“Basta morire di movida”. Presentata l’associazione #NoMaranza, a Palermo, dello chef Natale Giunta

da | 06 Marzo 2026 | Attualità, Esperienze, Eventi, Luoghi, Opportunità

Presenti anche le mamme delle vittime delle notti palermitane. Stefania Petyx: “Noi amiamo le barbe ma odiamo la violenza”

“Entriamo dentro i locali con le tute di Armani sul polso 5000 e nelle Gucci pezzi rari. Per strada come Rambo, gli infami stretti al collo” queste parole tratte del brano di un neomelodico palermitano, raccontano una realtà che subisce quotidianamente chi gestisce le discoteche, teatro di scontri, a volte mortali. Le notti palermitane, negli ultimi dieci anni, hanno registrato otto vittime eclatanti per l’efferatezza dei delitti, quattro solo nel 2025. Proprio al culmine di una rissa all’ingresso del suo locale, per entrare gratis e senza essere in lista, lo chef Natale Giunta, titolare di Citysea, ha diffuso un video, diventato virale in tutta Italia, dove provocatoriamente vietava l’ingresso ai maranza con tanto di cartello. Due mesi dopo, ieri, è stata presentata al Marina Convention Center del Molo Trapezoidale di Palermo, l'”Associazione #NoMaranza. Per una Movida sicura per cittadini e imprenditori” presieduta da Giunta.

Tra i fondatori anche l’avvocato penalista Mario Bellavista e la nota giornalista televisiva ed ex inviata di Striscia la Notizia, Stefania Petyx, la penalista Fausta Catalano, la civilista Maria Geraci, la professionista Valeria Egle Giallombardo e la giornalista professionista Milvia Averna. Presenti anche mamme delle vittime delle notti in discoteca: Loredana Zerbo, mamma di Paolo La Rosa, ucciso nel 2020 a Terrasini e Daniela Vicari, mamma di Francesco Bacchi, ucciso nel 2024 a Balestrate. Presente anche il presidente dell’associazione Filiis Palermo, Domenico Camilleri. All’incontro è seguita la mostra “SìMaranza. W la barba” del ritrattista palermitano Alessio Falzone, un viaggio tra le barbe più interessanti con le loro storie.

Come nasce il nome #NoMaranza e il commento di Natale Giunta

“Il nome #NoMaranza – spiega lo chef Natale Giunta – è nato all’indomani dell’omicidio dell’Olivella del povero Paolo Taormina, accaduto pochi mesi dopo la strage di Monreale. L’assassino, Gaetano Maranzano, un giovane di 28 anni originario del quartiere Zen di Palermo, prima di confessare il brutale omicidio con un colpo di pistola alla nuca, su TikTok pubblicò un video con l’audio di una fiction di mafia, “Il capo dei capi”, mostrando un atteggiamento di sfida. Il suo aspetto con barba nera lunga, collana grossa e occhiali con montatura dorata, mi ispirarono una locandina che, tempo dopo, ho usato per manifestare la mia stanchezza e chiarire a tutti che il mio locale non è aperto a chi inneggia alla violenza, a chi cerca la rissa e soprattutto a chi esce da casa armato per far danno”.

La mission dell’Associazione #NoMaranza

L’associazione, senza scopo di lucro, si pone come mission quella di essere un tramite tra gli imprenditori del settore e le istituzioni e di formare e sensibilizzare per una movida sicura. Tra i punti esposti durante l’incontro ci sono, innanzitutto, la modifica dell’articolo 100 del Tulps, Testo unico delle leggi di Pubblica sicurezza, che attribuisce al Questore il potere discrezionale di sospendere o revocare la licenza di esercizi pubblici teatro di disordini, supportando la modifica già proposta in parlamento. “E’ un testo che risale al 1931, quindi datato – sottolineano – che delega in toto ai gestori dei locali il problema sicurezza e che di fatto è diventata un’arma di ricatto per i malintenzionati che minacciano di creare disordini per farli chiudere se non ottengono ingressi e drink gratis. Vogliamo poter chiamare le forze dell’ordine con serenità quando ravvisiamo momenti di pericolo senza la paura di essere chiusi”.

Estensione delle Zone rosse alle discoteche e Daspo per i violenti

“Un secondo punto è la realizzazione di protocolli d’intesa tra i gestori dei locali, la polizia e la Prefettura come è accaduto in altre regioni, con i gestori più virtuosi – spiega l’avvocato Mario Bellavista che è anche il vice presidente dell’associazione. E, anche estendere le Zone rosse, già avviate a Palermo, alle poche discoteche e locali che hanno la licenza di pubblico spettacolo, con passaggi frequenti delle volanti”. Infine, l’Associazione #NoMaranza chiede che sia realizzato, sulla scia degli stadi di calcio, dove il fenomeno è stato contenuto, anche un Daspo per i locali da ballo per i pregiudicati e per tutti coloro che siano stati denunciati per rissa e per violenza.

“Vogliamo contribuire con i nostri mezzi e visibilità al benessere della città, e siamo disposti a fare rete con tutti i cittadini di buona volontà per la creazione di un clima più sereno per uscire e divertirsi senza la paura di subire violenza. Perchè non si può morire di movida. No maranza è un grido dall’allarme, noi amiamo le barbe ma odiamo la violenza” conclude la giornalista Stefania Petyx.

I MORTI ECLATANTI DI MALA MOVIDA

14 febbraio del 2015 – Omicidio di Aldo Naro

Aldo Naro, il giovane medico originario di San Cataldo, ucciso al culmine di una rissa, nella notte tra il 13 e il 14 febbraio del 2015, 11 anni fa, all’interno della discoteca Goa dello Zen. Per l’omicidio Naro è già stato condannato Andrea Balsano, reo confesso, a 8 anni in via definitiva, del delitto commesso quando era minorenne, ha sempre negato di avere sferrato il calcio con l’intenzione di uccidere Aldo, assolti i tre buttafuori. I familiari della vittima, parte civile con l’assistenza degli avvocati Salvatore e Antonino Falzone, si sono battuti affinché venisse riconosciuto che si trattò di un brutale pestaggio.

24 febbraio del 2020 – Omicidio di Paolo La Rosa

Omicidio davanti al locale ‘Millennium’ di Terrasini, in provincia Palermo. Il 21enne Paolo La Rosa è stato ucciso a coltellate nella notte. Trasportato in ambulanza nell’ospedale di Partinico, è morto durante il tragitto. Diversi i fendenti, almeno quattro, assestati allo stomaco e al torace, alla vittima, al culmine di una lite esplosa intorno alle quattro. I carabinieri hanno fermato Alberto Mulè, cugino del fidanzato della sorella minore della vittima. Dovrà scontare 23 anni 6 mesi e 24 giorni. La madre Loredana Zerbo, insieme alle altre mamme che hanno perso i propri figli, è scesa in piazza dopo l’omicidio dello scorso ottobre in centro a Palermo, quando un altro Paolo (Taormina) è stato ucciso a 21 anni, proprio come suo figlio.

21 dicembre 2023 – Omicidio Rosolino Lino Celesia

La Corte d’appello per i minorenni di Palermo ha aumentato da 12 a 17 anni e 4 mesi la pena inflitta a Matteo Orlando, oggi di 19 anni, ma all’epoca dei fatti 17enne, assassino reo confesso del calciatore Rosolino “Lino” Celesia, ucciso nel capoluogo siciliano il 21 dicembre 2023, all’esterno della discoteca “Notr3” (ex Reloj) di via Pasquale Calvi a Palermo. Celesia, che aveva 22 anni, fu raggiunto da un colpo di pistola alla nuca, al termine di una rissa che era avvenuta dentro il locale e che si era poi conclusa tragicamente all’esterno.

14 gennaio 2024 – Francesco Bacchi

Francesco Bacchi, 19 anni, morto in seguito ad una rissa scoppiata il 14 gennaio 2024 davanti a una discoteca Medusa a Balestrate.  Quattordici anni e 8 mesi per il ventenne Andrea Cangemi, un anno e 8 mesi per Gaetano Lo Medico e Alessio Greco, tutti e tre di Partinico. La vittima era il figlio di Benedetto (detto Ninì) Bacchi, il “re delle scommesse” finito tempo fa nell’inchiesta Game Over. Ad ucciderlo sarebbero stati calci e pugni sferrati nel corso della rissa scoppiata nella discoteca e proseguita poi all’esterno del locale del paese in provincia di Palermo.

27 aprile 2025 – Strage di Monreale (Salvatore Turdo, Andrea Miceli e Massimo Pirozzo)

La strage di Monreale, avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 aprile scorsi, è un tragico fatto di cronaca nera in cui hanno perso la vita i giovani Salvatore Turdo (23), Andrea Miceli e Massimo Pirozzo (26) colpiti mentre si trovavano tra la folla di ragazzi che frequentavano il bar 365 di Monreale, poco distante dal Duomo. Il 19enne Salvatore Calvaruso ha confessato di aver sparato dopo una lite scaturita da un rimprovero per lo scooter. A quasi un anno dalla strage di Monreale, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per tre dei cinque giovani indagati: Salvatore Calvaruso, Mattias Conti e Samuel Acquisto. I ragazzi dello Zen dovranno comparire davanti al giudice per l’udienza preliminare il prossimo 25 marzo, accusati di concorso in strage

12 ottobre 2025 – Omicidio di Paolo Taormina

Gaetano Maranzano è un giovane di 28 anni originario del quartiere Zen di Palermo, reo confesso dell’omicidio di Paolo Taormina, un ragazzo di 21 anni ucciso con un colpo di pistola alla nuca avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 ottobre, davanti al locale che la vittima gestiva con la sua famiglia all’Olivella a Palermo. “Volevo ucciderlo”, ha detto senza esitazioni e senza alcun segno di pentimento, durante l’interrogatorio di garanzia. Maranzano era già noto alle forze dell’ordine con precedenti per rissa e spaccio di droga. Poche ore dopo l’omicidio, e prima del fermo, Maranzano ha pubblicato un video su TikTok dalla casa della compagna, accompagnato dall’audio di una fiction sulla mafia (“Il capo dei capi”), mostrando un atteggiamento di sfida. Il video dell’omicidio, le testimonianze e la confessione hanno portato alla convalida del fermo in carcere.

21 dicembre 2025 – Ferita Valentina Peonio

Una sparatoria è avvenuta il 21 dicembre 2025 in piazza Nascè, zona centrale vicino a via Mazzini/zona movida, dove una donna di 33 anni Valentina Peonio è stata ferita da un fucile mentre si trovava in un bar. La donna non era l’obiettivo dell’agguato ed è viva solo perché indossava il cappotto che ha attutito la forza dei pallini. I colpi sono stati esplosi da un’auto in corsa, che ha investito due persone. Il responsabile Giuseppe Calì, un giovane di 21 anni, residente nel quartiere Borgo Nuovo, sarebbe sceso dall’automobile, si sarebbe avvicinato alla vittima chiedendole scusa e, alla vista del sangue, sarebbe andato nel panico fuggendo a bordo della Smart. Secondo quanto accertato, il giovane stava mostrando a una ragazza, forse la sua compagna, l’arma di cui era in possesso. Ora si trova al Pagliarelli.

La zona in cui è avvenuto il fatto, benché faccia parte delle aree preferite dal popolo della movida e nonostante due precedenti episodi specifici, non rientra nelle zone rosse sottoposte a maggiore vigilanza dopo l’omicidio di Paolo Taormina del 12 ottobre scorso.

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