“Avventurevolissimevolmente”, il libro che racconta oltre 25 anni tra arte, cultura e incontri

da|03 Settembre 2026|Interviste,Libri

Palazzo Branciforte, a Palermo, martedì 8 settembre alleore 18:00,Sala dei 99, si terrà la presentazione di“Avventurevolissimevolmente, note di vita in giro per il mondo”il libro diLucia Oliva e Luca Morettiche raccoglie ricordi, esperienze, incontri e retroscena maturati nel corso di oltre venticinque anni di attività tra arte, cultura, viaggi e progetti internazionali.

L’appuntamento si svolge con il patrocinio di“Settimana delle Culture” e rientra nel tour di presentazione del volume, iniziato a Milano il 23 luglio.

 L’intero percorso si svolge sotto l’egida della“European and North American Federation of UNESCO Clubs and Associations”.Il presidente della Federazione,Mr. Ioannis Maronitis,ha inoltre scritto la prefazione del libro.

Un viaggio oltre il palcoscenico

“Avventurevolissimevolmente” nasce dal desiderio di raccontare ciò che spesso rimane nascosto al pubblico: gli incontri, i preparativi, gli imprevisti, le situazioni curiose e i momenti vissuti prima, dopo e accanto agli eventi.

Il libro non è un’autobiografia tradizionale, ma una raccolta di frammenti di vita personale e professionale. Sono quelle che Lucia Oliva definisce nell’introduzione le “briciole della nostra storia di sposi e artisti vagabondi, innamorati della vita”.Accanto alle esperienze più significative trovano posto piccoli aneddoti, episodi quotidiani e situazioni dal tono più leggero. Non ci sono classifiche né gerarchie: ogni storia trova il proprio spazio per il valore che assume all’interno del racconto. È un modo per portare il lettore dall’altra parte della scena e permettergli di osservare ciò che normalmente non vede. Come spiega Lucia Oliva nell’intervista, il backstage diventa quasi uno spettacolo nello spettacolo:«quella commedia sempre uguale e sempre nuova che dall’alba dei tempi ogni interprete e compagnia mettono in scena prima, dopo e a latere di ogni evento».

“Avventurevolissimevolmente”: un titolo nato da un gioco di parole

Anche il titolo racconta qualcosa del libro. Prima di arrivare ad “Avventurevolissimevolmente”, gli autori hanno preso in considerazione diverse possibilità, alcune ispirate a espressioni televisive del passato, altre a slogan e giochi linguistici. La ricerca si è poi concentrata su una parola sola, capace di racchiudere il carattere delle storie. A fare da riferimento è stata precipitevolissimevolmente, parola che Lucia Oliva racconta di aver sempre apprezzato per il suo suono e per quella particolare esuberanza che la rende immediatamente riconoscibile. Tra le ipotesi è comparso anche “Rocambolevolmente”, rimasto in gara per una sera e una notte. Poi è arrivato il titolo definitivo, scelto all’unanimità nel loro ironico “parlamento familiare a due”. Avventurevolissimevolmente diventa così la firma di un libro fatto di esperienze diverse, di viaggi, incontri e avventure vissute dentro e fuori dai palcoscenici.

Dalla formazione giuridica all’arte e alla cultura

La storia raccontata nel volume affonda le proprie radici in un percorso professionale particolare.

Lucia Oliva e Luca Moretti sono partiti dalla formazione giuridica per approdare progressivamente al mondo dell’arte e della cultura, diventando nel tempo ambasciatori dell’arte e della cultura italiana ed europea. Teatro, musica, canto, danza, arti figurative e progetti culturali hanno segnato oltre venticinque anni di attività in giro per il mondo, sempre con l’attenzione rivolta al dialogo tra tradizioni e culture differenti. Alla base del loro lavoro c’è un principio preciso: affrontare temi importanti attraverso forme e linguaggi capaci di raggiungere pubblici diversi. Il senso più profondo di questo percorso viene riassunto dagli stessi autori in due parole: “donare gioia”. Tra le esperienze ricordate nella sinossi c’è ancheLa Fiaba di Veneziae dellaVia dell’Incenso, opera narrativo-filosofica che ha accompagnato la presenza degli autori alla60ª Biennale d’Arte di Venezia. La scena iniziale della fiaba, con una coppia di studiosi che attraversa il tempo alla ricerca di un profumo sublime e di un tesoro da ritrovare, diventa nella sinossi una metafora dello stesso cammino compiuto dagli autori.

La memoria che passa attraverso un setaccio

Mettere insieme una storia lunga oltre venticinque anni ha significato anche scegliere.

Nell’introduzione Lucia Oliva racconta la difficoltà di selezionare le esperienze personali e professionali da inserire nel libro. Ogni ricordo porta con sé sentimenti e stati d’animo, e ogni scelta finisce inevitabilmente per escludere qualcos’altro. Per questo gli autori hanno immaginato un particolare “setaccio”, costruito con fori di forme e dimensioni diverse, capace di lasciar passare esperienze molto differenti tra loro. Il risultato è una raccolta in cui vicende importanti convivono con episodi più piccoli, senza che gli uni debbano necessariamente prevalere sugli altri. Anche i nomi delle persone incontrate nel corso degli anni sono stati cambiati, nel rispetto della loro riservatezza. Una scelta che non cancella il valore degli incontri, ma li consegna al lettore attraverso una forma più discreta.

Un’altra scelta riguarda il tono complessivo del libro. Gli autori hanno deciso di raccontare, per questa prima raccolta, esperienze che, per quanto rocambolesche e faticose, abbiano lasciato alla fine un segno positivo. Non significa che il percorso sia stato privo di difficoltà o di vicende dolorose. Quelle esperienze fanno parte della vita e possono lasciare maturità e insegnamenti. Ma questa volta la scelta è caduta su episodi toccanti, profondi, curiosi o ricchi di verve, evitando di soffermarsi sui ricordi più amari. È una prima raccolta, non un punto di arrivo. Per il resto delle esperienze, belle, esaltanti, curiose e anche per qualcuna di quelle meno piacevoli, ci sarà tempo.

Dalle quinte degli eventi alla vita quotidiana

La sinossi accompagna il lettore proprio dentro questo mondo. Dietro il lavoro, l’impegno e i grandi risultati si trovano infatti esperienze spesso lontane dai riflettori:fatti accaduti durante l’organizzazione di una manifestazione, incontri inattesi, episodi nati ai margini di un evento o diventati parte integrante del suo percorso.Sono squarci sulla quotidianità che, tra ironia e note pittoresche, diventano un contrappunto alla storia professionale degli autori. Il libro invita così il lettore a mettersi idealmente accanto a Lucia Oliva e Luca Moretti, come un compagno di viaggio incontrato su un treno. È proprio questa una delle immagini più forti dell’introduzione: il lettore non come semplice spettatore, ma come persona con cui condividere un tratto di strada.

L’intervista all’autrice Lucia Oliva

Per anni siete stati la voce narrativa dell’arte, della cultura e dei grandi palcoscenici. Con “Avventurevolissimevolmente”, la camera si sposta dall’opera al lettore: qual è stata la scintilla che vi ha spinto ad alzare il sipario anche sul vostro “dietro le quinte” personale?

«Nel corso del tempo, più volte ci è stato chiesto di raccontarci e abbiamo maturato la consapevolezza di possedere un tesoro di incontri, esperienze e rapporti con persone appartenenti ad ambiti geografici e culturali molto diversi che è davvero giusto condividere. L’anima di ciascuna delle tessere che compongono il mosaico della nostra vita artistica poteva e doveva essere donata, con opportune velature, cambiando i nomi e selezionando una prima rosa rappresentativa della varietà del vissuto. In tale prospettiva, questo primo libro autobiografico racchiude vicende profonde e toccanti, a fianco di episodi simpatici e alquanto pittoreschi. Il tema è talvolta focalizzato sulla quotidianità, ma soprattutto su gustosi retroscena di eventi. A margine di uno dei racconti è presente un inciso, riferito a quest’ultimo argomento, che illustra il perché della scelta: “Backstage: quella commedia sempre uguale e sempre nuova che dall’alba dei tempi ogni interprete e compagnia mettono in scena prima, dopo e a latere di ogni evento; e che ben più della performance pubblica incarna l’anima del teatro. Immaginatevi in prima fila dietro le quinte, comodamente seduti e invisibili agli artisti: credetemi, è questo il vero spettacolo”.»

Nell’introduzione c’è un filtro molto chiaro: far spazio solo a quello che, anche attraverso la tempesta, ha saputo lasciarvi una traccia positiva. È stato un setaccio consapevole nato durante la stesura o è semplicemente la lente con cui, oggi, avete scelto di guardare alla vostra vita?

«Entrambe le cose. Forse è insito nella natura umana il ricordare soprattutto gli aspetti positivi delle esperienze, particolarmente riguardo ai dettagli. In ogni caso, questo ci riproponiamo con costanza. Ciò non significa che il nostro percorso di vita personale e professionale non abbia dovuto fare i conti anche con alcune vicende spiacevoli; ma l’accettazione degli eventi e il perdono verso gli esseri umani, pratiche entrambe ardue quanto salutari, consentono alle ferite di guarire, con o senza cicatrice. Siccome nel bilancio della nostra esistenza le evenienze felici – leggi gratificanti, feconde, pregne di valore e molte altre sfumature – sono di gran lunga prevalenti, nel condividere per la prima volta con il pubblico frammenti del vissuto abbiamo privilegiato episodi toccanti e profondi, o connotati da brio e accenti comici, senza inquinare il discorso con ricordi amari, che “sanno di sale”, se volessimo dirla parafrasando Dante. Anche gli ultimi ci hanno arricchiti, se non altro di maturità, ma non era questa l’occasione di rivangarli. Lo faremo forse un’altra volta.»

Bellissima l’immagine del lettore come “compagno di scompartimento incontrato per caso su un treno”. Che tipo di confidenza vi augurate si accenda in questo viaggio condiviso tra le pagine? E voi, che tipo di compagno di strada sperate di essere per chi legge?

«La confidenza che speriamo si instauri include tutte le migliori accezioni del termine: fiducia, familiarità. Potremmo aggiungere interesse, stima, come presupposti dello stabilirsi di questa sintonia. Una confidenza garbata e nel contempo effervescente, per la contaminazione, tutta positiva, che nasce quando la condivisione di esperienze è sostenuta dal filo sottile e prezioso di una felice intesa reciproca. La riflessione sulla forma di intimità che desideriamo porta in sé quella sul come intendiamo il rapporto con l’ideale lettore, il che ci conduce a interrogarci sul nostro ruolo di compagni di viaggio. Sfiorando con un mero richiamo una tematica magistralmente affrontata daItalo Calvinoe ripresa daEco, propongo una considerazione che osa andare un pizzico oltre e avanzo un auspicio. Sento profondamente il dovere dell’autore di lasciare al lettore un proprio spazio immaginifico, adeguato, per concorrere al completamento della narrazione: il testo deve essere esaustivo e ben strutturato ma avere porte e finestre aperte cosicché chi vi fa ingresso possa guardare fuori e con questa visione completare l’esperienza vissuta nell’incontro con lo scritto. Tornando alla metafora del treno e ampliando il discorso, si potrebbe anche ipotizzare che l’autore, oltre che compagno di viaggio, sia anche, prima, colui che ha posto i binari lungo cui corre il convoglio. Ma va lasciata a chi legge la scelta riguardo alle parti del panorama su cui fermare la propria attenzione e da cui farsi avvincere; soprattutto, da cui farsi colpire al punto da provare il desiderio di condividere a sua volta esperienze ed emozioni suscitate dal paesaggio. Ecco: mi auguro che il nostro scrivere possa realmente funzionare come un invito al lettore a sentirsi coinvolto e contestualmente libero, a tal punto da provare il desiderio di aggiungere al fluire delle nostre narrazioni qualcosa di sé, ritrovando nel testo spunti di situazioni vissute in prima persona. Una confidenza che giunga alla reciprocità.»

Tra le righe si avverte chiaramente che questo libro è solo una tappa, non un traguardo. State già tracciando la mappa dei prossimi capitoli o preferite lasciarvi sorprendere dal percorso e fare in modo che siano le prossime avventure a chiamare a sé un nuovo libro?

«Nel dischiudere lo scrigno in cui custodiamo momenti preziosi vissuti soprattutto durante il processo creativo, o dietro le quinte, avevamo ben chiaro sin dal principio che avremmo proceduto per gradi: tale e tanto è il patrimonio di fatti ed esperienze che, scegliendo di tirare fuori questo, quello e quell’altro, abbiamo molto consapevolmente rimandato «a più tardi» altri episodi già individuati, misurati e soppesati. Alcune delle storie in fieri hanno addirittura un titolo. Una chicca: primo tra questi protagonisti di una prossima raccolta è lo stesso “capitolo 0” di Avventurevolissimevolmente, che avvia un racconto lasciato a mezz’aria poco dopo l’esordio, perché al momento troppo rivelatore: se fosse continuato si sarebbe mangiato «in un sol boccone» le radici di tutti gli altri. Verrà il momento, un po’ più avanti. D’altronde siamo certi che ogni passo, esperienza, avventura contenga in sé tutti gli ingredienti necessari a trasformarsi in racconto, basta saperli individuare. Lavorando a nuovi affascinanti programmi, su vari fronti, viviamo e scorgiamo di continuo spunti per future narrazioni. E non escludo che anche quando scriveremo un prossimo testo possa capitare, inattesa, qualche esperienza dell’ultimo momento degna di entrare nella raccolta, spodestandone un’altra: durante la stesura di questo libro è avvenuto anche questo.»

“Avventurevolissimevolmente” è un libro che arricchisce culturalmente perché offre al lettore la possibilità di ampliare i propri orizzonti attraverso l’esperienza di due autori che hanno attraversato per oltre venticinque anni arte, cultura, viaggi e incontri. Un viaggio che dona spazio e respiro, lasciando emergere il valore delle esperienze e del dialogo tra mondi diversi. Per questo la presentazione a Palermo è un appuntamento da non perdere: un’occasione per conoscere un libro che non racconta soltanto una storia, ma invita il lettore a mettersi in viaggio insieme ai suoi autori.

Con gli autori dialoghera Pietro Massimo Busetta. Clara Monroy porterà i saluti di Settimana delle culture.

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