Dott. Nadir Malizia, giurista: la vera disabilità è insita nell’autolimitazione

da | 22 Luglio 2025 | Attualità, Libri

Amiche ed Amici carissimi, oggi sono davvero entusiasta di presentarvi un nuovo Ospite, il Dott. Nadir Malizia – Giurista esperto di Diritto Comunitario e Internazionale – ed affrontare con  Lui un argomento che riguarda tutti noi: i limiti mentali che ci autoponiamo e le conseguenze di scarsità  che proiettiamo nella nostra vita.

Naturalmente, com’è oramai noto, è in nostro potere sovvertire i pensieri limitanti, non combattendoli – li rafforzeremmo -, bensì attraverso il riconoscimento degli stessi e l’osservazione delle emozioni che ci procurano, scevri da qualsivoglia forma di giudizio.  Processando le nostre emozioni in assoluta intimità, con attenzione, rispetto ed amore verso noi stessi, comprendiamo l’istintivo potere selettivo, atto alla naturale – ovvia e conseguente –  eliminazione della zavorra mentale. Ecco che, liberati dallo “scarto”, procedere verso la realizzazione dei nostri desideri diviene una scelta altamente contemplabile.

Nell’intervista che segue, la testimonianza del Dott. Malizia costituisce  un eccellente stimolo  inneggiante la volontà di contrastare efficacemente ogni aprioristica auto-limitazione.

Confesso di essere davvero emozionata nell’incontrare la Persona che ha veramente superato i propri limiti oggettivi ed ottenuto risultati eccellenti con la forza della determinazione.

Daniela Cavallini:

Benvenuto Dott. Malizia, nel ringraziarla per la sua disponibilità ed esprimendole la mia personale ammirazione, desidero partecipare i lettori in merito al nostro dialogo conoscitivo – atto all’intervista – che già ai primi cenni, si è manifestato  propedeutico ad un’esperienza umana di rara intensità.

Dott. Nadir Malizia:

Ringrazio anch’io lei. In effetti, è stato emotivamente intenso raccontarle  gli aspetti più intimi della mia vita percependomi libero di esprimermi scevro da condizionamenti.

Daniela Cavallini:

Com’è giusto che sia! Infatti, il mio approccio – spero delicato – verteva soprattutto sulla manifestazione degli invidiabili risultati che ha ottenuto, nonostante la tragicità di accadimenti che avrebbero limitato chiunque se proteso alla strumentalizzazione, metaforicamente la “culla del giustificazionismo”. Vogliamo partire dalla nascita?

Dott. Nadir Malizia:

Il 26 agosto 1976 in quel di Cremona, da genitori giovanissimi, nacque un bambino bello e sano, nonostante il parto prematuro. Tuttavia, i primi sintomi di un destino avverso, si manifestarono intorno al compimento del mio primo anno di vita, quando dentro il mio girello mi muovevo gioiosamente, ma solo indietreggiando. Questo fu il primo sintomo che, al termine di un’accurata visita specialistica, decretò l’esito della mia ineluttabile paraplegia, ascrivibile al parto stesso.Ovviamente, data la tenera età, posso asserire di non avere mai camminato in tutta la mia vita, una vita  trascorsa esclusivamente sulla sedia a rotelle.

Daniela Cavallini:

Immagino le difficoltà che si sono susseguite, dovute alle oggettive limitazioni fisiche oltreché all’abbattimento psicologico peraltro acuito dall’ignoranza e dalla perfidia (in)umana e, qui, mi riferisco agli episodi di bullismo che mi ha raccontato…

Dott. Nadir Malizia:

Esperienze dolorose certamente. Il bullismo, piaga sociale di cui mi occupo -unitamente al cyberbullismo- collaborando con Asso Noi Diciamo No Onlus, pone l’individuo al centro della massima espressione della malvagità e si palesa sostanzialmente in tre forme: fisica – verbale – mentale.

Personalmente sono stato vittima di bullismo ed ho sperimentato più episodi,  tra i quali  due mi hanno particolarmente colpito: il primo, in età post-adolescenziale ed un altro all’università quando conobbi una studentessa ipovedente e diventammo amici o, almeno così credevo, ma quando compresi quando si rivelò una persona gelosa della mia condizione socio-economica elevata, manifestandomi indicibile invidia, precipitai in una spirale angosciante per ben otto anni, al punto di voler lasciare l’università a soli due esami dal conseguimento della laurea magistrale in giurisprudenza. Fu la rigidità, per quanto amorevole, esercitata da mio padre – un Militare – che m’incitò a non arrendermi ed a conseguire il mio dottorato.

Daniela Cavallini:

Pleonastico complimentarmi. Lei ha affermato di avere ricevuto un educazione rigida, che mi permetto di trasporre nell’impartizione di ordini senza alcuna indulgenza, vale a dire: “figlio mio, lo studio è il tuo lavoro e devi adempiere al tuo dovere al massimo delle tue capacità.”; sottolineo “capacità” e non “possibilità” perché, come dicevamo al telefono, sono tantissime le attività che  esulano dalla possibilità o meno di camminare e, dunque, per tutti si svolgono da seduti:  studiare è tra queste. Pertanto, no allo spreco di energie in  lamentazioni e strumentalizzazioni.

Dott. Nadir Malizia:

Esattamente, tuttavia, la rigidità di papà era compensata dalla dolcezza, dall’accettazione e dall’amore incondizionati  della mamma… come si dice “la mamma è sempre la mamma”.

Daniela Cavallini:

A proposito delle tante attività non inibite a chi siede sulla sedia a rotelle, lei non si è fermato alla laurea in giurisprudenza pur con  vari indirizzamenti/specializzazioni, bensì ha annesso alla  carriera legale, quella sportiva.

Dott. Nadir Malizia:

Sì, amo lo sport, soprattutto il nuoto, per la sua inclusività. Per me rappresenta la libertà, la sana aggregazione ed un messaggio di forza e normalità. Mi sono cimentato con sacrificio e determinazione sino  a praticarlo a livello agonistico, sfiorando la partecipazione alle Paralimpiadi.

Daniela Cavallini:

In conclusione, a proposito di inclusività ed uguaglianza, con il suo esplicito consenso mi permetto un garbato cenno alla sua vita privata: lei ha  dichiarato di essere gay ed in merito a questo argomento ci siamo confrontati, giungendo alla conclusione che le attuali tipiche manifestazioni “circensi”  contraddicono palesemente il messaggio di uguaglianza che vogliono  emanare, enfatizzando l’esatto opposto: la diversità. Una diversità meritevole di accettazione e rispetto che lei ed io, scevri da piume, tanga e lustrini, definiamo normalità.

Daniela Cavallini

Daniela Cavallini

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