In un mondo dove la mafia sembra aver tessuto una rete di omertà e silenzio, un gruppo di coraggiosi individui ha deciso di rompere gli schemi e di affrontare il fenomeno mafioso con un approccio nuovo, profondo e partecipativo.
Il ciclo di incontri “La Cultura Mafiosa: Ricerca e Analisi Psicologica” è un viaggio dentro la mente e il cuore della mafia, un percorso che cerca di comprendere i meccanismi di potere, il linguaggio e le relazioni che la caratterizzano.
Gli studenti, i docenti, gli psicologi e i magistrati si riuniscono per analizzare la mafia non come un mito o una leggenda criminale, ma come un fenomeno culturale da comprendere e smontare.
L’obiettivo è chiaro: trasformare la mafia in materia di studio, per costruire cittadini consapevoli e capaci di riconoscere e respingere la mentalità mafiosa.
Il progetto, promosso dal Comune di Bagheria e coordinato dal professor Girolamo Lo Verso, è un esempio di come la scuola possa diventare il punto di partenza per un cambiamento culturale.
Gli studenti sono protagonisti attivi di questo percorso, che include la lettura di testi, l’ascolto di storie e la messa in scena di psicodrammi.
L’assessore Biagio Sciortino, promotore dell’iniziativa, spiega che l’idea è di proporre un approccio diverso al tema mafioso, non solo repressione o denuncia, ma riflessione culturale, psicoanalitica e sociologica.
“La mafia non è solo un fenomeno criminale, è anche un modo di pensare, di relazionarsi, di esercitare il potere”, afferma.
Il ciclo di incontri prevede la partecipazione di figure importanti, come Roberta Gatani, nipote del giudice Paolo Borsellino, e la dottoressa Vittoria De Lisi, fidanzata dell’agente di scorta Vincenzo Li Muli.
Gli studenti avranno l’opportunità di ascoltare le loro testimonianze e di riflettere sulla cultura della legalità e sulla memoria delle vittime.
L’iniziativa include anche una borsa di studio comunale dedicata al tema della mafia, per promuovere la riflessione e la ricerca su questo argomento.
E il recupero dei beni confiscati? “È un punto centrale”, afferma l’assessore Sciortino. “I beni confiscati devono tornare a vivere e a produrre valore sociale. Tutto passa dalla scuola, perché è lì che si costruisce la coscienza civile.
Uno dei relatori del ciclo di incontri sulla cultura mafiosa è stato lo psicologo e criminologo Andrea Giostra.
In un’intervista, Andrea Giostra ha raccontato la sua esperienza: “Ho avuto l’opportunità di partecipare a un ciclo di incontri nelle scuole per discutere di cultura mafiosa. L’approccio adottato è stato particolarmente interessante, poiché ha favorito un dibattito aperto e dialogico tra i relatori e gli studenti. Non si trattava di un sapere unidirezionale, ma di un confronto vivo e stimolante tra persone che lavorano in questo settore.”
Giostra sottolinea l’importanza di conoscere autori come Leonardo Sciascia, che nel suo romanzo “Il giorno della civetta” ha raccontato la mafia con lucidità e coraggio, e Giovanni Falcone, che nel suo libro “Cose di Cosa nostra” ha offerto una visione approfondita del fenomeno mafioso.
“Gli studenti hanno mostrato un grande interesse per l’argomento e hanno fatto domande pertinenti”, continua Giostra. “Quando la preside ha chiesto loro di esprimere le loro impressioni sulla giornata, una ragazza ha confessato di non conoscere Leonardo Sciascia, ma di essere intenzionata a leggerlo dopo aver ascoltato la discussione. Questo è un risultato importante, poiché dimostra che gli studenti stanno iniziando a comprendere l’importanza di conoscere la cultura mafiosa e di creare una cultura alternativa a quella della mafia.”
Come ha detto Giovanni Falcone, ‘La cultura della morte non appartiene solamente alla mafia: tutta la Sicilia ne è impregnata’. Queste parole profonde ci fanno riflettere sulla complessità del fenomeno mafioso e sulla necessità di una comprensione più profonda della cultura e della società in cui esso si radica.
La lotta contro la mafia richiede non solo una solida specializzazione in materia di criminalità organizzata, ma anche una certa preparazione interdisciplinare e una consapevolezza dei comportamenti sociali e individuali che la alimentano.
Solo attraverso una comprensione più profonda di questi meccanismi potremo sperare di contrastare efficacemente la mafia e costruire una società più giusta e più libera.
Stefania Lo Piparo

Andrea Giostra e la cultura mafiosa nelle scuole | Intervista di Dorotea Rizzo per laltroparlante:
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