Parlare oggi di sfruttamento minorile, evasione scolastica e povertà educativa significa guardare in faccia una realtà che non è lontana, ma molto vicina a noi.
Se allarghiamo lo sguardo, vediamo come in alcuni Paesi dell’Africa centrale i minori vivano spesso
in condizioni di estrema vulnerabilità, segnate da povertà diffusa, accesso limitato all’istruzione
sistemi di tutela ancora fragili.
In Europa, e in Italia in particolare, disponiamo invece di un sistema normativo e istituzionale
strutturato: scuole obbligatorie, servizi sociali, sanità pubblica, tribunali per i minorenni, forze
dell’ordine e organismi di tutela che, almeno sul piano formale, garantiscono diritti e protezione ai
minori.
Eppure, nonostante queste differenze, anche nei nostri territori persistono realtà di marginalità e
disagio che rendono molti bambini e adolescenti esposti a rischio.
Spesso pensiamo che queste situazioni appartengano solo a contesti lontani, ma dobbiamo avere il
coraggio di riconoscere che anche in alcuni quartieri della nostra città, Catania, esiste un bisogno
urgente di recupero educativo e sociale.
Possiamo fare, a questo punto, un breve excursus storico. All’inizio del secolo scorso, nelle famiglie
rurali, spesso numerose, era normale che i bambini venissero mandati a lavorare fin da piccoli, nei
campi o, in alcuni casi, anche nelle miniere. Non si trattava di una scelta educativa, ma di una
necessità legata alla sopravvivenza.
In quel contesto non esisteva ancora una vera cultura dell’infanzia e dell’adolescenza, né una piena
consapevolezza dei diritti dei bambini. Il minore era visto più come una risorsa economica che come
una persona da tutelare.
Come psicopedagogista, è evidente come la povertà educativa non sia solo mancanza di frequenza
scolastica, ma soprattutto mancanza di riferimenti adulti e di fiducia nel futuro.
L’evasione scolastica e il lavoro minorile non sono scelte, ma spesso conseguenze di contesti fragili,
nei quali i diritti dei bambini vengono messi in secondo piano. Si tratta spesso di realtà in cui i genitori
sono assenti, non solo fisicamente ma anche nel loro ruolo educativo, e non sempre hanno piena
consapevolezza di essere guide, tutori e responsabili dei propri figli. In alcuni casi si tende a
confondere il ruolo genitoriale con quello di “amico”, creando un rapporto alla pari che priva i ragazzi
di punti di riferimento solidi.
In questo scenario si inserisce un segnale importante: l’avvio del lavoro della nuova Garante per
l’Infanzia del Comune di Catania, nominata per la prima volta. È un passo significativo, che
rappresenta un impegno concreto verso la tutela dei minori. In qualità di sua collaboratrice, sento la
responsabilità di contribuire alla costruzione di una rete più forte e più attenta ai bisogni dei bambini
e degli adolescenti.
Il nostro riferimento resta la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, adottata il
20 novembre 1989 a New York, che afferma con chiarezza il diritto di ogni minore all’istruzione, alla
protezione e a uno sviluppo sano. Tuttavia, tra il principio e la realtà esiste ancora una distanza
importante.
Uno dei problemi principali è la frammentazione dei servizi: Comune, Azienda Sanitaria Provinciale
di Catania, Università, Tribunale per i Minorenni, Forze dell’Ordine e Terzo Settore lavorano spesso
con impegno, ma non sempre in modo coordinato.
In questo quadro, la Legge quadro n. 328 dell’8 novembre 2000 rappresenta il pilastro della riforma
del welfare italiano e un punto di svolta nel contrasto alla povertà educativa e all’esclusione sociale,
segnando il passaggio da un sistema assistenzialistico a un modello integrato basato sui diritti.
A ciò si aggiunge il progressivo depotenziamento delle politiche di welfare e le forti differenze tra
regioni, che continuano a penalizzare il Mezzogiorno e quindi anche la Sicilia.
In questo contesto, la scuola rappresenta molto più di un luogo dove si apprende: è uno spazio di
socialità, di sicurezza e di costruzione del futuro. Inserirsi rapidamente in un contesto scolastico aiuta
bambini e adolescenti a ritrovare un senso di normalità, a costruire relazioni significative e a
sviluppare competenze fondamentali.
Ed è proprio attraverso la scuola che possiamo interrompere percorsi di rischio e offrire alternative
concrete alla criminalità.
I dati dell’Osservatorio sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Sicilia confermano un
quadro preoccupante. Nell’Isola, la dispersione scolastica resta tra le più alte d’Italia, con percentuali
che in alcune aree superano il 20%. A Catania si registrano livelli particolarmente elevati di
abbandono scolastico precoce.
Per quanto riguarda la devianza minorile, si rileva un aumento delle segnalazioni di minori coinvolti
in reati e situazioni di disagio.
In questo contesto, particolarmente significativo è quanto emerso nel 2024 durante la riunione
plenaria dell’Osservatorio Metropolitano per la prevenzione della devianza minorile, presieduta dal
Prefetto Maria Carmela Librizzi.
I dati ISTAT restano allarmanti e indicano giovani sempre più esposti al rischio di devianza.
il Sindaco ha evidenziato la crescita del disagio giovanile, mentre il Presidente del Tribunale per i
Minorenni Roberto Di Bella ha richiamato l’importanza del Decreto Caivano che ha rafforzato il
ruolo delle scuole e dei Comuni nel contrasto alla dispersione scolastica, prevedendo interventi più
rapidi e maggiore responsabilità nella segnalazione dei casi a rischio e ci ricorda che la dispersione
scolastica non è solo un problema educativo, ma una vera emergenza sociale.
È stata inoltre presentata una piattaforma informatica per monitorare e contrastare la dispersione
scolastica attraverso una rete più efficace tra istituzioni.
Un esempio concreto di risposta è rappresentato dal nuovo ambulatorio T.I.M.M.I. (Team
Interdisciplinare per i Maltrattamenti sui Minori) inaugurato lunedì scorso presso l’Ospedale
Garibaldi di Nesima, dedicato alle minori vittime di violenza.
Nel passato tra Ottocento e Novecento, la condizione dei minori era ancora fortemente segnata dalla
povertà e dallo sfruttamento.
Recentemente ho avuto modo di approfondire questi temi in un saggio dedicato a Danilo Dolci,
sociologo, educatore e attivista, che operò a Trappeto e che è stato definito il “Gandhi siciliano”.
La morte di un bambino per fame segnò profondamente il suo impegno, spingendolo a denunciare
condizioni di miseria e sopraffazione, spesso legate anche alla criminalità mafiosa e allo sfruttamento
minorile.
Attraverso le sue battaglie non violente, Dolci ha difeso il diritto dei bambini a vivere, a essere educati
e a crescere in condizioni dignitose.
Conclusione
E proprio per questo, vorrei concludere con una sua riflessione che oggi risuona più attuale che mai:
“Il problema non è dare ai poveri, ma togliere le cause della povertà.”
Una frase che ci richiama alla responsabilità di costruire interventi educativi, sociali e istituzionali
capaci di cambiare davvero il destino dei nostri bambini.
SCALETTA INTERVENTO
🔹 1. INTRODUZIONE
- Sfruttamento minorile, evasione scolastica, povertà educativa → problema vicino a noi
- Confronto:
o Africa centrale → povertà, pochi servizi
o Europa/Italia → sistema di tutela (scuola, servizi, tribunali) - Ma anche qui: realtà di marginalità a Catania
🔹 2. EXCURSUS STORICO - Inizio ‘900 → bambini lavoravano (campi, miniere)
- Necessità di sopravvivenza
- Nessuna cultura dell’infanzia
- Bambino = risorsa economica, non soggetto di diritti
🔹 3. RUOLO DELLO PSICOPEDAGOGISTA - Povertà educativa ≠ solo assenza scuola
- Mancano:
o riferimenti adulti
o fiducia nel futuro - Genitori:
o assenti o poco consapevoli
o rapporto “da amici” → mancano regole
🔹 4. GARANTE INFANZIA CATANIA - Prima nomina a Catania
- Tuo ruolo di collaboratrice
- Obiettivo: rete più forte per i minori
🔹 5. RIFERIMENTO NORMATIVO - Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
o 20 novembre 1989 – New York - Diritto a:
o istruzione
o protezione
o sviluppo
🔹 6. CRITICITÀ DEL SISTEMA - Frammentazione servizi:
o Comune
o ASP
o Tribunale
o Scuola
o Terzo settore - Legge 328/2000 → importante ma:
o divario Nord/Sud
o Sud penalizzato
🔹 7. RUOLO DELLA SCUOLA - Non solo istruzione:
o socialità
o sicurezza
o futuro - Previene:
o devianza
o criminalità
🔹 8. DATI SICILIA / CATANIA - Dispersione scolastica → tra le più alte (oltre 20%)
- Aumento:
o devianza minorile
o reati
o disagio familiare - Abusi e sfruttamento → fenomeno ancora sommerso
🔹 9. OSSERVATORIO 2024 CATANIA - Prefetto Maria Carmela Librizzi
- 200 studenti presenti
- Dati ISTAT → allarmanti
- Interventi:
o Enrico Trantino → disagio in crescita
o Roberto Di Bella → Decreto Caivano - Piattaforma digitale → controllo dispersione
🔹 10. RISPOSTE CONCRETE - T.I.M.M.I. → ambulatorio minori maltrattati
- Ospedale Garibaldi di Nesima
- Lavoro di rete fondamentale
🔹 11. DANILO DOLCI - Danilo Dolci
- “Gandhi siciliano”
- Trappeto
- Lotta contro:
o povertà
o mafia
o sfruttamento minorile - Evento chiave → morte bambino per fame
“Il problema non è dare ai poveri, ma togliere le cause della povertà




