Ciao Angela, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori che volessero sapere qualcosa di te quale scrittore?
Ciao a tutti e grazie a voi per avermi ospitato nel vostro magazine!
Mi chiamo Angela Cavazzuti, sono appassionata di lettura e scrivo praticamente da quando ho iniziato a tenere la penna in mano. Il mio sogno segreto è sempre stato quello di diventare un’autrice di thriller, anche se ammetto che fino a qualche anno fa non avevo mai fatto nulla per realizzarlo. Un po’ a causa degli impegni di famiglia e di lavoro, un po’ per indolenza, ogni manoscritto si fermava sempre prima della fine e veniva gettato in un cassetto (o peggio, nel cestino). Poi, un giorno, arrivata a quella “certa” età (non vi dirò quale) in cui ti senti serena e hai voglia di dedicarti finalmente alle tue passioni, mio marito mi regalò un meraviglioso portatile bianco dicendomi “Ecco, adesso puoi scrivere il tuo romanzo!”. Ebbene, quella fu la molla che cambiò la mia vita. Da allora ne ho pubblicati tre! E non ho nessuna intenzione di fermarmi perché scrivere è un’esperienza elettrizzante, totalizzante: non c’è un momento della mia giornata in cui la mia testa non elabori nuove idee da mettere su carta! Vivo praticamente circondata da block notes perché, di giorno come di notte, devo potermi appuntare “quella certa cosa” prima che si vaporizzi. Da quando scrivo, la mia vita è un come un sogno. Certo, questo sogno qualche limite ce l’ha: il principale è che scrivo in lingua italiana ma vivo in Belgio! Anche se qui mi sono creata un gruppo di lettori affezionati capaci di leggere in italiano, ho purtroppo pochissime opportunità di farmi conoscere nel mio paese d’origine. Amerei moltissimo essere più presente alle fiere o pubblicizzare i miei libri durante incontri in libreria ma le occasioni per recarmi in Italia sono davvero poche. Ecco perché vi sono davvero grata per avermi dato la possibilità di presentarmi a chi segue il vostro sito.
Chi è invece Angela al di là della sua passione per la scrittura e la lettura? Cosa puoi raccontarci di te e della tua quotidianità?
Sono una persona estremamente semplice e positiva. Come vi ho già detto sono una lettrice infaticabile e adoro tutto quanto ruota intorno al crimine (tranne che nella vita reale, ovviamente!). Per questo la mia libreria deborda di libri sull’argomento. Amo la vita, gli animali, la natura, i viaggi. Adoro la mia famiglia. Adoro i cambiamenti e sono una grande sentimentale. Ecco perché, quando a cinquant’anni ho conosciuto Olivier – il mio attuale marito che vive in Belgio – non ho esitato un attimo a mollare tutto per intraprendere una vita completamente nuova al suo fianco. Non conoscevo nemmeno una parola di francese! Con Olivier parlavamo in inglese. Ma l’amore e l’impegno (ho frequentato una scuola di lingua per stranieri) fanno miracoli e mi hanno permesso di integrarmi perfettamente in questo splendido paese. Ora viviamo a trenta chilometri da Bruxelles, in una tipica casetta belga, con un ruscello che attraversa il giardino e un piccolissimo laghetto coi pesci rossi e una ranocchia. Di tanto in tanto anatre, aironi e uccellini vari vengono a renderci visita. Insomma, un paradiso! In un luogo così è talmente facile sedersi in giardino e scrivere, scrivere, scrivere… Ovviamente mi manca l’Italia, la mia famiglia d’origine e tutti i miei amici. Ma se dovessi ritornare indietro rifarei questa scelta senza pensarci un attimo!
Qual è il tuo percorso accademico, formativo, professionale ed esperienziale che hai seguito e che ti ha portato a fare quello che fai oggi nel vestire i panni dello scrittore?
Come vi ho detto leggo e scrivo da sempre. Fin dalle elementari adoravo le materie umanistiche e le poesie. Ho il diploma di maturità magistrale e ho frequentato la facoltà di Scienze Politiche imperniando tutti i miei esami sul tema della devianza sociale. Purtroppo, le vicende della vita mi hanno impedito di portare a termine gli studi universitari e questo è il più grande rimpianto della mia vita. (Esiste comunque l’università della terza età. Chissà che prima o poi…). Quando ancora vivevo in Italia, ho lavorato a lungo in biblioteca, occupandomi sia del settore biblioteconomico che delle attività culturali. Ho evidentemente avuto occasione di leggere moltissimo e di tenermi informata sul mondo letterario ed artistico. Ma ho avuto anche l’opportunità di organizzare e seguire diversi corsi di scrittura creativa che mi hanno aiutata tantissimo a crescere. Per il resto… bhe… i miei thriller sono soprattutto frutto di tanta, ma tanta passione per la scrittura!
Come nasce la tua passione per scrittura, per la poesia e per i libri? Chi sono stati i tuoi maestri e quali gli autori che da questo punto di vista ti hanno segnato e insegnato ad amare i libri, le storie da scrivere e raccontare, la lettura e la scrittura?
Mi sono spesso chiesta se l’amore per la letteratura sia indotta o innata. Io e mia sorella abbiamo vissuto nella stessa famiglia, abbiamo avuto la stessa educazione e gli stessi stimoli, eppure solo io ho maturato queste passioni ad un livello così estremo. Non so perché, ma fin da piccola sono stata una lettrice accanita attratta soprattutto da storie di crimini e misteri. (Sarà perché a 4 anni ho guardato lo sceneggiato “Belfagor il fantasma del Louvre”alla televisione e quando ci penso tremo ancora?). Non lo so.
I miei “maestri”? Ho iniziato con “I gialli per ragazzi” (Nancy Drew). Poi, crescendo, sono passata a Edgar Allan Poe, Baudelaire, Kafka. Fino a scoprire il mio mito, Agatha Christie, ma anche Shakespeare e Arthur Conan Doyle. Infine, sono approdata alle pubblicazioni contemporanee. Se devo scegliere prediligo gli autori americani, perché hanno stili narrativi più veloci, spesso meno intimisti e descrittivi (Il mio preferito è Robin Cook, che scrive gialli ambientati in ambito ospedaliero. Ma anche i famosissimi Patricia Cornwell, James Patterson Jeffery Deaver, ecc) e gli inglesi (come Angela Marsons o Mark Edwards). Ma non disdegno gli autori italiani. Attualmente ce ne sono moltissimi che scrivono gialli di tutto rispetto. Per citarne solo alcuni dei miei preferiti dirò Salvo Toscano e Cristina Cassar Scalia. Al tempo stesso mi dedico costantemente alla lettura di grandi saggi di criminologia. Sia testi generici sulla storia di questa disciplina, sia libri più recenti sulla metodologia delle indagini scientifiche e delle autopsie. Perché per scrivere un buon thriller è estremamente importante conoscere la mente dei criminali e le tecniche investigative.
Tu hai scritto altri libri. Ci parli delle tue opere? Quali sono, come sono nate, quale il messaggio che contengono? Insomma, raccontaci della tua attività letteraria.
“Le due facce della morte” è il mio terzo romanzo thriller.
I precedenti “Ricordati di uccidere” e “Nelle spire del passato” sono anch’essi pubblicati da “La Feluca Edizioni” una casa editrice di Messina che mi ha dato fiducia fin dal nostro primo contatto.
La trama del primo romanzo “Ricordati di uccidere” (menzione speciale al Concorso “Victoria 3.0 – 2023”) è la storia di Jann Aubry, uno scrittore di successo incapace di difendersi da un’accusa di omicidio in quanto affetto da amnesia pregressa.
Il secondo – “Nelle spire del passato” – rispolvera invece un cold case: la scomparsa di un uomo avvenuta trent’anni prima e probabilmente legata ad alcuni fatti criminosi più recenti.
In tutti e tre i miei thriller l’ambientazione è il Belgio e i protagonisti sono i due ispettori della Polizia Giudiziaria Federale di Bruxelles Ixelles: Melanie Brochard e Federico De Falco.
Amo molto questi due personaggi perché ognuno di loro, per caratteristiche diverse, mi assomiglia un po’. Soprattutto Federico, che prima di trasferirsi in Belgio ha vissuto molti anni in Italia e che mi permette di esprimere i sentimenti e la nostalgia di chi, come me, ha lasciato il proprio paese d’origine. Tra Melanie e Federico c’è una forte attrazione che, per una serie di motivi, i due sono costretti a soffocare. Questa tensione continua è molto piaciuta ai mei lettori perché ha aggiunto ai due protagonisti un lato estremamente umano. Ognuno dei miei libri contiene il proprio messaggio più o meno nascosto. Ma ce n’è uno, estremamente evidente, che troverete in tutti e tre: l’idea che la vita è bella. Può sembrare strano. Si tratta di thriller, dunque si parla spesso di crimini, a volte anche violenti. Sono ben consapevole che il male esiste e che è spesso nascosto non lontano da noi. Eppure non posso fare a meno di credere che l’essere umano sia fondamentalmente buono e che, alla fine, il bene vinca sempre. Un’utopia? Può darsi! Ma cosa posso farci se sono un’inguaribile ottimista?
«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? La bellezza letteraria, della poesia e della scrittura in particolare, la bellezza nell’arte, nella cultura, nella conoscenza… Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?
La bellezza, in ogni forma reale o artistica, sta a mio avviso nell’equilibrio e nell’armonia. Una persona arida, per quanto con lineamenti perfetti, non sarà mai veramente bella: non c’è bellezza esteriore se non è sublimata da una grande sensibilità interiore. Allo stesso modo non serve a niente creare un’opera esteticamente magnifica se non trasmette un’emozione importante. Né servirà utilizzare una tecnica perfetta per scrivere un libro o girare un film: ci vogliono anche una storia avvincente, ben costruita, ed un messaggio che ne costituisca la spina dorsale. Insomma, a mio avviso, per restare davvero incantati davanti a qualsiasi essere vivente o forma artistica, la forma e la sostanza devono sempre andare di pari passo. Solo la natura è bella a prescindere. Ma, se vogliamo essere onesti, anche là si tratta di un equilibrio perfetto di forme, suoni, colori e profumi.
«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali. (…) Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine”, ovvero, “leggere sé stessi” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…
Ci sono infiniti modi di leggere e penso che ognuno abbia il suo. Per quanto mi riguarda leggere un libro è un momento molto intimo dove, in assoluta solitudine, mi tuffo in un mondo nuovo e diverso. Ogni libro può comunicare stimoli diversi: può portarmi a riflettere, ad immedesimarmi. Può trasmettermi emozioni, certezze o dubbi. Ma non sono nemmeno contraria ai cosiddetti libri “da ombrellone”, quelli di puro “relax”.
Perché ogni scritto, anche il più semplice, ci offre sempre un dono meraviglioso: fosse anche solo la possibilità di rilassarsi per qualche ora ed estraniarsi da questo nostro mondo frenetico.
«Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.) Secondo te perché un romanzo, un libro, una raccolta di poesie abbia successo è più importante la storia (quello che si narra) o come è scritta (il linguaggio utilizzato più o meno originale, armonico, musicale, accattivante per chi legge), volendo rimanere nel concetto di Bukowski?
Forse nemmeno io, quando scrivo, mi preoccupo di cosa ne uscirà. Ma scrivere un thriller è talmente eccitante, le idee sono così tante e si aggiungono senza sosta, che inevitabilmente lo scritto si allunga e diventa un romanzo. Difficile è, ad un certo punto, fermarsi e mettere la parola fine.
Invece la seconda domanda è davvero complessa e me la sono posta moltissime volte. Mi capita spesso di “divorare” in due giorni un romanzo scritto in maniera perfetta e accattivante. Impossibile smettere di leggere. Ma… una volta chiuso il libro e terminato l’incantesimo la riflessione nasce spontanea: una trama troppo semplice. Persino banale. E tutto l’entusiasmo a quel punto si spegne, facendomi dimenticare che, in fondo, quelle pagine mi hanno trasmesso comunque piacere. Allo stesso modo ho trovato libri dalle trame e dal soggetto geniali ma scritti in maniera assolutamente mediocre. Dei veri mattoni da digerire. Bocciati pure quelli. Eppure, se guardiamo il mondo dell’editoria, commercialmente entrambi esistono e funzionano. Forse perché, quando si è lettori accaniti si ama anche la lettura in sé stessa, al di là delle pagine che abbiamo tra le mani? Comunque, per quanto sia una risposta banale, penso che le due cose dovrebbero essere imprescindibili l’una dall’altra.
Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.
“La casa degli spiriti” di Isabella Allende perché è un mix perfetto di amore, famiglia e politica, reale e irreale. Ed è scritto divinamente. Quando lo lessi mi colpì moltissimo.
E siccome sono una fanatica del crimine:
“Mindhunter” di John Douglas. Il primo profiler di serial killer. La fiamma che ha creato il fuoco. Un uomo che ha dedicato la propria vita, a scapito di famiglia e salute, per studiare il fenomeno dei serial killer. Ai miei occhi un mito!
“Intensity” di Dean Koonz. Perchè è uno dei pochi thriller che mi ha donato davvero i brividi.
Come vedete sono pubblicazioni non recenti. Forse perché all’epoca, quando li ho letti, ero più recettiva o facilmente influenzabile? O forse perché la letteratura attuale mi prende meno? Non so dirvi.
Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere? E perché secondo te proprio questi?
Beh, il primo che mi viene in mente non è un vero consiglio perché credo siano pochi quelli che non lo conoscono.
La vita è bella di Benigni. Credo che, soprattutto all’epoca attuale, dovrebbe essere proiettato nelle scuole superiori. È di un mix di drammaticità, violenza e delicatezza senza precedenti.
E poi si torna al mio settore di predilezione:
Il collezionista di ossa, uno dei thriller più belli che io abbia visto (infatti credo di averlo guardato almeno dieci volte). Una trama bellissima, una tensione continua. E un’ottima scelta degli attori protagonisti.
E poi… tutti i film in bianco e nero di George Pollock, quelli con Margaret Rutherford nei panni di Miss Marple. Sono assolutamente geniali! Anche se molti critici affermano che questa attrice sia la meno aderente alla descrizione dei libri della Christie, trovo sia impossibile non adorarla.
Ci parli dei tuoi imminenti e prossimi impegni culturali e professionali, dei tuoi lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnato che puoi raccontarci?
Per il momento pochi programmi culturali e professionali ma un unico grande progetto: partire per una lunga vacanza con Olivier, il nostro camper e il mio inseparabile computer. E scrivere, scrivere, scrivere – magari seduta davanti al mare – perché il mio quarto thriller sta prendendo forma nella mia testa ed attende solo che io lo faccia uscire. Ma prima di tutto deve decidere quale delle diverse idee su cui sto riflettendo metterò su carta. Ce ne sono almeno due che mi piacciono parecchio e non arrivo a scegliere. Ecco perché, anche volendo, non posso anticiparvi nulla della prossima trama! Ho persino qualche dubbio riguardo al fatto di riproporre Melanie e Federico o privilegiare un nuovo personaggio davvero interessante a cui penso da un po’. I miei lettori insistono perché io scelga la prima ipotesi ma vi confesso che esito parecchio. Per ora, dunque, mi limito a riempire Block notes di idee. Poi, arriverà un giorno in cui sentirò di essere pronta. E allora via: ci sarà da lavorare giorno e notte per mettere in fila tutto quanto mi frulla per la testa. Sarà il momento più bello!
Dove potranno seguirti i nostri lettori?
Per quanto riguarda il Belgio, ho partecipato e parteciperò ancora a qualche salone del libro (Fiera del libro di Bruxelles, Fiera del libro di Villers-la-Ville, ecc..) perché questo è un Paese molto aperto ed accoglie con piacere anche gli autori che non pubblicano in lingua francese. Sono inoltre presente in una libreria italiana di Bruxelles, Piol Libri, con tutti i miei titoli. E sto organizzando una presentazione pubblica in un gruppo di studenti di lingua italiana.
Mi è invece molto più difficile organizzare degli incontri in Italia. Mi piacerebbe moltissimo accogliere dei potenziali lettori in libreria ma vivendo all’estero è davvero complicato. Quando posso, cerco di farmi conoscere sulle reti internet ma come sapete siamo in tanti a scrivere e… non è davvero facile emergere. Spero che queste righe in cui mi sono aperta ai vostri lettori possano invogliare qualcuno a darmi fiducia. Vi invito, se volete, a cercare su Google il mio nome. Troverete diverse recensioni e interviste che mi riguardano e questo forse vi permetterà di conoscermi ancora meglio. Potete anche contattarmi direttamente su Facebook, alla Pagina “Angela Cavazzuti Autrice”: niente mi renderebbe più felice che dialogare con voi. Vi aspetto là, ok?
Se invece siete interessati ad acquistare uno dei miei libri, potete rivolgervi sia alla Casa Editrice, sia ad uno dei classici siti di vendita on line (amazon, lafeltrinelli, ibs, etc)
Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa breve intervista?
Intanto vi ringrazio per avermi dedicato il vostro tempo. Mi ha fatto piacere raccontare qualche sprazzo della mia vita e regalarvi qualche accenno sui miei thriller. Spero di non avervi annoiato a morte. Mi auguro anche di avervi invogliato a leggerne qualcuno: se deciderete di farlo sarà magnifico poter avere un vostro ritorno. Non c’è niente di più bello, dopo aver lavorato tanti mesi ad un libro, che conoscere l’opinione sincera di chi lo ha letto!
Angela Cavazzuti
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