool’s Gold” (titolo italiano: Oro per i disperati o La banda degli estranei), pubblicato nel 1958 dalla scrittrice americana Dolores Hitchens, il film si concentra su elementi intangibili come la giovinezza, l’attrazione sessuale, la noia, l’americanizzazione della Francia e l’atmosfera unica di Parigi. Il film presenta tutti gli espedienti stilistici che caratterizzarono la Nouvelle Vague, con Godard che gioca con le convenzioni narrative, la tecnologia, la grammatica dello schermo e l’illusione del proscenio. Tra gli innumerevoli riferimenti ai B-movie hollywoodiani, il film è un omaggio al cinema e alla sua capacità di catturare la realtà. Godard è così affascinato da tutto ciò che è cinematografico che non smette mai di attirare la nostra attenzione.

“The Dreamers” (2003), invece, è un dramma che esplora la bizzarra relazione tra tre giovani a Parigi durante le rivolte studentesche del 1968. Il film di Bernardo Bertolucci è un omaggio alla passione per il cinema e alla libertà degli anni ’60, con riferimenti a icone del cinema come Charlie Chaplin e Buster Keaton. La corsa del trio attraverso il Louvre è un chiaro omaggio a “Bande à Part” di Godard, sottolineando la connessione tra i due film. Il film oscilla tra una psicosi inquietante e una spensierata storia d’amore nouvelle vague, ma perde un po’ di slancio nell’ultima parte, trasformandosi in un editoriale sulla politica del tempo e concludendo con un finale emblematico accompagnato dalle note di Edith Piaf che “non si pente di nulla”.

L’arte non segue una traiettoria lineare, ma si muove in cerchi concentrici, dove il passato e il presente si intrecciano e si arricchiscono a vicenda. Il citazionismo, tecnica cara al cinema postmoderno e contemporaneo, è un esempio di questo movimento circolare. Attraverso le citazioni, i testi dialogano tra loro, creando un gioco di rimandi e di significati che si sovrappongono e si trasformano. Un esempio emblematico di questo fenomeno è il film “The Dreamers” di Bertolucci, dove la cinefilia diventa un modo di vivere e i protagonisti si calano nei panni dei personaggi dei classici del cinema. La scena in cui Isabelle sfida Matthew e Théo a correre al Louvre, ispirata a “Bande à part” di Godard, è un omaggio esplicito al cinema del passato, mentre la frase “l’accettiamo, è uno di noi” è un richiamo a “Freaks” di Tod Browning. Ma le citazioni possono essere anche più sottili, nascoste o indirette, e proprio in questo risiede la loro bellezza: nell’eterno ritorno e nella continua risemantizzazione dei significati. Due film che esemplificano perfettamente questo concetto e che consiglio vivamente a tutti di vedere sono proprio “The Dreamers” e “Bande à part”, due capolavori del cinema mondiale.

Stefania Lo Piparo

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